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I salotti della politica echeggiano di discorsi incomprensibili a noi comuni mortali. Si mormora di tante cose, di tutto e di niente. Ma due parole si distinguono bene, un sostantivo ed un aggettivo: legge elettorale.

Ora, per chi non lo sapesse, la legge elettorale è quella cosa mediante la quale si tramutano i voti degli elettori in legittimazione a governare. I voti possono essere legittimi, rubati o comprati. Gli elettori votano, i politici governano, lo dico giusto per essere sufficientemente qualunquista.

L’attuale legge elettorale è parente stretta dei wurstel, ed è stata approvata dopo un fine e leale confronto tra le parti politiche. Confronto che si è sviluppato a colpi di “figlio di puttana”, “fatti chiavare” e via dicendo. D’altronde è una legge porcata, che volevate di più?

Ma il problema di questo attuale sistema elettorale non è tanto l’aggettivo con la quale si conosce ma il motivo per la quale è stata fatta. Si vocifera, infatti, che ai tempi della sua discussione ci fosse un re tanto cattivo quanto calvo. Era re Silvius da Arcore, sanguinario despota milanese che si nutriva di frequenze televisive (analogiche e digitali, eh!).  Questo re fu avvisato dai suoi triumviri (una società di sondaggi americana) che alle prossime elezioni l’elettorato l’avrebbe punito. Mandandolo con un calcio in culo a casa. Re Silvius non avrebbe avuto più giullari che giocavano in diretta tv con delle bandierine azzurre e rosse da collocare nelle regioni di una cartina geografica.

Che fare?

Una fornitura extra di cicuta era difficile da far entrare in parlamento. Certo, era sempre possibile fare bere qualche quintale di succo di cicuta a Giuliano Ferrara, farlo esplodere in parlamento ed il gioco era fatto. Ma il papa non avrebbe gradito e così si legiferò a colpi di spranga. “Visto che il nemico vince – pensarono – facciamo terra bruciata intorno a lui”. Fu scelta la persona migliore per fare terra bruciata: il vichingo Calderolis. Dopo intensi giorni partorì quella legge elettorale che noi posteri sappiamo bene come è stata nominata. Dallo stesso Calderolis.

Mediante questa legge si diceva al nemico: “Tu vinci, sei legittimato a governare ma non potrai tecnicamente governare perché ti mancheranno gli strumenti”. Un po’ come Dio che disse allegoricamente alle donne “voi sarete madrei ma partorirete con dolore”.

Dopo venti mesi di agonia il nemico è, effettivamente, spirato. Silvius aveva ragione. Ed adesso il problema è tenersi questa legge elettorale oppure no?

Un giovane dell’ Impero, tal Veltronis, vorrebbe rifarla. In qualche modo rimettere in sesto il senato Romano e legiferare per una nuova legge. Giusto direte voi, così si fa un favore al popolo Italiano.

Col cazzo!

Il bello Veltronis, forse ancora più bello di Rutellis ma su questo le fonti sono incerte, tende a temporeggiare non per responsabilità nei confronti dell’ Italia ma per quel subdolo senso di inciucio che è tanto caro alla destra ed alla sinistra. In due mesi si ha un tempo sufficiente per creare dei nuovi equilibri, che si basano sulle concessioni e sulle richiesta da e verso re Silvius. Al bel Veltronis non importa un fico secco della propria area politica. Lui metterebbe il premio di maggiornaza anche al senato. Il premio di maggiornaza!, ovvero una strana clausola contrattuale per la quale chi vince nel casinò politico automaticamente fa jackpot e si porta a casa le puntate del banco, quanto ha in tasca il crupier, e i soldi ficcati tra le tette delle ballerine seminude.

Aspettare due o tre mesi darebbe tanti vantaggi a re Silvius. Avrebbe il tempo di riorganizzare il proprio partito del popolo di Berlusconi  e mettere in riga quello che diceva che si era giunti alle comiche. Potrebbe fare un patto con quello che ce l’ha sempre duro, che poi è lo zio del porcello, e mettere qualche simpatizzante dell’ultradestra in mezzo. Metti anche che è possibile tirar fuori qualche scandaluccio che coinvolge Prodi, il KGB ed improbabili testimoni che  di mestiere fanno il conte e sei apposto.