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… non mi piace. Una simile pausa di riflessione, nella quale si cercò di capire se FB era un qualcosa di piacevole o meno, capitò alla mia amica, ex-compagna di classe, unica leggitrice (ad esclusione della mia amata), unica commentatrice di questo blog Maria.

Non mi piace perché lo scheletro stesso del sistema, secondo me, non tiene. Nella vita persone, amici, conoscenze passano, ti sfiorano, ti colpiscono, ti lasciano indifferente e poi svaniscono. È il panta rei stesso dell’essere. Non credo si possano collezionare le persone e metterle in bella fila in una lista di amici proprio come si possono collezionare fumetti e metterli in uno scaffale. La maggior parte delle persone che Facebook ritiene possano diventare (?) miei amici virtuali sono individui che, nella realtà, neppure saluterei per strada pur sapendo che abitano nella mia stessa via, che hanno frequentato la mia università, il mio liceo o erano amici dei miei amici. E se devo essere onesto alcuni dei miei amici in bella mostra nel “badge” del mio profilo non li vedo da anni e di certo non ne sento la mancanza. Dirò di più. Tempo addietro mi ha contattato una mia compagna di classe del liceo chiedendomi le cose di routine: dove abiti, che lavoro fai, quanto tempo, dobbiamo fare una rimpatriata. Mi ha detto che era raffreddata e che, proprio come me, era insonne. Questa stessa ragazza l’ho vista “in carne ed ossa” un paio di giorni dopo: mi ha incrociato a Milazzo, più o meno di fronte la libreria Filoramo. Ovviamente non mi ha salutato; il perché mi è indifferente anche se, con ogni probabilità, non mi ha visto.

Una delle maggiori “scusanti” che sento dire per giustificare un utilizzo di Facebook è che ti mette in contatto con persone che altrimenti non avresti incontrato più nella tua vita. Non è vero. Per una serie di motivi. Se queste persone in qualche modo sono scomparse dalla mia vita le cause sono soltanto tre: o sono morte, o sono state rapite, oppure non c’è più un reale interesse a continuare il rapporto di amicizia. Stop. E se anche volessi, o volessero loro, rintracciarle, o rintracciarmi, basterebbero pochissimi minuti per avere il mio numero di telefono assieme al mio indirizzo email e probabilmente anche al numero di casa.

Quando mi sono iscritto a Facebook pensavo di poter trovare qualcosa di interessante; l’ho fatto anche se ero convinto che fosse null’altro di più di una chat dove poter sdoganare la propria propensione all’adescamento di partner. Un puttanaio, insomma. Non era così: era un posto virtuale dove poter trascorrere del tempo libero. Il problema è che buona parte dei “giochi” e degli “intrattenimenti” che propone proprio non li capisco. Comprendo che per chi si fa un mazzo tanto tutto il giorno vorrebbe evitare di imbattersi, seppur virtualmente, in discorsi di filosofia, di panspermia, di politica. Però che senso hanno i test “Di che morte morira?”, “Con chi ti sposerai”, “Qual’è il tuo gemello più famoso”? O le note “Tutto su di te”, “Cento cose che non hai mai detto”,”I tuoi cinque film preferiti”. Ma davvero a qualcuno può interessare se mi sono mai ficcato le dita nel naso e qualcuno mi ha visto? Oppure sapere l’ultima volta che ho pianto? Che sono andato in bagno? Che ho fatto una visita proctologica? Oppure dovrebbe interessare a me sapere che la mia vicina di banco è fan sfegatata di Berlusconi, che si è ubriacata come una spugna il giorno che è stata lasciata?

Chiudo con una ultima considerazione: è scritto da qualche parte che il profilo deve essere pieno zeppo di fotografie ritraenti il soggetto a petto nudo? O in bikini? Capisco che la Sicilia è bella come niente di altro grazie al sole ma perché tutti mettono fotografie scattate in spiaggia?

Ovviamente sono mie considerazioni; sono personali e non voglio mancare di rispetto a chi non la pensa come me.