Una meno un quarto di notte. Il mio computer manda, in background, una serie di patch e di aggiunte verso un server remoto. Domani mattina, o probabilmente domani notte, verranno elaborate e rese operative. In una linea del tutto teorica dovrei dormire. Sia oggi, sia domani. In una linea pratica, invece, devo sacrificare un po’ di forze per poter mettere a segno un target.

Da giovedì, difatti, sarò nuovamente disoccupato. E visto che i soldi non posso né sintetizzarli né duplicarli e, dando per scontato, che nessun mio amico mi pagherà la casa, le bollete e la nafta a mia insaputa devo, in qualche modo, evitare che nel mio conto il font del saldo passi da #00FF00 a #FF0000.

Anche io, alla fine, sono stato divorato dai numeri che, in quanto fredde entità, non lasciano scampo. Al liceo ho imparato, più o meno, il concetto matematico di intorno. Dato un punto, localizzato in un asse cartesiano, un intorno è rappresentato da quella serie di punti vicini al punto stesso.

Quando Lelio spiegò questo concetto mi sembrava, dal mio primo banco “a destra”, di aver trovato una falla nella matematica. Perché un intorno poteva essere un qualcosa non di razionale ma di casuale. Di emotivo. Avrei potuto dire che 2 + 2 = 6; 6 è comunque un intorno di 4. Da giovedì, invece, la ratio si prenderà prepotentemente la rivincita su questa mia convinzione che mi portavo appresso da quasi dieci anni. Perché è bastata una telefonata per farmi capire che il budget non è intornabile.

Dunque giovedì sono nuovamente a spasso. Per questo motivo, tra due minuti, dovrebbe terminare il trasferimento dei files. Perché so cosa voglio fare da grande.

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