Il devastante terremoto che ha colpito l’Abruzzo nei giorni passati e la conseguente diatriba sulla possibilità di prevedere gli eventi sismici con una sufficiente precisione mi ha fatto ricordare un evento. Premetto che ritengo possibile la previsione degli eventi sismici ma non essendo né un geologo né una persona qualificata in tale direzione non posso argomentare oltre. È un po’ come credere in Dio.
Ricordo bene che nell’estate del 2000, mentre preparavo un cappuccino e servivo un piatto di pasta alle mandorle nell’isola di Filicudi incontrai un cliente un po’ diverso dagli altri. Era una persona distinta, con un accento che richiamava la Capitale, e soggiornava assieme alla moglie. Io avevo poco più di diciassette anni e mi ero portato appresso qualche copia di “Science”, l’edizione in inglese che avevo acquistato a peso d’oro in una edicola di Milazzo. Questo signore, che poteva avere una sessantina d’anni o forse più, chiedeva sempre un cappuccino “non molto caldo” che costava milleottocento lire. Le duecento lire le lasciava sempre come mancia. Una mattina dovetti andare in “missione” a Lipari a comprare qualche dozzina di litri di latte e qualche bottiglia di Whiskey. Non sapevo nulla di questa mia trasferta e mi recai al lavoro come al solito e, ovviamente, mi fu riferito che quella mattinata potevo considerarmi “sostituito”. Sull’uscio del locale, adornato di quadri, incontrai questo signore che, con aria sorpresa, mi disse “Ed il mio cappuccino?”. C’era ancora una buona mezz’ora di tempo e tornai per macinare il caffé, metterlo nel braccio e scaldare il latte. In questo frammento di tempo posai i giornali che avevo sottobraccio sul banco e l’occhio di questo signore cadde su una copertina, credo illustrasse il rivestimento proteico di qualche virus. Questa persona guardò i giornali e disse qualcosa che, adesso, mi suona come “ogni tanto c’è anche la mia firma qui”. O simile. Io non sapevo nulla di questa persona ma iniziammo a parlare; ai tempi frequentavo il liceo scientifico e la mia preparazione in Chimica era molto limitata. Tra un discorso ed un altro mi disse che, assieme alla moglie, stava lavorando ad un sistema che rilevava la concentrazione di una molecola disciolta nelle acque dei fiumi o dei torrenti e stabiliva, in base a ipotesi statistiche, se i livelli di soluto potevano essere considerati come “pericolosi” in quanto indicatori di un potenziale terremoto.
Il discorso mi suonò molto lineare. Non credo nominò mai il radon, ma forse mi parlò di solfati. O forse qualche altra molecola che in qualche modo veniva immessa nel flusso di acqua nei momenti “preparatori” alla scossa.
Wow, chissà chi era il misterioso scienziato…
Maria, mi leggi ancora tu! Credo che sei l’unica
Per quanto riguarda il nome non ne ho idea, ma mi piacerebbe davver capire chi possa essere stato. Ricordo soltanto che aveva un vistoso tic.
Mio caro, come potrei abbandonarti?
A proposito, (faccio un uso privatistico del mezzo pubblico), quand’è che organizziamo un’uscita? Sono secoli che non ci si vede…