Archive for May 27th, 2011
Finalmente in disparte, pensava uno stanco Obama, che si siedeva e fissava un foglio. Sul quale avrebbe voluto leggere, anche per intervento divino, un suggerimento per far ripartire la strategia politica dei Democratici. Qualsiasi cosa, un trattato o due parole.
- Perché Bush veniva imboccato in ogni discorso, e io mi devo scervellare? Devo faticare come un negro in un campo di cotone?
Obama era lì, fissava quel foglio. Era stanco.
- E poi, ‘sti G8 inconcludenti. Sono sempre in giro per il mondo. Quando un G8 alla casa bianca? Ho volato per un giorno, sono stanco, sudato e questi francesi non hanno neppure il bidet.
Stanco. Si appoggiava una mano sulla fronte, anche se un pisolino era fuori luogo.
Avvertì una presenza, un omino che si piazzo proprio dietro il suo culo.
- How are you misterrrr Obamaaa?
A denti stretti si fece scappare una bestemmia in inglese.
- E questo che vuole, adesso? Di certo esordirà: “Gliela hanno mai raccontata quella di un negro che entra in un negozio di animali?”
- O peggio mi parlerà in inglese.
- Plis visit itali, we ave contries, beautiful mountains, landscappes and a lot of fiche.
Sul termine fiche decise che era meglio far avvicinare la traduttrice.
Due minuti di conversazione erano già più che sufficienti. La magistratura rossa, la Boccassini che è la burattinaia di Pisapia, che, a sua volta, è colui che mette i fake su emule.
Era stanco Obama.
Aveva voglia di trincarsi un gin-martini. Un whiskey on the rocks. Anche senza rocks. Bush lo poteva fare, perché lui no?
Invece quel’ometto parlava come se stesse cercando di fare la spia. Lo sai? Il mio compagno di banco si scaccola.
Sorriso di circostanza. I due si salutano. Quello abbronzato, ma meno negro, si allontana soddisfatto.
L’altro rimpiange di non avere con sé la valigetta nucleare.