Archive for August, 2011
- Perché fai questo?
- Perché? Anche se te lo spiegassi con le parole più semplici che possa trovare tu non capiresti.
- Provaci.
- Fidati. Prima di te altre persone hanno fatto la stessa domanda. E poi… tu…
- Cosa?
- Beh! Tu… ehm … non vorrei offenderti.
- Ah certo! Io sono un bambino. Abbastanza comica come cosa. Tu sei la morte!
- È il mio lavoro.
- No che non lo è! Licenziati.
- Non posso.
- Perché mai?
- Proprio non capite voi umani. (sbuffo). È sempre così difficile con voi. Prima di te è toccato ad un povero micio. Voleva passare la tangenziale per tornare a casa. Quello nemmeno ha frenato, se lo avesse fatto sarebbe arrivato in ritardo di cinque secondi all’ufficio. Quando mi sono presentato, la ruota era a meno di un millimetro dal suo fragile cranio. Mi ha guardato, ha capito, e si è lasciato andare. Crack! Forse ha pure perdonato il suo assassino.
- Se tu fossi intervenuto quel micio non sarebbe morto. E forse avrebbe rallegrato un bimbo.Il suo padrone, non trovi?
- Ecco! E questo il punto. Mi accollate responsabilità che non ho. Dovreste vedere le cose da un altro punto di vista: è vero, io porto la morte, ma anche la felicità.
- Questa poi!
- Certo, tutto esiste in virtù del suo contrario. La morte è strazio, dolore, sofferenza, apatia. Ma attraverso essa si ricorda la felicità della vita, la gioa, i lieti eventi e l’entusiasmo.
- Ma io, fino a pochi mesi fa, ero tutto questo. Gioia, felici…
- Si, si si si, ok. La solita solfa. Non metto in dubbio che tu possa essere stato felice. Ma vedi, caro il mio bambino, torno a dirti che c’è il male esiste soltanto perché c’è il suo contrario: il bene. Il paradiso è un luogo vero, ma è tale soltanto perché altrettanto vero è l’inferno. Ora, però poi devo andare sul serio quindi vediamo di concludere, ti faccio un esempio, come dire… “personale”.
- Ti ascolto.
- Bene. Nei tuoi geni una proteina è difettosa e ti ha portato alla morte. La proteina è espressa da un allele. Ammetto di essere un po’ arruginito con la genetica, non mi aggiorno da quando ebbi modo di fare una piacevola conversazione con quel simpatico prete… come si chiamava? Mendel.
- Era un Gregoriano, non un prete!
- Sisisivabbè.Dicevamo che la proteina difettosa è il risultato di ciò che è scritto in uno dei tuoi sessantamila geni. Gene che, a sua volta, è una piccola porzione di un cromosoma. Tu hai un allele difettoso, si dice così mi pare, perché contemporaneamente, in un altro cromosoma gemello, possiedi un allele funzionale che, tua sfortuna, non viene espresso e resta silente. Per te, la tua mamma, il tuo papà o chiunque ti abbia conosciuto in questi dodici anni sarà una sofferenza. Però, nota una cosa: le altre persone sapranno che i propri cari possiedono l’allele “buono” che codifica per la proteina “giusta”. Vedi? La piccola sofferenza che si scatenerà non appena, e spero avvenga presto, mi avrai lasciato fare ciò per cui sono pagato servirà per far riflettere e gioire dieci, cento o forse mille persone.
- E se io non volessi?
- Mi sto innervosendo. Avrei dovuto mietere almeno due o tremila anime nel frattempo. E stasera trasmettono pure un filmone degli anni ’60. Guarda che facciamo, così non faccio spazientire nemmeno i miei Capi. Per farti capire che tutto è inevitabile e che alla sofferenza si contrappone la felicità dammi un compito. Uno qualsiasi. Non ho limiti, né di calcolo, né di luoghi. Nulla di nulla. Ma facciamo in fretta. Non fare il furbo, io posso soltanto prendere anime e non posso certo suicidarmi. E, va da sé, non ti posso risparmiare la vita. È così e sarà sempre così, a meno che tu non trovi, entro due minuti, un soggetto che possa rompere questo, come dire, circolo vizioso.
- Prenditi Dio.
Il mio turbodiesel fa un rumore della Madonna. Ero al rifornimento e sentivo soffrire i pistoni, fissavo il contagiri e avrei barattato mia nonna con il posto di quel coglione con la fiat regata, che era proprio davanti a me. Nel frattempo sudavo, guardavo la colonnina. Non mi aspettavo quell’imprevisto, dovevo trovare una alternativa, risolvere la questione al più presto.
Una fiat regata, capite?
Con la punta del piede alzavo l’acceleratore, prima pian piano, poi con decisione facendo perno con tacco della scarpa. Niente. Sempre 800 giri al minuto. Anche qualche cosa stava girando. In me.
Finalmente se ne va. Rumore metallico, fumo. I criceti dentro il motore si erano surriscaldati.
- Capo, quanto?
- Me ne servono sette litri e tre decimi.
- Quanto?
- Sette litri e tre decimi. Anzi, facciamo quattro decimi che non ho calcolato l’attesa di prima.
- Ma mica posso darle sette litri e tre, quattro decimi.
- Perché?
Quello, incazzato, guarda la colonna del distributore. Stringe i polsi e dopo un po’, tronfio, mi dice.
- E lei, quindi, pensa di darmi 10 euro e 54 centesimi?
- Si, sono qui. Eccoli. Tutti a pezzi da 2 centesimi. Soltanto che devo contare qualcosa in più per quel decimo di litro che non era previsto.
- Ma sta scherzando? Devo lavorare… sono qui dalle sei, sono sempre fuori casa e lei mi prende in giro?
- No. Io non lavoro più se le interessa.
- Vada via, lasci questa area di servizio.
- Prima i sette litri e quattro decimi. È tutto un calcolo.
Quell’omone, davanti a me, sbuffava. Incazzato, sferra un colpo sul cofano del mio, lo sapete già, turbodiesel. Inclina leggermente la sottile lamiera che lo compone.
- Ecco, ora l’aereodinamica è compromessa. Me ne serviranno almeno due o tre decilitri in più.
- Io le sfascio la macchina e lei fa i calcoli?
- Certo, tutto è un calcolo. Sa che il suono emesso dall’impatto della sua manona sul mio cofano può essere scisso nelle sue onde fondamentali?
- Che?
- Si, mediante una trasformata veloce di Fourier. Che, per inciso, potrebbe essere la chiave per il grande mistero dei numeri primi.
- …
- Ma non è questo il momento di fare questi calcoli.
- Perché?
- Perché devo fare una cosa. Forse ho un po’ di tempo. Sa perché tutta la vita è un calcolo?
- Lei è pazzo, su questo non ci sono dubbi. Ma voglio vedere fino a che punto, mi dica.
Scendo dalla macchina, mi siedo accanto a quell’omone e inizio a raccontare tutto.
- Vede, fino a stamattina ero il direttore di una importante multinazionale.
- Comandava lei?
- Diciamo di si, anche se ero sotto il controllo di un capo.
- Il capo dei capi, sghignazzò l’omone.
- Esatto.
- Dicevo. Ero andato a lavoro ma soltanto per una firma che, ieri, avevo dimenticato di mettere. In realtà avevo appuntamento con un consulente di viaggi. La vacanza dei sogni di mia moglie, due settimane in barca nel Mediterraneo.
- Beh, io sono stato una volta a Vulcano, due giorni.
- Ed io ci sarei stato se non fosse che, tornando a casa, in anticipo e con i due biglietti in mano, scopro mia moglie a letto.
- Che dormiva?
- Con il mio capo.
- Ah, la più classica delle situazioni.
- Esatto. E sa cosa ho fatto?
- L’ha picchiato?
- No, ho fatto un calcolo. Mi son passate per la mente tutte quelle volte che quell’apparente distinto signore mi chiedeva di fare due orette di straordinario. Di sostituirlo che lui si doveva assentare. Impegni improrogabili, diceva.
- Forse doveva davvero andare a qualche riunione.
- Forse anche Michael Jackson è ancora vivo.
- Beh!
- In tutti questi anni quante volte è stato a casa mia? Con mia moglie? E, da stamattina, non faccio altro che calcolare tutto. Perché il non sapere quante volte quella troia mi ha tradito mi fa impazzire.
- Beh, beva qualcosa. Domani passerà. Forse chiarirete. Certo deve essere un trauma che non vorrei mai e poi mai subire. Una moglie, un tradimento.
- Non è il fatto di per sé. Quello che mi rimprovero e non poter quantificare il, mi perdoni il termine, danno. Quante volte mi ha tradito?
- Mi perdoni, ma a cosa servono i sette litri e quattro decimi di diesel?
- In realtà nemmeno io sono sempre stato fedele a mia moglie. Il computer di bordo della mia macchina dice che consumo sette litri e tre decimi per andare e tornare dalla città del mio “passatempo non ufficiale”. Buffalora, si arriva dalla quarta uscita dell’autostrada in direzione nord. Conosce?
L’omone mi fissò.
- Certo. Abitiamo lì, da dieci anni. Ora de-dev-devo andare.
***
- Capo, quanto?
- Quaranta euro.
- Con quaranta euro vengono 28.16 litri di diesel. Mi serve una stima del consumo della sua macchina, anche se un sei cilindri a V, come il suo, di certo è molto assetato. Così le posso dire la sua autonomia.
- Ma che dice? Mi metta quaranta euro.
- Sbaglia a non dare importanza ai numeri. La vita è tutta un calcolo, se ha un po’ di tempo le racconto il perché.