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La mia prossima macchina sarà una mitsubhishi(mannaggia a me e quando scrivo di fretta) mitsubishi evo X. Molto poco prossima.
Non vorrei mai fare un discorso da colpevolista od innocentista, queste diatribe le lascio a Bruno Vespa e i suoi commentatori. Ma noto che se nei libri gialli l’assassino è sempre il maggiordomo allora nella cronaca nera Italiana l’assassino, con buona pace degli animi, è il fidanzato. Capisco che i media lasciano trapelare ciò che loro vogliono che si sappia, nel senso che gli elementi a noi proposti sono ben selezionati e impacchettati per dare un tocco di mistero (leggi audicence) ai servizi o agli speciali ma è pure vero che, in questi casi, o hai un alibi di ferro o sei spacciato. Ripeto: non mi interessa sapere, o discutere, il dettaglio di chi è stato ma più che altro mi piace comprendere i meccanismi per i quali si può punire, o rovinare, una vita umana.
Gli indizi a carico del ragazzo sono, allo stadio attuale, questi:
- Un buco di sei minuti nella ricostruzione del fatto da parte dell’indagato
- Tracce di sangue della vittima sulla bicicletta presumibilmente usata per recarsi al luogo del delitto
- Una impronta nel bagno della vittima
- Nessuna traccia della tesi salvata
Schiaccianti? Non penso proprio. Iniziamo dal buco di sei minuti semplicemente pensando al fatto che quando si hanno tanti pensieri che giorovagano per la testa è pressoché impossibile fare un diario delle azioni. Chi di noi, infatti, potrebbe dire con esattezza cronometrica cosa ha fatto la mattina prima? Basta stare una giornata sui libri, attività preferita da noi studenti, e di colpo essere nel limbo di coloro che sono dei potenziali assassini. Soltanto perché non hai il famoso alibi.
Le tracce di sangue, per quanto suggestivo possa essere il racconto, di per sé non vogliono dire nulla. Io non ho capito di chi sia la bici, se quindi è di possesso della vittima o dell’indagato, ma non pensate sia verosimile che finisca del tessuto ematico su un oggetto? Pensate ad un piccolo graffio, ad una puntura di insetto, o a qualsiasi altra lesione che possa far fuoriuscire del sangue. Non ritenete plausibile che questo sangue sia finito sulla bicicletta per puro caso? Se ho ben capito il corpo della vittima è stato ritrovato in cattive condizioni per cui un graffio di piccola entità, capace comunque di lasciare la famosa traccia, potrebbe essere poco visibile.
L’impronta appena scoperta, presente nel bagno della vittima. è riconducibile ad un piede 42-44. Che numero di scarpe avete? Io 46, e voi dove eravate la sera del delitto?
Passiamo alla tesi. Con una certa prepotenza ed arroganza, dovuta all’esperienza che mi porto appresso con i computer, vi assicuro che non c’è affatto modo di capire se un documento che è stato salvato in una data sia stato effettivamente salvato in quella data. Per un difetto di fabbricazione il mio computer regola l’orologio di sistema, ovvero il timer a cui fanno riferimento tutti i programmi per inserire il timestamp, a gennaio 2011. Per questo motivo ho un alibi e so viaggiare nel tempo?
Io non metto in dubbio la valenza delle indagini dei vari reparti però, e qui ne sono sicuro, gli affidabili riscontri dovrebbero essere letti usando diversi metri di giudizio. Se è vero che la scientifica fa miracoli, ed è vero, come mai per un altro famoso delitto non si è trovata l’arma del delitto. Subito dopo la famosa telefonata per richiedere il soccorso la casa è stata letteralmente piantonata ed analizzata in ogni sua minuscola forma, ma nonostante tutto nessuna traccia ematica della giovanissima vittima.
Ma da quanto tempo il programma “Miss Italia” è diventato una parodia di sé stesso. E soprattutto: chi cazzo è Loretta Goggi?
Chris è un uomo famoso, ricco e di successo. Questo è quello che sanno le persone e questo è quello che è nella realtà . Un giorno la polizia trova il figlio di Chris esanime, molto probabilmente morto soffocato. Nella stessa casa trova la moglie, piena di lividi e con il collo rotto. L’hanno strangolata. Il mistero non rimane tale per lungo tempo, visto che gli stessi poliziotti che hanno assistito all’orrore di una donna morta e di un bimbo ammazzatto trovano colui che è, rispettivamente, marito e padre. L’ipotesi del suicidio, omicidio balza alla testa degli investigatori i quali hanno una, seppur blanda, conferma che a morire per prima è stata la donna, poi il bambino e per finire, dopo circa un giorno e mezzo il padre. Chris ha ucciso la moglie strozzandola, poi ha soffocato il figlio e dunque si è suicidato impiccandosi.
La notizia fa il giro del mondo ed i colleghi dell’assassino, o quantomento presunto tale, ne vengono a conoscenza per primi. “Ci aveva detto che aveva problemi in famiglia e che non poteva essere con noi” diranno alla polizia che cerca di diramare la nebbia che si è formata in questo macabro caso. Sorprendentemente, però, al posto di mostrarsi compassionevoli per la Creatura morta mandano nel circolo vizioso dei media il ricordo del grande uomo che fu Chris. L’uomo famoso, ricco e rispettato viene immediatamente pulito da quello che anche se fosse un alone, un sospetto senza alcuna conferma oggettiva, è pur sempre un episodio di morte. Per un bimbo e sua madre. E ancora più sorprendentemente i fan di mezzo mondo, gli estimatori di Chris, piangono la sua scomparsa, non una parola spesa per cercare di capire perchè un pargolo sia stato così brutalmente assassinato.
Ed è dunque Chris l’unica persona che in questa assurda storia pare morta. Non sua moglie. Non suo figlio. Chris, l’uomo rispettato, famoso, ricco.
Scopro su Repubblica Online che l’autorità per la pubblicità inglese ha bloccato una campagna antifumo, trasmessa per via televisiva, poichè questa era troppo violenta. Mi viene da chiedere se il cancro al pomone è più delicato. Se l’astienza da nicotina segue le regole del bon-ton. Vorrei sapere se una famiglia devastata dagli effetti del fumo avrebbe preferito spaventarsi una volta, davanti alla televisione, che soffrire nei nosocomi.
Ognuno è libero di morire come meglio crede, nonostante il nostro pastore tedesco possa obiettare, però se si può salvare una vita perchè non farlo con ogni mezzo?
(E’ vero, è facile lamentarsi su tutto. Però ogni tanto…)
Chissà se ho fatto bene? Ho diciassette anni e attorno a me sento che tutto sta cambiando. Papà dice che debbo essere riservata, che devo tenere tutto per me. Mi indica mia madre e non sopporta che avanzo delle riflessioni. Si arrabbia, grida, e mia madre si curva. Si china verso terra come se non avesse forza per parlare, ma con tanta voglia di dire la sua. I miei due fratelli mi guardano con occhi cattivi e quando mio padre finisce di farmi la ramanzina lo avvicinano e dicono lui che ha fatto bene.
Ma è strano, molto strano. Forse non è giusto chiudermi in un mondo che nemmeno è mio, qui è tutto cambiato e basta fare dieci chilometri di strada per vedere l’ “altro mondo”. Ho conosciuto due ragazze, islamiche, il mese scorso quando dovevo andare a fare compere a Mosul. Pensavo che i seguaci di Allah fossero ancora più chiusi di mio padre e dei miei fratelli. Invece no, loro parlano tra loro dei loro segreti più intimi. Si scambiano consigli perfino su come baciare un ragazzo ed io non posso nemmeno dir loro di quanto male sento dentro la pancia durante quei quattro o cinque giorni del mese. Non posso perchè mamma dice che sono cose mie, che nessuno può rubarmi l’anima. Forse loro mi potrebbero aiutare, magari hanno amiche che hanno avuto il mio stesso problema e l’hanno risolto. Ho sentito addiruttura parlare di una medicina, ubu.. prof.. ibufro, mannaggia non lo ricordo più che nome hanno detto alla radio. Le rivedrò la settimana prossima, avrò di certo che da chiedere.
Ma adesso non mi importa di quei pochi giorni al mese. So di essere ancora piccola ma voglio pensare a tutti i giorni del mese. Tutti i mesi di un anno e tutti gli anni della mia vita. So che ho sbagliato ad andare via di casa ma voglio dire a mio padre che l’ho fatto per amore. Si, ho capito a diciassette anni che cosa vuol dire amare un ragazzo e sono sicura, sicurissima del fatto che riuscirò a farlo capire anche a mio padre. Ieri sera, mentre per la prima volta abbiamo dormito sotto lo stesso tetto, lui mi ha detto che si può far finire tutto ma non il sentimento che lega due persone. Sono state queste parole ad avermi dato la forza di tornare a casa e spiegare a loro cosa voglio fare della mia vita. Devo tornare a casa perchè nonostante mio padre possa sembrare cattivo mi ha dato da mangiare per diciassette anni della mia vita, glielo devo.
Oh, eccolo li mio padre. Ma perchè mi gira le spalle? Si sarà arrabbiato. Ok, aspetto qui non ti preoccupare.
Non vedo l’ora di poterglielo dire.
Ma perchè c’è tutta quella gente? Ehi, non mi spingete… Ahi, mi hai fatto male. Lasciatemi spiegare…
Il mio naso, sangue. Mi manca il respiro… papà ?
