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In un sistema in ordine, uno qualsiasi, con un qualsiasi ordine, se si aumenta il disordine aumenta l’entropia. Facciamo un esempio: in una libreria ci sono tutti i libri in ordine di uscita di stampa. Si parte dalla Bibbia e si arriva, chessò, a Moccia. Quel sistema è in ordine, almeno secondo la dimensione della data di stampa. Se però  mischio i libri aumento il disordine e, di conseguenza, aumenta l’entropia di quel sistema. Questa è una legge fisica. Altro esempio: quando parte il gran premio, tutte la monoposto sono in ordine ben preciso. Sono egualmente distanti l’una dall’altra. Dopo un giro questo ordine non c’è più.

Attenti, però: se considero, nell’esempio dei libri, la dimensione “numero di pagine” appare chiaro che, con ogni probabilità la libreria sarà in disordine. Allo stesso modo se per dimensione considero “preferenza di scuderia” allora, almeno secondo me, le vetture in partenza sono in disordine.

Questa, in soldoni, è l’entropia.

Ora mi spiegate una cosa? Se nel partito democratico, che è in disordine politico evidente, va ad entrare Di Pietro, che è ancora più in disordine, cosa succede? L’entropia aumenta o diminuisce?

In tutta franchezza: il premio Nobel per la pace ad Obama, non vi pare un po’ eccessivo? Sarà la febbre che, in questi giorni, mi costringe a stare a letto ma non capisco su quali basi il comitato di Stoccolma possa definire nel presidente degli Stati Uniti d’America un profilo valido per il Nobel.

Ok – mi si dirà – è meno guerrafondaio del suo predecessore, magari sarà anche più limpido di Chavez. Per la prima volta parla di concetti “eretici” per gli stessi americani, come energia verde e pubblica sanità. Tuttavia, almeno a mia memoria, non mi pare che abbia mai espresso una linea politica, in termini di strategia bellica, meritevole di Nobel.

Berlusconi dice che il G8 è stato un successo. Questo è indubbiamente vero, dal punto di vista organizzativo (anche se la scelta di farlo a L’Aquila mi sembra, ancora oggi, azzardata). Ma sui contenuti possiamo dire che è stato un successo?

Il nostro Belpaese stupisce i leader mondiali, Obama in testa, con una serie di effetti speciali direttamente dal luogo del terremoto. Dopo la pedana che simula un evento sismico una serie di gradite sorprese intratterranno Obama, la Merkel e gli altri dei quali mi sfuggono i nomi. Ah, si: il francese marito di Carlà Brunì e quello cinese.

Stupro.
Per non mettere da parte gli altri, reali, problemi dell’Italia verrà organizzata una simulazione di stupro alla quale parteciperanno indifferentemente maschi e femmine. Secondo alcune indiscrezioni lo stupratore sarà necessariamente rumeno per rimanere quanto più fedeli possibili alla realtà. Indiscrezioni trapelate dal comitato organizzatore, invece, rivelano che sarà lo stesso Berlusconi a fare la figura del virile uomo violentatore.
Si spiegherebbe la tonnellata di viagra scaricata nei pressi delle zone accidentate.

Esplosione di cisterna GPL.
I capigoverno verranno fatti accomodare in una stazione allestita vicino al campo profughi nella quale verrà pompato del gas GPL. Data l’eccezionalità del caso, e l’impossibilità di trasporto visto che tutte le cisterne sono – stranamente – in manutenzione, si produrra il gas da un peto di Giuliano Ferrara. Pare che apparirà Berlusconi con un finto accendino gridando “Cucù”.

Cani killer.
Con la scusa di fare un giro per I dintorni abruzzesi i delegati del G8 verranno abbandonati in un’area circoscritta nella quale verranno liberati centinaia di cani. Poche unità secondo la questura. Ammessa soltanto una troupe di Studio Aperto che darà in serata l’incredibile servizio. Secondo fonti non confermate Berlusconi potrebbe dire che i cani sono in realtà dei sovversivi comunisti.

Ronde killer.
I politici visiteranno Milano ma, essendo praticamente tutti stranieri, verranno notati subito dalle Ronde che al grido unisono “Padroni a Casa nostra” li bastoneranno a dovere. Berlusconi non dirà un cazzo ma interverrà Gasparri dicendo “Comunque è una buona legge. Ed eluana poteva essere salvata”.

Guerra termonucleare.
Fuori programma. Berlusconi racconterà ad Obama quella barzelletta “Di un negro, un ebreo ed un cinese”. Dopo avergli importunato Michelle.

Leggo l’interessante editoriale di Giuseppe D’Avanzo dal titolo “L’isolamento dello stregone“, dove si parla dei problemi del Presidente del Consiglio. Ad un certo punto, però, c’è scritto questo:

E’ a un consesso internazionale e deve occuparsi degli affari di bottega, da solo e direttamente, improvvisando, privo di una exit strategy. Non ha accanto consiglieri, spin doctor, staff.

Messaggi subliminali? :)

Parere personale: Silvio non concluderà questo mandato elettorale. Non perché chiederà la crisi ma perché lo faranno fuori i suoi stessi alleati. Fini, ad esempio, potrebbe essere un ottimo cecchino. In questi lunghi anni nei quali ha spento progressivamente la Fiamma del Movimento Sociale Italiano (c’è chi, da Destra, direbbe qualcosa di peggio), l’ex leader di Alleanza Nazionale, ha scelto una torre molto alta, ha studiato bene l’angolazione, ha oliato il fucile e si prepara a premere il grilletto. Il momento è propizio e, secondo me, neppure lo stesso Fini si aspettava una tale occasione servita in un piatto di argento.

Berlusconi collassa. L’imperatore, come lo definì la Signora, finisce sotto uno dei suoi macigni. La cosa che, per certi versi, mi fa più rabbia è che, se e quando sarà, il Cavaliere verrà allontanato dalla scena politica non tanto per lo scempio che ha compiuto in questi anni e le vergognose leggi firmate dai suoi ministri e votate dai suoi stessi avvocati. Nemmeno per la pochezza internazionale o per il rapporto con il democraticissimo Putin. Neanche per i guai giudiziari che culminano con la sentenza Mills. No. Berlusconi sembra, adesso,che verrà allontanato per un po’ di “sana gnocca”, come potrebbe essere una definizione data in un film di Pierino.

In un certo senso è come se qualcosa si muove contro la sfera privata del cavaliere. Sia chiaro: ritengo che un uomo pubblico, come lo è Berlusconi, deve comunque avere una vita privata bilanciata. È come se, ad un certo punto, andando al Bar dello Sport sentissi dire che “Berlusconi non è un uomo adatto al Governo perché ha un rapporto poco chiaro con le donne” .

Caro Obama,

inizio col chiederti se sei parente di Obaoba Martin, quel negro che giocava per quella squadretta al Milan avversaria. So che questa missiva ti arriverà ben dopo la mia ultima dichiarazione, quella dove ti definivo abbronzato ma, come ben saprai, la stampa filocomunista del mio regim… del mio paese interpreta sempre male. Meno male che nel mio sito posso spiegare meglio senza quell’alito veterocomunista che è emesso dai direttori dei giornali a me avversi. Voglio darti dei consigli! Perché tu sei giovincello e correresti il rischio di diventare nero dall’arrabbiatura quando i senatori repubblicani ti inizieranno a mettere i bastoni tra le ruote.

But plis visit itali, we have sisid, cauntry e tante belle cose.

Silvio Berlusconi

C’è da dire che Antonio Di Pietro, il leader dell’Italia dei Valori sta facendo un bel lavoro mediatico. Ha conquistato con Travaglio, Grillo, Ricca e Martinelli uno spazio d’opinione non indifferente. Questo è un bene perché Internet è democratica; chi li ama li segua.
La cosa che per certi versi mi lascia di stucco è che Di Pietro s’è sposato l’elettorato scontento del centro-sinistra o, in altre parole, i poveri pirla che come me hanno votato il PD scegliendolo tra due mali. Ma proprio Di Pietro?
Antonio Di Pietro è di destra, c’è poco da fare. Lui si proclama di “centro collaborante con la sinistra” ma personalmente prenderei questa affermazione con le pinze. Di Pietro, a mio avviso, è di destra. E come fa uno di destra ad essere ammirato dalla sinistra? Come fa Ricca, con il suo megafono, a gridare (a ragione, in valore assoluto) ai politici che di fronte hanno un loro elettore? Qual’è il nesso logico che collega Antonio Di Pietro a temi come l’operaio che prende ottocento euro al mese lavorando con una sicurezza pari ad un lavoratore dell’ottocento?
Mah, chi ci capisce è bravo. Tempo fa incontrai all’università un mio collega fanaticamente esaltato. Uno di quelli che invoca il piombo nel cranio degli statunitensi nell’iraq, nell’afghanistan ed in 3/4 del mondo. Ok, io ritengo che gli Stati Uniti siano degli scellerati invasori che hanno fallito buona parte delle loro guerre negli ultimi trent’anni ma tra l’opinione ed il fanatismo penso che ne passa. Detto collega è uno che vede la Cina come l’esempio perfetto del modello di vita, che al telefono risponde “Compagno, dimmi” e che chiude il testo dei manifesti con “Saluti comunisti”. (Non ho mai osato chiedere cosa pensa delle Brigate Rosse). Bene, parlando del più e del meno mi disse che avrebbe votato Di Pietro perché onesto e pulito e, soprattutto, perché era l’unico capace di contrastare Berlusconi. Sul fatto che Di Pietro sia una persona perbene non ho alcun dubbio ma, nel caso specifico, Di Pietro è uno di quelli che al mio collega potrebbe portare soltanto pensieri. Chi ha detto Marijuana?!?
Penso che siamo messi giusto un poco male se per votare a sinistra dobbiamo scegliere l’Italia dei Valori. Che è un partito degno e rispettabile. Ma di destra.

Qualche mese fa mi dissero “Il divorzio tra Guzzanti Paolo ed il Cavaliere avverrà a breve. Sarà sanguinoso”. Ai tempi pensavo che ai due sarebbe stata necessaria l’assistenza di un avvocato matrimonialista per colpa di un terzo che, tempo fa, turbò le nozze: Vasili Mitrokhin. Nulla di più sbagliato. Il divorzio c’è stato per colpa di un terzo, è vero, ma il nome è Vladimir “Stalin” Putin. Sfasciafamiglie, questi russi.

Al vicedirettore del Giornale non sono piaciute le pacchiane gag del Cavaliere che ammira il pilasto del KGB. Ed effettivamente io andrei poco fiero di essere amico di Putin (per favore non mi riempite di piombo nel mio ascensore per aver scritto questo!). Ritengo che se noi Italiani brava gente, ma di sinistra, sospettiamo ed odiamo il Cavaliere per le ipotesi di corruzione, falso in bilancio, etc etc dovremmo schifare Putin perché, su di lui, aleggiano ben più pesanti sospetti. A confronto Silvio è un santo subito! Ed è proprio per questo, secondo me, che il nostro premier ammira il loro premier. Perché rappresenta un ottimo modello di autoritarismo.

A questo punto Guzzanti sbrocca: non si può lodare Putin sempre e comunque. E secondo me sbrocca a ragione. È una stronzata che “in fin dei conti si deve capire la non perfetta democrazia Russa, sapete com’è… vengono da secoli di totalitarismo”. Basta fare una travagliana ricerca per estendere questo discorso all’Iraq o all’Afghanistan; paesi per i quali Silvio ha già sancito la perfetta democratizzazione come corollario degli sforzi suoi e di George Dabliu Bush. Ma quei paesi non vivevano, forse, da secoli nel totalitarismo? Se no che cazzo li abbiamo bombardati a fare? Per risollevare la Lockheed Martin?

Certo che Berlusconi fosse lontano dall’essere uno stinco di santo era cosa lampante già da quando il soggetto aveva i capelli naturali. Magari Guzzanti avrebbe potuto sospettare già da prima? Diciamo dagli anni 80? Però meglio tardi che mai.

Torniamo alla vicenda. Guzzanti scrive una lettera al Giornale e, contemporaneamente, la manda alle agenzie principali. Ovviamente la lettera viene pubblicata e si scatena una piccola rissa virtuale. C’è chi sostiene che “Guzzanti fa bene”, “Guzzanti fa male”, “Guzzanti fa bene pur facendo male”. Segue un’altra lettera ed una risposta della redazione (Guzzanti asserisce che la G sta per l’iniziale del direttore) che più che altro è, a mia opinione, un preavviso di licenziamento. Il casus belli. “G” rimprovera a Guzzanti che viene pagato da un editore per scrivere traendo spunti da una linea editoriale, o in altre parole dice all’infedele di non elogiare il nemico. O di non cazziare l’amico. Poi puntualizza che Guzzanti ha scritto “o” anziché “ho”. E a questo punto mi domando: ma perché non legge tutti gli articoli in cui figura una odiosa “E’” anziché una “È”?

Caro Guzzanti: probabilmente lei cadrà sotto il fuoco amico. Anzi, ne sono certo. Ma almeno lo farà a testa alta.

Apprendo dal blog di Antonio di Pietro che un siciliano è stato condannato. Che avrà mai fatto? Associazione a delinquere di stampo mafioso? No, peggio! Terrorismo? Peggio ancora? Pedofilia? Ancora peggio: stampa clandestina! Il suo nome è Carlo Ruta, non lo conosco ma ho sbirciato la sentenza del tribunale che potete trovare qui. Un passaggio del documento è di fondamentale importanza:

All’udienza del 29.01.2008 il Tribunale disponeva degli ulteriori accertamenti mediante la Polizia Postale di Catania relativamente alla cadenza con cui il sito veniva aggiornato e con cui venivano pubblicati gli articoli.

In pratica il problema non sta tanto nel fatto che una persona possa avere un sito con un numero imprecisato di articoli ma, verosimilmente, che questa persona possa aggiornare detti articoli con una cadenza ben definita. Giorni, settimane o mesi. Più avanti:

In sintesi devono essere inscritte, nell’apposito registro tenuto dai tribunali civili, le testate giornalistiche on-line che abbiano le stesse caratteristiche e la stessa natura di quelle scritte o radio-televisive e che, quindi, abbiano una periodicità regolare, un titolo identificativo (testata) e che diffondano presso il pubblico informazioni legate all’attualità.

Il fatto notevole è che, dal punto di vista squisitamente giurisprudenziale la sentenza è perfetta perché la legge in questione (quella del ’48) e le successive modifiche possono identificare negli spazi web che hanno un qualche guadagno (AdSense oramai ce l’hanno tutti) ed un minimo di periodicità una testata giornalistica.

Ovviamente sono più che certo che il Ruta in questione non avesse intenzione di violare quella legge per il semplice fatto che il mercato dell’editoria online non è fiorente come quello della carta-stampata ma vorrei fare una considerazione personale. Se partiamo dal presupposto che uno spazio web deve essere registrato per poter identificare eventuali infrazioni, ad esempio una a caso tra le varie sottocategorie della diffamazione, allora che bisogno c’è di dover registrare la testata ad un tribunale? Se il giornalista ed il direttore di un giornale rispondono di quanto c’è scritto su un quotidiano registrato al tribunale la stessa cosa si può dire di una persona qualsiasi che ha un sito visto che, quest’ultimo, può essere sempre e comunque identificato grazie alla polizia postale. Vorrei spingere oltre il mio pensiero: supponiamo che un Tizio qualuque decidesse di “bypassare” la registrazione in tribunale e pubblicasse quotidianamente degli articoli rigurdanti fatti ed avvenimenti. E magari da questi “ci tira giù qualche soldo”. Se io, cittadino altrettanto comune, reputo tali articoli degni di essere letti allora la famosa democrazia nella libertà di espressione s’è compiuta; se li reputo delle baggianate allora non aprirò mai più il suo sito! Giocoforza perfino il blog di Di Pietro potrebbe essere uno stampato clandestino visto che l’onorevole pubblica quotidianamente dei testi riguardanti politica ed attualità.

La mia totale solidarietà, per quanto piccola possa essere, a Carlo Ruta, sperando che nel frattempo si faccia qualcosa (e qui la dea politica dovrebbe smuoversi). Penso che sia compito della politica, di qualsiasi colore, rendere la libertà di espressione un bene primario.