Ho visto la partita. Gli Slovacchi erano una squadra mediocre, lo si vedeva già da come cantavano l’inno. Quasi increduli di giocare con i campioni del mondo. Poi è iniziata la partita ed, effettivamente, i nostri avversari si sono dimostrati giocatori di terza categoria; imprecisi nei passaggi, schemi praticamente assenti, giocatori senza un ruolo fisso. I nostri, invece, ricoprivano perfettamente il ruolo di calciatori della nazionale italiana. Dei cuochi. O dei cantanti, fate voi.
Per 60 minuti buoni non c’è stata un’azione adrenalinica. (Forse soltanto il tiro di Di Natale all’inizio). Chiunque prendesse palla, e mi riferisco in particolare a Pepe, o la crossava a non si sa chi, oppure tirava in porta. Questo lo posso fare io giocando a Pro Evolution Soccer, ma non la nazionale Italiana. Una squadra totalmente senz’anima. De Rossi in ombra, quasi spaventato. E dire che i nostri avversari erano tecnicamente scarsi. Zambrotta, che giocò un discreto mondiale quattro anni addietro, impreciso e privo di forza. Cannavaro che per certi versi mi ricorda Baresi e Bergomi messi assieme ma questa sera era spento pure lui.
Ripeto: quattro anni fa, come seconda scelta, c’erano cognomi del calibro di Del Piero e Totti. Stavolta un tal Maggio che, per carità!, crescerà di certo, diventerà fortissimo, vincera coppe su coppe. Ma oggi?
Ad un certo punto arriva l’illuminazione: Pirlo. Il centrocampista del Milan è diverso. Prende la palla, la stoppa, aspetta un attimo, si guarda attorno e…zac! Passaggio filtrante. Palla intercettata, ok, ma si fa azione in questo modo. Sempre lui: stop di petto a seguire, l’attaccante rimasto sul posto e palla in avanti sulla fascia. Rischia, divora, nonostante gli acciacchi, gli avversari. La cosa impressionante della partita, secondo me è stata questa. Entra Pirlo, un giocatore avversario si fa quaranta metri in corsa per dargli il cinque. Forse era perfino il capitano che, di certo, non stava coltivando i rapporti di buon vicinato.
Perché Pirlo non ha giocato dall’inizio? Ancora non è in condizione? Ok fallo giocare 20 minuti, accendi in modo giusto la squadra, mettili avanti di un gol e poi fai ciò che l’Italia sa fare benissimo: il catenaccio. E poi, Cassano! È cresciuto tantissimo in questi anni. Ho visto un giocatore altruista, con il senso del gol, il senso della squadra. Perché non l’ho visto in Sud Africa?
Bah, Cassano… Io non lo avrei portato. Così come non avrei portato Balotelli (ancora troppo acerbo). Indubbiamente è un calciatore rigenerato rispetto ai tempi della Roma e del Real, ma nella Sampdoria (nella quale, è opportuno ricordarlo, in questa stagione è finito in tribuna per parecchi mesi ma dove sta facendo ugualmente benissimo) c’è un’intera squadra che gioca per lui; cosa che in Nazionale non si ripeterebbe. Immagina un Cassano al mondiale che viene presentato come il salvatore della patria ma poi non ingrana, la stampa lo critica e il pubblico lo pressa: sicuramente non reagirebbe bene e finirebbe per condizionare il gruppo. Gruppo su cui Lippi ha fatto affidamento ma che, alla prova dei fatti, non si è visto.
Non critico la scelta di convocare Iaquinta e Gattuso nonostante si siano visti poco in questa stagione perché il primo è un giocatore molto veloce che sarebbe tornato utile perché in grado di giocare sia da attaccante esterno che da prima punta, mentre il secondo è un vero leader in campo che continua a dare l’anima quando gioca; ma sicuramente non li avrei fatti partire titolari, così come Cannavaro e sicuramente non avrei convocato Camoranesi. Piuttosto, in Sudafrica serebbe tornata utile gente come Ambrosini (reduce da una stagione strepitosa a recuperare palloni in mezzo al campo), Borriello (che copre tutti i ruoli dell’attacco e torna a coprire e prendere palla a centrocampo) e Perrotta: che senso ha prendere un buon giocatore come Marchisio, metterlo fuori ruolo e dire “Marchisio giocherà alla Perrotta”…? A questo punto convocavi Perrotta che sicuramente sa giocare alla Perrotta…
Lippi ha insistito sempre sugli stessi uomini adattandoli a schemi diversi (il 4-2-3-1 di mourinhiana memoria visto contro il Paraguay, non era mai stato usato durante tutta la gestione Lippi) e sbagliando tre formazioni su tre. La squadra non aveva un gioco, non riusciva a stare in campo e sembrava spaventata (emblematico un urlo di Quagliarella a Pepe: “Stai tranquillo, gioca come sai… “), incapace di fare anche i passaggi più semplici.
La colpa di questa disfatta (peggiore di quella del ’66) è un po’ di tutti. Della federazione, che ha deciso di puntare su un sigaro riacceso (ossia Lippi; la metafora è di Calapso su Facebook). Di Lippi che ha dato fiducia a giocatori non all’altezza di un Mondiale, che ha difeso le sue scelte con coraggio (e giustamente, dal suo punto di vista) e che proprio per questo, secondo me, non è riuscito a dare alla squadra la giusta mentalità non passandogli la giusta tensione. Dei giocatori, che non hanno ripagato la fiducia del C.T. e dei loro tifosi.
Poi c’è stata una buona dose di sfortuna perché perdere due come Pirlo e Buffon è dura. Tanto che proprio Pirlo, a quanto si è visto dalla sua breve apparizione, sarebbe potuto essere l’uomo in grado di fare la differenza. Anche Quagliarella, apparso in gran forma, non si capisce il perché sia entrato in campo solo nel secondo tempo dell’ultima partita: possibile che Lippi in allenamento non se ne sia accorto.
Poi, a posteriori, è facile per tutti parlare; me compreso. Spero solo che questa disfatta serva anche alla stampa italiana che durante queste settimane era troppo presa dai passi falsi della Germania, della Spagna, dell’Inghilterra e, soprattutto, della débâcle francese di cui ancora stamattina stava ridendo; senza rendersi conto che, ridendo dei francesi, ridevano anche di noi…