- Perché fai questo?
- Perché? Anche se te lo spiegassi con le parole più semplici che possa trovare tu non capiresti.
- Provaci.
- Fidati. Prima di te altre persone hanno fatto la stessa domanda. E poi… tu…
- Cosa?
- Beh! Tu… ehm … non vorrei offenderti.
- Ah certo! Io sono un bambino. Abbastanza comica come cosa. Tu sei la morte!
- È il mio lavoro.
- No che non lo è! Licenziati.
- Non posso.
- Perché mai?
- Proprio non capite voi umani. (sbuffo). È sempre così difficile con voi. Prima di te è toccato ad un povero micio. Voleva passare la tangenziale per tornare a casa. Quello nemmeno ha frenato, se lo avesse fatto sarebbe arrivato in ritardo di cinque secondi all’ufficio. Quando mi sono presentato, la ruota era a meno di un millimetro dal suo fragile cranio. Mi ha guardato, ha capito, e si è lasciato andare. Crack! Forse ha pure perdonato il suo assassino.
- Se tu fossi intervenuto quel micio non sarebbe morto. E forse avrebbe rallegrato un bimbo.Il suo padrone, non trovi?
- Ecco! E questo il punto. Mi accollate responsabilità che non ho. Dovreste vedere le cose da un altro punto di vista: è vero, io porto la morte, ma anche la felicità.
- Questa poi!
- Certo, tutto esiste in virtù del suo contrario. La morte è strazio, dolore, sofferenza, apatia. Ma attraverso essa si ricorda la felicità della vita, la gioa, i lieti eventi e l’entusiasmo.
- Ma io, fino a pochi mesi fa, ero tutto questo. Gioia, felici…
- Si, si si si, ok. La solita solfa. Non metto in dubbio che tu possa essere stato felice. Ma vedi, caro il mio bambino, torno a dirti che c’è il male esiste soltanto perché c’è il suo contrario: il bene. Il paradiso è un luogo vero, ma è tale soltanto perché altrettanto vero è l’inferno. Ora, però poi devo andare sul serio quindi vediamo di concludere, ti faccio un esempio, come dire… “personale”.
- Ti ascolto.
- Bene. Nei tuoi geni una proteina è difettosa e ti ha portato alla morte. La proteina è espressa da un allele. Ammetto di essere un po’ arruginito con la genetica, non mi aggiorno da quando ebbi modo di fare una piacevola conversazione con quel simpatico prete… come si chiamava? Mendel.
- Era un Gregoriano, non un prete!
- Sisisivabbè.Dicevamo che la proteina difettosa è il risultato di ciò che è scritto in uno dei tuoi sessantamila geni. Gene che, a sua volta, è una piccola porzione di un cromosoma. Tu hai un allele difettoso, si dice così mi pare, perché contemporaneamente, in un altro cromosoma gemello, possiedi un allele funzionale che, tua sfortuna, non viene espresso e resta silente. Per te, la tua mamma, il tuo papà o chiunque ti abbia conosciuto in questi dodici anni sarà una sofferenza. Però, nota una cosa: le altre persone sapranno che i propri cari possiedono l’allele “buono” che codifica per la proteina “giusta”. Vedi? La piccola sofferenza che si scatenerà non appena, e spero avvenga presto, mi avrai lasciato fare ciò per cui sono pagato servirà per far riflettere e gioire dieci, cento o forse mille persone.
- E se io non volessi?
- Mi sto innervosendo. Avrei dovuto mietere almeno due o tremila anime nel frattempo. E stasera trasmettono pure un filmone degli anni ’60. Guarda che facciamo, così non faccio spazientire nemmeno i miei Capi. Per farti capire che tutto è inevitabile e che alla sofferenza si contrappone la felicità dammi un compito. Uno qualsiasi. Non ho limiti, né di calcolo, né di luoghi. Nulla di nulla. Ma facciamo in fretta. Non fare il furbo, io posso soltanto prendere anime e non posso certo suicidarmi. E, va da sé, non ti posso risparmiare la vita. È così e sarà sempre così, a meno che tu non trovi, entro due minuti, un soggetto che possa rompere questo, come dire, circolo vizioso.
- Prenditi Dio.