Premessa: sono totalmente dipendente da Dropbox. Ho usato altri servizi, tra cui sugar-sync e spideroak, ma dropbox rimane in assoluto il miglior programma per la sincronizzazione dei files su più computer/dispositivi.
Non mi dilungo a spiegare a cosa serve Dropbox, chi legge di certo lo sa già
In questi ultimi giorni una importante modifica al regolamento ha suscitato un po’ di perplessità tra gli utenti poiché riguarda, in soldoni, il copyright dei files messi nel cloud di Dropbox. Si parla di “cessione” dei diritti e, in effetti, il termine risulta un po’ ambiguo. La principale paura è questa: se io ho scoperto la cura per il cancro e salvo il documento in dropbox c’è il rischio che, cedendo i diritti, loro diventino i proprietari? Una rettifica, arrivata a mezzo post del blog, chiarisce tutto: servono i diritti per poter garantire il servizio. È come se io acquistassi una macchina e chiedessi al garage Dropbox di custodirla. Loro mi chiedono le chiavi ma soltanto per poterla, eventualmente, spostare all’interno del garage.
Sono pochi, però, ad obiettare su un parametro chiave che sta alla base del servizio offerto da dropbox: la de-duplicazione. È logico che io non voglio che persone che non conosco sappiano che files ho all’interno del mio computer e, di conseguenza, non accetto che “quelli di dropbox” possano avere informazioni circa i files con loro sincronizzati. Dropbox utilizza un meccanismo per risparmiare spazio sui server che, in qualche modo, fa venire meno la possibilità di “nascondere i file” che sfrutta un meccanismo semplicissimo. Ma questa è un’altra storia.