Archive for November 17th, 2008

La luce soffusa illuminava un solo angolo del cubo di cemento. Le mura sembravano umide, l’aria era irrespirabile. Decine di mozziconi puzzolenti erano confusionariamente ammucchiati in un posacenere. Un ragazzo, poco più che diciottenne, seduto in penombra fissava la pesante porta blindata proprio di fronte al tavolo. Pensava che se l’avessero lasciato da solo sarebbe morto asfissiato ma lui sapeva che in pochi minuti sarebbero arrivati.

Alla destra c’era uno specchio che pareva emettere strani rumori. Forse voci. Non ebbe il tempo di sintonizzare il suo udito su quelle frequenze gravi che all’improvviso si aprì la porta. Spalancandosi entrò prepotentemente un’esplosione di luce bianca prodotta dai neon del corridoio.

Entrarono in due, fumavano. Un energumeno si mise vicino alla porta e mise le mani dietro la schiena, quasi come se stesse aspettando un movimento falso del ragazzo. L’altro si sedette e finì tranquillamente di gustarsi la sigaretta. L’aroma del fumo appena emesso pareva essere una fragranza ideata da uno stilista francese a paragone della puzza di chiuso e di fumo già passato. L’uomo posò la sigaretta nel portacenere e disse, con voce fredda e cadenziata:

Cosa hai fatto?

Il ragazzo abbassò gli occhi, bisbigliò qualcosa. Non fece in tempo a prendere aria per rielaborare quella frase confusa che ebbe un attimo di crapacuore. L’energumeno si era minacciosamente avvicinato e l’uomo seduto ripetè la domanda sbattendo violentemente il pugno al tavolo. I mozziconi di sigaretta si sparpargliarono sul freddo metallo e finirono in parte a terra. Il ragazzo disse:

Ho scariato l’ultimo album della Pausini

L’uomo seduto accese un’altra sigaretta e comunicò, con uno sguardo, all’energumeno il da farsi. Questo si avvicinò e fece dono all’inerme ragazzo di un pugno in pieno stomaco. Un pugno come quello dei film con la differenza che stomaco, milza e reni sembrano davvero spappolarsi con l’avanzare prepotente delle nocche dell’omone vestito in nero.

E perché lo hai scaricato, porco?

Il ragazzo, a corto di fiato e chino su sé stesso disse

Perché lo volevo reagalare alla mia ragazza.

Quella risposta parve troppo assurda perfino all’energumeno che, senza avere avuto ordine, sferrò un violento destro sullo zigomo del ragazzo che sbalzò dalla sedia. Arrivò quasi sotto allo specchio e gli parve di sentire le risate di tre o quattro persone; ma forse era soltanto stordito.

L’uomo si alzò dalla sedia, posò la sigaretta consumata da due o tre tiri e si diresse verso il ragazzo che era rimasto a pancia in giù. Mise un piede sulla sua schiena e premette tanto quanto bastava per far sentire la gommatura del suo stivale. Il ragazzo, impaurito, se la fece quasi sotto. Ad un certo punto l’omone bussò al vetro e disse

Con lui abbiamo finito. Ha confessato.