Archive for November, 2009
Ho come l’impressione che tra un po’ pioveranno monetine…
Stamattina mi è quasi preso un colpo nel vedere bloccata la mia carta, ed il mio conto bancoposta sotto di una cifra non irrisoria. Ho subito pensato ad una truffa ai miei danni, ma non faccio un uso scriteriato della carta o della postepay associata per cui ho escluso la possibilità.
Non ho visto uno straccio di comunicazione dal portale online che andava a singhiozzo prima di spegnersi del tutto. Ho provato a contattare il call-center ma prendere la linea è stata una impresa.
Alla fine, dopo una eterna attesa, mi risponde una gentile operatrice, Simona mi pare, che mi spiega che c’è stato un disguido nel sistema contabile e che una operazione di ieri mi è stata centuplicata. Questo in tutta italia. In altre parole chi ha speso 500 euro si è visto scalare, dal conto, ben 50.000 euro!
Io sto seriamente pensando di agire legalmente, magari dal giudice di pace. Capisco il problema, può capitare, tuttavia non comprendo perché questo ancora non sia risolto. Credo sia un po’ eccessivo attendere tutte queste ore.
Ho piturato le pareti del blog, era da un po’ che non cambiavo tema. L’ho fatto anche perché mi ero un po’ rotto di quella galleria verdastra. Cosa cambia? Un po’ di nero qui, un po’ di arancione lì. Spero sia venuto fuori un buon lavoro.
PS: credo che, per impegni personalissimi, non potrò postare per diverso tempo. Non credo che vi mancherò, ma almeno sapete che non son morto.
Dunque vediamo. Tra i miei amici bloggers sono rimasto l’unico che, con cadenza più o meno periodica, aggiorna questo spazio virtuale.
Maria. La mente dissociata non posta più con la cadenza di una volta, un post al giorno escluso sabato e domenica. Nonostante non commentavo mi piacevano molto i suoi vecchi post.
Sandro. Se n’è andato. Non c’è più… dalla originale piattaforma Maciste. Il suo blog è oramai fermo al 2007 e, a quanto ne so, non ha intenzione di aggiornarlo.
Biagio. Il buon bra ha dapprima traslocato da qui per arrivare qui. Ultimo suo post: febbraio 2009. Quasi un anno di inattività.
Pereperepé, sono rimasto soltanto io!
Nelle precedenti puntate avevo trovato un compromesso: avendo una cifra infinita da spendere per una automobile avrei comprato la Mitsubishi Lancer Evo X. È una macchina tecnica, differenziale regolabile, controllo attivo dell’imbardata, trazione intelligente. E poi è un due litri turbo. Forse non mi convince il rumore, troppo tamarro, che si confonde con il “suono” emesso dai quelle sub-persone che sfondano il collettore per far sembrare “cattiva” la macchina.

Mitsubishi Lancer Evo X
Bene. Adesso le mie convinzioni automobilistiche sono cambiate. Voglio la Bugatti Veyron. È una tra le macchine più veloci al mondo, sedici cilindri a “W”, disposti in ben quattro bancate. Quattro turbine, tredici radiatori per compensare il tremendo calore disperso nel ciclo del motore. Va da zero a cento in due secondi e qualcosa, il tempo preciso che impiego per passare dalla prima alla seconda sulla mia FoFo. Ha un freno idraulico che, come una vela, schiaccia a terra l’auto nelle frenate brusche. In più raggiunge una velocità massima pari a 404 Km/h. A questa velocità, in un secondo, percorro ben 102 metri, insomma se l’accelerazione fosse istantanea arriverei a Milazzo in meno di trenta secondi, prendendo pure un cappuccio al bar.

Bugatti Veyron
È una supercar dura e pura, ma nonostante questo non mi interessano le prestazioni. Sarebbe difficile, oltre che rischioso, spingerla nell’unico luogo abbastanza lungo da svegliare il potente motore. La pista di rally che va da Palermo a Catania che molti si ostinano a chiamare autostrada. La compro perché ho scoperto, dal sito ufficiale, che è possibile configurarla a piacere. In realtà non c’è molto da configurare se non la verniciatura esterna, il tipo di sedili, ed il colore della pelle interna. Ho scoperto che a seguito della configurazione è possibile riempire un modulo di ordine, faxarlo ed aspettare che la macchina, ed il conto, arrivino a casa.
Yo, baby. Mi immagino la situazione. Squilla il telefono, è Roberta, l’amore mio.

F: “Gioia, ciao… senti. Mi richiami più tardi?”
R: “Ok, ma perché?”
F: “Sto facendo un acquisto da internet.”
R: “Da ebay?”
F: “No, dal sito ufficiale.”
R: “E che compri?”
F: “La Bugatti Veyron.”
R: “In che scala?”
F: “No proprio la macchina. Senti, una cortesia. Se sono al lavoro ed il corriere passa la posso far lasciare sotto casa tua?”
Possibile mai che l’avvocato Taormina abbia dichiarato che il DDL sulla giustizia sia vergognoso, criminale, criminoso e ridicolo?
Hanno sbagliato le agenzie di stampa, o io non mi sono ancora svegliato del tutto?
L’ho letto qui: http://www.asca.it/news-GIUSTIZIA__TAORMINA__DDL_VERGOGNOSO__CITTADINI_ONESTI_SI_RIBELLINO-874177-ORA-.html
Trovo un DVD dalla mia collezione di “b-movie”: Turistas. Ho esattamente unoraetrenta di scazzo di fronte a me per cui lo dono in pasto al lettore DVD.
Uno tra i film, in assoluto, più brutti mai visti in vita mia. Segue la classica trama a stelle e strisce con qualche eccezione: niente scene di sesso, soltanto qualche (bel) culo perizomato sparso tra i fotogrammi. A proposito di incantevoli fondoschiena, c’è anche la bellissima “tredici” che un paio di anni dopo apparirà in Dr.House.
Questi ragazzi sono, semplicemente, favolosi… La loro cover è perfetta.
Sono rimasto a bocca aperta…
L’ematoma è una temporanea alterazione della funzionalità epiteliale dovuta all’accumulo di sangue che si depone in delle cavità, o delle cisti sanguigne, a causa dell’effeto della gravità.
L’eziogenesi dell’ematoma è ben chiara: lo spaccio di sostanze stupefacenti e la dipendenza da esse provoca il fenomeno coagulativo. Nelle società moderne, difatti, è vergognoso avere un ematoma in viso poiché questo è un chiaro sintomo della dipendenza da sostanze stupefacenti.
Al momento, secondo le più recenti direttive ministeriali, non esistono altre cause, concause o fattori di rischio che si associano alla presenza di un ematoma.
La curva di sopravvivenza del fenomeno è, anch’essa, chiara: la morte avviene dopo pochi giorni dalla comparsa del fenomeno coagulativo.
“Time is what you make of it”, il tempo è ciò che ne fai. La ricordo bene quella pubblicità della Swatch, era carina e la sentivo ore, quarti e momenti, specialmente in quei lunghi, e noiosi, pomeriggi nei quali ero svogliato a prendere la penna e iniziare a capire cosa fossero i polinomi.
Ricordo che ci interrogavamo, con Biagio B., se i numeri di quella pubblicità fossero veri. “Com’è possibile che tutte quelle persone, a milioni, fanno quest’azione?”, ci chiedevamo, forse da ingenui. Anzi, sicuramente.
Però è vero. Il tempo è ciò che ne fai. Te ne accorgi quando, giocoforza, devi confrontarti con questa costante. Perché all’inizio pensi che il tempo sia una variabile. Una funzione. Un limite che accetta come argomento la tendenza ad andare verso più infinito. Il tempo non è una variabile; non puoi definirla o assegnare ad esso un valore. Il tempo è una costante.
Scopri che devi confrontarti con il tempo, vincerlo o assecondarlo, quando utilizzi perfino i minuti per essere produttivo. Lo scopri quando vai a letto, e un attimo prima di chiudere gli occhi pensi che, oggi, avresti potuto fare di meglio. Rafforzi il concetto quando, aprendo gli occhi il giorno dopo, sai che devi recuperare per ieri.