Archive for January, 2009
Mi piace osservare le persone, cercare di comprendere i loro pensieri, decifrare le loro azioni. Trovare il doppio senso nei loro discorsi, immaginare la loro personalità. È una forma di autodifesa.
Nel paese dove vivo abita una famiglia. Per poterla descrivere al meglio non potrei usare altro che una espressione, brutta ma efficace: persone che non vorresti mai avere in casa nemmeno per un secondo. Il capofamiglia ha piccoli precedenti penali per i classici reati di spaccio, furto, appropriazione indebita e via dicendo. La moglie vive nell’illusione della cinquina alla lotteria di Stato, o nel biglietto della lotteria fortunato. Allergia al lavoro, vita trascorsa alla ricerca dell’assistenzialismo che nella nostra cara Isola Baciata dal solo non si nega mai a nessuno, per grazia di Dio! Mi rendo conto che non è facile descrivere questi elementi che di notte, mi immagino, vagare per i tetti delle case attenti a non muovere le tegole bagnate facendo un fracasso tale da insospettire gli inquilini posti a pochi metri al di sotto delle loro gambe.
Un paio di giorni fa aspettavo il mio caffé appoggiato al bancone del bar. Il capofamiglia era a pochi metri da me. Le Marlboro, o come diavolo si scrive, erano sapientemente appoggiate sotto le chiavi sulla stessa lastra di marmo che, di li a poco, avrebbe ospitato la mia bevanda. Già perché mamma e papà amano fumare nonostante i piccoli di due, quattro e sei anni. Fumano mentre li tengono in braccio, quando sono in macchina e, già che diluvia, non possono abbassare i finestrini. Fumano e si giustificano dicendo che “i tumori s’annu a veniri venunu u stissu”. Ottima filosofia.
Posso anche capire la giustificazione, interiore, delle sigarette ma c’è una cosa che solletica la mia curiosità: la macchina. Torniamo al bar. Il capofamiglia parlava con l’intercalare tipico del dialetto messinese, a metà tra la lingua parlata dalla Prestigiacomo e di Montalbano. Illustrava la sua nuova macchina. Un millequattro benzina con carburatore. Con la coda dell’occhio cerco di capire di quale macchina stesse parlando ma mi accorgo ben presto che il termine carburatore era più che appropriato: una Renault sfasciata con la vecchissima targa a numeri. Eppure il tipo sembrava parlare di una Ferrari Enzo, di una Diablo o al limite di una BMW serie 5. Ne parlava elogiandone la ripresa, la tenuta di strada proprio come se una persona si vantasse di avere un capo di manifattura cinese in un negozio di alta moda. Il problema di fondo è semplice da formulare ma difficile da risolvere: perché scendere a compromessi con la propria morale, semmai detto termine assume un significato in queste particolari situazioni? Il cervello rilascia endorfine ogni qualvolta viene detta una bugia ma allo stesso tempo, una volta svanito l’effetto, si va in depressione. Mi chiedo per quale motivo mentire a sé stessi impelagandosi in un discorso che mette, senz’ombra di dubbio, in ridicolo chiunque?
Un riassunto del perfetto messinese? Guardatevi i video di Cafon Street, gli autori sono dei vieri e propri geni.
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Comunicato ufficiale: ennesimo distacco dalla vita virtuale per problemi personalissimi. Nulla di che, c’è solo da campà. Tornerò come prima, diciamo tra giugno ed agosto 2009. Nel frattempo i miei migliori auguri, a proposito di 2009, per questo anno che, come l’anno precedente, sconfiggerà il cancro, la fame nel mondo, la guerra, l’AIDS, la demenza senile e le suonerie idiote per telefonino.
PS: Non avrei mai pensato in vita mia di dover realizzare un sito per un fan club. Dell’Inter.