Archive for April, 2009
… non mi piace. Una simile pausa di riflessione, nella quale si cercò di capire se FB era un qualcosa di piacevole o meno, capitò alla mia amica, ex-compagna di classe, unica leggitrice (ad esclusione della mia amata), unica commentatrice di questo blog Maria.
Non mi piace perché lo scheletro stesso del sistema, secondo me, non tiene. Nella vita persone, amici, conoscenze passano, ti sfiorano, ti colpiscono, ti lasciano indifferente e poi svaniscono. È il panta rei stesso dell’essere. Non credo si possano collezionare le persone e metterle in bella fila in una lista di amici proprio come si possono collezionare fumetti e metterli in uno scaffale. La maggior parte delle persone che Facebook ritiene possano diventare (?) miei amici virtuali sono individui che, nella realtà, neppure saluterei per strada pur sapendo che abitano nella mia stessa via, che hanno frequentato la mia università, il mio liceo o erano amici dei miei amici. E se devo essere onesto alcuni dei miei amici in bella mostra nel “badge” del mio profilo non li vedo da anni e di certo non ne sento la mancanza. Dirò di più. Tempo addietro mi ha contattato una mia compagna di classe del liceo chiedendomi le cose di routine: dove abiti, che lavoro fai, quanto tempo, dobbiamo fare una rimpatriata. Mi ha detto che era raffreddata e che, proprio come me, era insonne. Questa stessa ragazza l’ho vista “in carne ed ossa” un paio di giorni dopo: mi ha incrociato a Milazzo, più o meno di fronte la libreria Filoramo. Ovviamente non mi ha salutato; il perché mi è indifferente anche se, con ogni probabilità, non mi ha visto.
Una delle maggiori “scusanti” che sento dire per giustificare un utilizzo di Facebook è che ti mette in contatto con persone che altrimenti non avresti incontrato più nella tua vita. Non è vero. Per una serie di motivi. Se queste persone in qualche modo sono scomparse dalla mia vita le cause sono soltanto tre: o sono morte, o sono state rapite, oppure non c’è più un reale interesse a continuare il rapporto di amicizia. Stop. E se anche volessi, o volessero loro, rintracciarle, o rintracciarmi, basterebbero pochissimi minuti per avere il mio numero di telefono assieme al mio indirizzo email e probabilmente anche al numero di casa.
Quando mi sono iscritto a Facebook pensavo di poter trovare qualcosa di interessante; l’ho fatto anche se ero convinto che fosse null’altro di più di una chat dove poter sdoganare la propria propensione all’adescamento di partner. Un puttanaio, insomma. Non era così: era un posto virtuale dove poter trascorrere del tempo libero. Il problema è che buona parte dei “giochi” e degli “intrattenimenti” che propone proprio non li capisco. Comprendo che per chi si fa un mazzo tanto tutto il giorno vorrebbe evitare di imbattersi, seppur virtualmente, in discorsi di filosofia, di panspermia, di politica. Però che senso hanno i test “Di che morte morira?”, “Con chi ti sposerai”, “Qual’è il tuo gemello più famoso”? O le note “Tutto su di te”, “Cento cose che non hai mai detto”,”I tuoi cinque film preferiti”. Ma davvero a qualcuno può interessare se mi sono mai ficcato le dita nel naso e qualcuno mi ha visto? Oppure sapere l’ultima volta che ho pianto? Che sono andato in bagno? Che ho fatto una visita proctologica? Oppure dovrebbe interessare a me sapere che la mia vicina di banco è fan sfegatata di Berlusconi, che si è ubriacata come una spugna il giorno che è stata lasciata?
Chiudo con una ultima considerazione: è scritto da qualche parte che il profilo deve essere pieno zeppo di fotografie ritraenti il soggetto a petto nudo? O in bikini? Capisco che la Sicilia è bella come niente di altro grazie al sole ma perché tutti mettono fotografie scattate in spiaggia?
Ovviamente sono mie considerazioni; sono personali e non voglio mancare di rispetto a chi non la pensa come me.
Il devastante terremoto che ha colpito l’Abruzzo nei giorni passati e la conseguente diatriba sulla possibilità di prevedere gli eventi sismici con una sufficiente precisione mi ha fatto ricordare un evento. Premetto che ritengo possibile la previsione degli eventi sismici ma non essendo né un geologo né una persona qualificata in tale direzione non posso argomentare oltre. È un po’ come credere in Dio.
Ricordo bene che nell’estate del 2000, mentre preparavo un cappuccino e servivo un piatto di pasta alle mandorle nell’isola di Filicudi incontrai un cliente un po’ diverso dagli altri. Era una persona distinta, con un accento che richiamava la Capitale, e soggiornava assieme alla moglie. Io avevo poco più di diciassette anni e mi ero portato appresso qualche copia di “Science”, l’edizione in inglese che avevo acquistato a peso d’oro in una edicola di Milazzo. Questo signore, che poteva avere una sessantina d’anni o forse più, chiedeva sempre un cappuccino “non molto caldo” che costava milleottocento lire. Le duecento lire le lasciava sempre come mancia. Una mattina dovetti andare in “missione” a Lipari a comprare qualche dozzina di litri di latte e qualche bottiglia di Whiskey. Non sapevo nulla di questa mia trasferta e mi recai al lavoro come al solito e, ovviamente, mi fu riferito che quella mattinata potevo considerarmi “sostituito”. Sull’uscio del locale, adornato di quadri, incontrai questo signore che, con aria sorpresa, mi disse “Ed il mio cappuccino?”. C’era ancora una buona mezz’ora di tempo e tornai per macinare il caffé, metterlo nel braccio e scaldare il latte. In questo frammento di tempo posai i giornali che avevo sottobraccio sul banco e l’occhio di questo signore cadde su una copertina, credo illustrasse il rivestimento proteico di qualche virus. Questa persona guardò i giornali e disse qualcosa che, adesso, mi suona come “ogni tanto c’è anche la mia firma qui”. O simile. Io non sapevo nulla di questa persona ma iniziammo a parlare; ai tempi frequentavo il liceo scientifico e la mia preparazione in Chimica era molto limitata. Tra un discorso ed un altro mi disse che, assieme alla moglie, stava lavorando ad un sistema che rilevava la concentrazione di una molecola disciolta nelle acque dei fiumi o dei torrenti e stabiliva, in base a ipotesi statistiche, se i livelli di soluto potevano essere considerati come “pericolosi” in quanto indicatori di un potenziale terremoto.
Il discorso mi suonò molto lineare. Non credo nominò mai il radon, ma forse mi parlò di solfati. O forse qualche altra molecola che in qualche modo veniva immessa nel flusso di acqua nei momenti “preparatori” alla scossa.
Facciamo finta che il genio della lampada esista davvero e mi chieda di esprimere un desiderio a quattro ruote. Alla domanda “Che auto vorresti?” sarei molto in difficoltà nel fornire una risposta. Ovviamente questo è un post frivolo, senza implicazioni morali.
Il mio primo pensiero sarebbe, quasi sicuramente, rivolto a quelle supercar propriamente dette e, in tutta sincerità, penso che mi prenderei più di qualche giorno per la mia scelta. Scarterei la Ferrari Enzo perché, secondo me, è quasi scontato confondersi nella mischia dei miliardari che acquistano la Enzo anche se sono consapevole che il DNA Ferrari è qualcosa di tremendamente affasciante e forse sublime. In cuor mio sarei molto indeciso se scegliere la macchina più veloce al mondo, ovvero la Bugatti Veynom, oppure la Pagani Zonda, una versione qualsiasi. La Bugatti è un concentrato di tecnologia ed è una tra le poche vetture ad avere sedici cilindri a W! Attualmente la mia Ford Focus TdCI ne ha soltanto 4 in linea! È una vettura che mi affascina poiché tutto ciò che la compone è specifico per la supercar in questione; il motore è infatti unico al mondo e non mi risulta che sia concesso in licenza ad altre autovetture. Penso che sarebbe difficile, comunque, sfruttare i suoi 1001 cavalli se non nel circuito di prova della Volkswagen che, per inciso, la produce pure in quanto controlla il gruppo Bugatti.
La Zonda, invece, mi incuriosisce perché è una macchina di razza e maniacalmente curata dalla famiglia Pagani che produce queste autovetture a Modena. Chi ha avuto il piacere di provarla dice che è una macchina strepitosa capace di prestazioni al top dei top: il motore aspirato 7 litri è capace di portare la leggerissima autovettura da 0 a 100Km/H in poco meno di tre secondi! È proprio il motore, nel mio “fanciullesco”, ragionamento a non convincermi. È un solido, robusto e performante Mercedes-AMG disponibile anche in una versione turbocompressa. So perfettamente che per poter sviluppare un motore proprio è necessario spendere miliardi di euro in ricerca e installazione delle unità produttive ma il propulsore mercedes, che per inciso mi sembrerebbe più corretto definire il propulsore McLaren, mi sembra una stonatura in un prodotto che ha una propria individualità. Penso che, alla fine, sceglierei la Bugatti.
Se però il genio non avesse quel milione di euro messo da parte per il mio desiderio penso che mi accontenterei anche di meno. Il rumore della Mitsubishi Evo X, ad esempio, mi esalta pur essendo prodotto da un “modesto” 2.0 litri turbocompresso. La presenza della trazione integrale permanente e di un intelligente sistema di controllo della imbardata/sbandata/derapata oltre che a tantissime rifiniture tecnologiche la rende un’auto di fenomenale qualità. La evo X non è un’auto tamarra, anzi. È una macchina che è nata per le competizioni rally ma, ahimé!, le uniche Evo che ho visto in circolazione erano in mano a giovanotti con lo stereo spaccatimpani; la casa giapponese dovrebbe far loro causa per tutelare l’immagine di un marchio così apprezzato dagli intenditori. Un’altra vettura muscolosa che mi piacerebbe avere dallo squattrinato genio è la Corvette Z06 che con il suo motore 7 litri naturalmente aspirato è capace di donare emozioni, a patto ovviamente di utilizzarlo in pista. Spero, in questo caso, che il genio si affretti con le pratiche di trasporto/dogana poiché la FIAT, a quanto pare, ha messo da poco le mani su General Motors che della corvette ne produce il motore.
TV sintonizzata su Annozero, primo piano dell’avv. Ghedini. Domani ci sarà un putiferio per questa puntata!