Archive for May, 2010
A me piacerebbe, non troppo spesso, una o due volte l’anno, un embargo promosso contro Israele. Piacerebbe che Obama s’incazzasse e pretendesse spiegazioni. Ok, per quanto riguarda il Libano è storia vecchia. Ma assaltare una nave…
Sono disoccupato da circa cinque ore. Da cosa si capisce? Dal fatto che ho trovato tempo per scriverlo nel blog…
Attenzione. Di seguito leggerete degli spoiler. Se non vi interessa rovinarvi tutta la serie, conoscendone la fine, non continuate.
Scrivo a caldo. Lost è finito.
C’è un momento in cui i losters, smarriti nell’isola, smarriti ancor prima nella vita, forgiano il loro futuro, sperano di lasciare l’isola e lasciare il passato. La redenzione è stato il tema chiave di tutta la serie. Gli ultimi due minuti sono saturi di questo co ncetto. Per comprendere il messaggio, ancor prima di cercare di dare risposta ai (tanti) interrogativi lasciati in sospeso, dovrebbe essere analizzata minuziosamente l’ultima sequenza. Jack muore sull’isola, non ci sarà Kate che cucirà la ferita. In quella che dovrebbe essere la realtà “alternativa”, quella creata dai losters, Jack incontra suo padre in una chiesa piena di simbolismi che rimandano, riassumono e concentrano i temi trattati della serie. Perché Lost è stata una serie commerciale, ma dal fortissimo contenuto “filosofico”. Jack incontra il padre, la vetrata in secondo piano, giusto nel posto delle “due righe” della composizione fotografica, contiene il simbolo rappresentativo dello Yin e yang. Del bianco e del nero. Del bene e del male. La porta si apre con le due madonne, nelle quali Charlie trovò l’eroina. Christian Sheppard, il pastore cristiano, l’antinomico padre, rivela al figlio di essere sia morto sia reale.
Jack muore da solo. Live together, die alone. Ma nella realtà alternativa avrà Kate.
Una meno un quarto di notte. Il mio computer manda, in background, una serie di patch e di aggiunte verso un server remoto. Domani mattina, o probabilmente domani notte, verranno elaborate e rese operative. In una linea del tutto teorica dovrei dormire. Sia oggi, sia domani. In una linea pratica, invece, devo sacrificare un po’ di forze per poter mettere a segno un target.
Da giovedì, difatti, sarò nuovamente disoccupato. E visto che i soldi non posso né sintetizzarli né duplicarli e, dando per scontato, che nessun mio amico mi pagherà la casa, le bollete e la nafta a mia insaputa devo, in qualche modo, evitare che nel mio conto il font del saldo passi da #00FF00 a #FF0000.
Anche io, alla fine, sono stato divorato dai numeri che, in quanto fredde entità, non lasciano scampo. Al liceo ho imparato, più o meno, il concetto matematico di intorno. Dato un punto, localizzato in un asse cartesiano, un intorno è rappresentato da quella serie di punti vicini al punto stesso.
Quando Lelio spiegò questo concetto mi sembrava, dal mio primo banco “a destra”, di aver trovato una falla nella matematica. Perché un intorno poteva essere un qualcosa non di razionale ma di casuale. Di emotivo. Avrei potuto dire che 2 + 2 = 6; 6 è comunque un intorno di 4. Da giovedì, invece, la ratio si prenderà prepotentemente la rivincita su questa mia convinzione che mi portavo appresso da quasi dieci anni. Perché è bastata una telefonata per farmi capire che il budget non è intornabile.
Dunque giovedì sono nuovamente a spasso. Per questo motivo, tra due minuti, dovrebbe terminare il trasferimento dei files. Perché so cosa voglio fare da grande.
Ho capito di essere lost-dipendente ieri sera. Nel mezzo di una festa di compleanno, tra una discussione frivola ed un’altra, ho esclamato: “Caaazzzooo…. ho dimenticato di registrare Lost”. Incredulità dei commensali.
Per fortuna col MySky si fanno miracoli, accendo il pc, area riservata, et voilà…
La puntata di ieri mi ha un po’ deluso. Come giustamente fa notare Marissa sono successe tante cose, troppo in fretta. Ah, da questo momento in poi si da il via agli spoiler per cui se avete intenzione di seguere Lost da zero, o vi siete persi l’ultima puntata, o la state ancora scaricando da eMule, non continuate.
In un colpo solo vengono a mancare Richard, anche se in quanto immortale mi pare difficile possa morire, Zoe e quel cattivone di Charles. Tre morti che, in tempi normali, avrebbero richiesto tre o quattro serie televisive. Charles viene preso a pistolettate dal professor dottor Benjamin Linus. Jack diventa il protettore dell’isola, ma sapeva di esserlo dal momento in cui ha giocato con la dinamite all’interno della roccia nera e da quando, sul molo, ha affrontato senza ripararsi i colpi di fucile degli scagnozzi di Charles. Però lo sguardo di James, quando Jack accetta l’incarico del morente Jacob, ci riserverà qualcosa… Secondo me concorrerà con Jack per il posto di guardiano.
Oh, chiariamo. La sesta serie mi sta entusiasmando. E metto Lost giusto sotto X-Files per indice di gradimento personale.
Qualora fosse ragionevolmente accertato che il giovane Gugliotta non avesse commesso alcunché di illecito, quella sera nella quale fu pestato, dovrebbe per prima cosa essere scarcerato. Se fosse così, per un semplice ragionamento, l’autorità giudiziaria dovrebbe accertare le responsabilità dei due o tre poliziotti, a patto che possano davvero essere identificati, che lo hanno picchiato. Probabilmente dovrebbe accertare comunque dette responsabilità, perché da quanto si capisce un ragazzo è stato picchiato. E anche se il ragazzo fosse un pericoloso criminale c’è sempre una etica da seguire.
Se ci fossero delle responsabilità oggettive, confermate, e se il pestaggio (nel video si vede comunque un pugno, o qualcosa di simile) queste persone dovrebbero essere licenziate in tronco, allontanate per sempre dalla carica che svolgono. Aggiungo. Il Ministero degli Interni dovrebbe tutelarsi e intraprendere a sua volta una richiesta di risarcimento per i danni all’immagine procurata dai due o tre signori in questione.
E le scuse “guadagnano una miseria, sono stressati, sono sempre in strada” non hanno un cazzo a che vedere con la situazione. In casi analoghi a questo, a mio avviso, c’è in gioco un qualcosa di più profondo, forse comportamentale o istintivo. Qualcosa che è da smussare in una società che, a detta sua, si definisce civile.