Archive for November, 2008
Ore 12:30, di un giorno qualsiasi. Decido di invitarmi a pranzo dalla mia amata la quale, prendendo la palla al balzo, mi chiede di comprare una confezione di uova ed una confezione di panna da cucina “Chef”. Vado in uno dei tanti centri commerciali e, all’interno del “supermercato”, noto una mia conoscente che si avvicina sorridendo. Alla sua destra una zona con un tendone sponsorizzato da una famosa agenzia assicurativa.
“Ciao, ti interessa una fondo pensionistico?”.
La mia risposta è ovviamente “No!”, ma visto che purtroppo dentro di me c’è un pizzico di spirito giornalistico chiedo, ingenuamente, una cosa: “Senti, ma con sta crisi che gira chi è quel pazzo che investe ulteriori 100-200 euro del suo stipendio per un fondo pensionistico?”
La ragazza mi guarda un po’ stupita. Poi mette la cartellina, sulla quale il logo dell’assicurazione è vistoso, dietro la schiena e mi dice: “Beh, guarda… qualcuno c’è.”.
Chiedo io: “Quanti?”
Risponde: “Tra ieri ed oggi – prende un foglietto con dei nomi e dei numeri – quattro, cinque, …, sono undici tra polizze e fondi pensionistici”
Controbatto: “Beh, queste sono di certo richieste di ulteriori informazioni. Mica polizze!”
La ragazza, che so per certo essere alle prime esperienze nel mondo assicurativo, cambia visibilmente espressione. Si avvicina e mi dice che fino ad ora nessuna polizza firmata e che quasi quasi si pente di aver aperto la partita iva. Un copione che ho già visto. Iniziamo a parlare e le dico che, a mio avviso, una persona di buon senso non firmerebbe mai e poi mai per una cambiale mensile. Lei mi dice che ci sono comunque gli interessi e che per certi versi è come metterli in banca, le rispondo che gli interessi uno li vede se e solo se mantiene bloccati quei soldi per dieci o vent’anni.
Nel frattempo si avvicina una seconda promoter. Viso ben truccato, forse superava la quarantina. La conoscente mi presenta come “amico”, come per dire “qui non c’è trippa per gatti, stiamo parlando di motori turbocompressi, mica finanza.”. Nonostante tutto la seconda promoter non si allontana e rimane a distanza di udito facile. La conoscente mi chiede “beh, ma se hai qualche conoscente che vuol fare una assicurazione od un fondo pensione mandalo a noi!”.
La seconda promoter, facendo un passo avanti, chiede: “Ma perché non la fai pure tu! Esce dal taschino, con un movimento quasi robotico, un piccolo foglietto con sopra scritto «6%»“.
Le dico che non solo non mi interessa e lei, con molto ma molto garbo, mi chiede il perché. Siccome io ho lo sfortunato difetto di non voltare mai le spalle, che potrebbe essere tradotto nella insana voglia di esprimere sempre e comunque i miei pensieri, le dico che in questo momento è difficile che la classe medio-bassa della borghesia, o per dirla in parole povere, la plebe alla quale possono attingere in un centro commerciale possa aprire un fondo pensionistico e metterersi un cappio al collo per altri cento-duecento euro. Mensili.
La signora riflette soltanto un millisecondo e mi dice: “ma vedi che non sei obbligato a versare”.
Rispondo: “Se per pura combinazione, nell’arco di dieci anni, dovessi avere di bisogno soltanto un mese e non posso versare la rata ho detto addio ai miei interessi e, in questo modo, ho praticamente messo a disposizione di un ente privato una ingentissima somma di denaro senza avere un beneficio. Tanto vale metterli in banca.”
La promoter mi dice: “In questi casi, se cioè non arrivi a poter pagare per un mese, puoi fare un piccolo prestito personale.”
La interrompo, stavolta un po’ seccato, ed esco di tasca il cellulare. Velocemente le faccio capire che io so che se questo dovesse succedere la quantità di interessi maturati non potrebbe coprire gli interessi richiesti dall’accensione di un prestito. Ergo loro guadagnano io perdo. Non avevo molto tempo ma ho fatto il calcolo che in dieci anni, con una rata di 200 euro al mese e con un solo prestito personale di 5000 euro, avrei perso circa trecento euro (nella migliore delle ipotesi). Che non è proprio “risparmiare” o “guadagnare”.
La promoter a questo punto gioca la carta a sorpresa: “È sempre meglio che metterli in banca dove comunque ci sono dei costi ben maggiori a fronte di interessi irrisori.”.
Rispondo che non c’è nulla da eccepire nel suo ragionamento. Infatti io non ho alcun conto in banca!
Però quella mancata firma nel foglio di consenso magari brucia e la seconda promoter si incanala in un discorso. Molto educatemente mi ricorda che le banche sono il male dei mali perché “falliscono come se niente fosse”.
Le ricordo che, dal punto di vista societario, banche ed assicurazioni ben poco si distanziano. Ambedue giocano in borsa e ambedue hanno dei rischi. Ma questa risposta non pare convincerla. Mi dice che il suo istituto di credito, con la borsa, non ha nulla a che vedere.
Le dico che è falso, che so per certo che il suo istituto è quotato in borsa e che non sta nemmeno tanto bene. Lei di controrisposta mi dice che ,”Effettivamente è vero ma investe soltanto in titoli sicuri, te lo confermerà la mia collega”.
A quel punto dovevo proprio andare perché se non portavo, entro le 14:00 una confezione di uova e della panna per fare i tortellini, sarei rimasto single. Ma, come sempre, non riesco a dire di no. Mi avvicino ad una terza promoter che credo abbia sentito qualcosa del nostro discorso.
Questa persona, in modo molto acceso, mi dice che dovrei pensare al mio futuro.
Ed io le dico che mi risulta difficile pensare al presente, dal punto di vista finanziario. La seconda promoter la informa il mio pensiero sulla stabilità del sistema economico e della borsa. Lei mi dice che “c’è una differenza abissale tra il sistema proprio dell’ente assicurativo e le banche. Le banche falliscono e truffano noi no.”. Come prima dico che, secondo me, pecunia non olet e quando c’è da muover soldi banche e terzi possono potenzialmente fare dei giri poco sicuri. E poi ambedue sono mediatori di credito, enti di credito, promoter, broker o come diavolo si vogliono far chiamare per cui hanno dei rischi.
La neoconosciuta terza promoter mi dice che devo pensare al futuro e che, vabbé!, non c’è molta differenza tra banche e altri enti che fanno girare contanti e, ciliegina: “se metti i tuoi soldi da noi sono al sicuro perché la nostra agenzia non gioca in banca e non ha alcun collegamento né con terzi né con lo stato.”
Rispondo che se avessi vissuto in Albania nel ’94 mi avrebbero detto la stessa cosa. Mi aspettavo una riconoscente risata ma nulla di ciò.
La terza promoter, a differenza della seconda, non è paziente ma a tratti un po’ rozza e cafona. “Lei sta dando aria ai polmoni, non capisce nulla.”. Io leggo giornali, sbandierando l’ingiallito “Sole”. Ad un certo punto mi chiede una cosa: “Ma lei che dice tutte queste cose, che lavoro fa?”.
Le rispondo con voce gelida: “Ho preso una prima laura in giurisprudenza con una tesi sui passaggi internazionali di fondi e la seconda laurea in economia con tesi sul diritto societario. Adesso sto facendo un master in Inghilterra per il managment della ricapitolarizzazione delle società quotate in borsa”
La terza promoter zittisce. La mia conoscente apre la bocca, quasi come se volesse dire “Ma che minchia dici?”. Avevo dato aria ai polmoni, uno scherzetto innocente: dopo pochi secondi le dico: che mi occupo di bioinformatica.
Il colore le ritorna. Mi dice che lei ha fatto una polizza vita ed un fondo pensionistico perfino per la sua bambina di cinque anni.Le dico che le auguro che non avrà mai problemi di denaro altrimenti avrà fatto una gran cavolata.
Mi risponde, quasi per portare il discorso ad un livello umano, che: “Quei soldi preferisco che vengano presi dal conto altrimenti non potrei mai metterli da parte.“.
Sorrido. La sua è una costrizione economica legale! Le dico che a quel punto è meglio metterli in banca. Lei si fa scappare questa frase, riassuntiva dell’intero post: “io non li posso mettere in banca, voglio vedere se tu sei capace di mettere per dieci o venti anni cento euro al mese in banca. Come fai, e se non ce li hai?“. Giuro sul mio onore che l’ha detta, testuale. Poi se ne pente.
A quel punto l’insulto è personale: “lei sta dicendo sciocchezze, tu tu… non è vero. Il sistema funziona alla perfezione, se sei un biologo non capisci un cavolo di economia e non accetti i miei consigli. L’italia va male perché gli (stronzi, è implicito) come te pensano alla macchina, alla camicia da cinquanta euro, e non al futuro. Al Tg5 hanno detto che le assicurazioni per la vita ed i fondi pensione salveranno l’Italia. “. Sventolando il giornale di Confindustria mi dice: “sei uno squilibrato!“. Non è una bella scena, passano molte persone che vedono una signora in abito puntare un sudaticcio quotidiano contro una salsiccia di un metro o settantasei. Peraltro non è neppure vero che penso alla macchina o ai vestiti, avevo pure la felpa sbucata!
M’incazzo, perché penso che due persone che dialogano debbono essere sempre educate. Ma sotto sotto sto al gioco, la signora è nervosa e voglio capire perché. Le dico che non stiamo parlando di politica, non stiamo dialogando su quanto sia bravo Prodi e quanto sia stronzo Berlusconi (esempi a caso, eh!), e che se lei non mi dava una motivazione per quell’aggettivo, che non è un giudizio sulle mie opinioni ma su di me, avrei fatto una fermata in procura. Io speravo che si facesse una sana risata, ma invece si ferma.
La terza promoter, dicevamo, si ferma e si calma e mi dice che lei ha una bimbo piccolo e che se io, con una sicumera che rasenta l’arroganza, (ed ammetto che quando penso una cosa generalmente non faccio sconti) le dico che il sistema non funziona, che in pratica fotte le persone il cui gettito economico non è stabile, lei perde le staffe. Forse perché lei stessa capisce che ha firmato una cosa che promuove alle persone che, paradossalmente, le sta togliendo delle risorse. Mi dice che lei sta aprendo un fondo per poter permettere al figlio di studiare e di fare l’università.
Già: un ente privato che permette ad un signor nessuno di studiare! Così per bontà…
Sarà, ma a me quell’insulto non è andato giù però ho capito una cosa: non sono soltanto io a pensare che la faccia brutta del capitalismo, quella che vuol fare dei soldi, tanti soldi, prendendoli da chi (come me) non ne ha molti pur facendo una vita degna può logorare una intera vita. Si è fatto tardi. Saluto tutte e dico che investirò qualche euro in uova ed panna. Che sono di certo più “buoni” delle loro offerte.
Secondo me è stato un grave, gravissimo, errore non assegnare il premio ad Enzo Biagi.
I prodotti Linksys sono sinonimi di affidabilità poiché nascono dall’esperienza della multinazionale Cisco, leader nella produzione di router, switch ed apparecchi per la gestione delle reti più o meno complesse.
Apprendo oggi, dalla rubrica Ragioni e Torti, di PC Professionale che un lettore ha avuto uno spiacevole contrattempo con una webcam da collegare in rete. Questo oggetto risulta incompatibile coin le esigenze del lettore poiché manca di una secondaria caratteristica, che era stata invece detta come disponibile da un operatore della Linksys. L’acquirente scrive a PC professionale e la risposta, da parte di Cisco, non tarda ad arrivare.
Ecco un esempio di perfetta comunicazione:
Ho personalmente verificato con il servizio di supporto tecnico quanto accaduto ed ho considerato tutte le sue ragioni: desidero scusarmi personalmente a nome della nostra Divisione. La realtà è, semplicemente, che chiunque può commettere errori. E desideriamo ammettere l’errore, scusarci e porre un rimedio senza alcuna spesa aggiuntiva [...] inviando un prodotto simile con le caratteristiche richieste. Mi sono assicurato che il personale del supporto tecnico riceva le istruzioni corrette affinché l’errore non si verifichi. Ancora le nostre scuse [...]
Il Golia che dialoga con il piccolo Davide. E pensare che ci sono aziende di ben poco conto, il cui fatturato potrà essere di un milionesimo di quello di Cisco, che al posto di scusarsi si presentano in procura per depositare querele e richieste di centinaia di migliaia di euro.
Il mio prossimo prodotto sarà di certo Linksys.
a|do|rà|re
v.tr. (io adóro)
1 FO riconoscere come divinità, venerare: a. Dio; onorare con atti di culto: a. l’immagine della Madonna | LE ass., stare in atto di adorazione, pregare: posesi ginocchione a guisa che adorar volesse (Boccaccio)
2 estens., amare moltissimo: a. i figli, ha un marito che la adora; adora che lo si accarezzi, adora essere accarezzato | fig., avere in gran pregio: a. la poesia; spec. di cibo, considerare molto buono: adoro il gelato
Dal De Mauro Paravia
Mi sa che mi son perso qualcosa! Possibile mai che un servizio di Big G giri sotto il webserver di Big M? Aspx? Ma google non usava python pure per comandare i WC del suo quartier generale?
La luce soffusa illuminava un solo angolo del cubo di cemento. Le mura sembravano umide, l’aria era irrespirabile. Decine di mozziconi puzzolenti erano confusionariamente ammucchiati in un posacenere. Un ragazzo, poco più che diciottenne, seduto in penombra fissava la pesante porta blindata proprio di fronte al tavolo. Pensava che se l’avessero lasciato da solo sarebbe morto asfissiato ma lui sapeva che in pochi minuti sarebbero arrivati.
Alla destra c’era uno specchio che pareva emettere strani rumori. Forse voci. Non ebbe il tempo di sintonizzare il suo udito su quelle frequenze gravi che all’improvviso si aprì la porta. Spalancandosi entrò prepotentemente un’esplosione di luce bianca prodotta dai neon del corridoio.
Entrarono in due, fumavano. Un energumeno si mise vicino alla porta e mise le mani dietro la schiena, quasi come se stesse aspettando un movimento falso del ragazzo. L’altro si sedette e finì tranquillamente di gustarsi la sigaretta. L’aroma del fumo appena emesso pareva essere una fragranza ideata da uno stilista francese a paragone della puzza di chiuso e di fumo già passato. L’uomo posò la sigaretta nel portacenere e disse, con voce fredda e cadenziata:
Cosa hai fatto?
Il ragazzo abbassò gli occhi, bisbigliò qualcosa. Non fece in tempo a prendere aria per rielaborare quella frase confusa che ebbe un attimo di crapacuore. L’energumeno si era minacciosamente avvicinato e l’uomo seduto ripetè la domanda sbattendo violentemente il pugno al tavolo. I mozziconi di sigaretta si sparpargliarono sul freddo metallo e finirono in parte a terra. Il ragazzo disse:
Ho scariato l’ultimo album della Pausini
L’uomo seduto accese un’altra sigaretta e comunicò, con uno sguardo, all’energumeno il da farsi. Questo si avvicinò e fece dono all’inerme ragazzo di un pugno in pieno stomaco. Un pugno come quello dei film con la differenza che stomaco, milza e reni sembrano davvero spappolarsi con l’avanzare prepotente delle nocche dell’omone vestito in nero.
E perché lo hai scaricato, porco?
Il ragazzo, a corto di fiato e chino su sé stesso disse
Perché lo volevo reagalare alla mia ragazza.
Quella risposta parve troppo assurda perfino all’energumeno che, senza avere avuto ordine, sferrò un violento destro sullo zigomo del ragazzo che sbalzò dalla sedia. Arrivò quasi sotto allo specchio e gli parve di sentire le risate di tre o quattro persone; ma forse era soltanto stordito.
L’uomo si alzò dalla sedia, posò la sigaretta consumata da due o tre tiri e si diresse verso il ragazzo che era rimasto a pancia in giù. Mise un piede sulla sua schiena e premette tanto quanto bastava per far sentire la gommatura del suo stivale. Il ragazzo, impaurito, se la fece quasi sotto. Ad un certo punto l’omone bussò al vetro e disse
Con lui abbiamo finito. Ha confessato.
Ieri sera, volevo gustarmi le splendide vignette di Staino, dal sito dell’unità online ed ho riscontrato alcune dimenticanze, potenzialmente pericolose, nella nuova versione del sito. Nulla di grave, ho visto di peggio.
Da buon samaritano ho mandato una email al webmaster dove segnalavo i problemi. Non m’ha risposto e, in questo istante, i problemi ci sono ancora.
Mi appresto a leggere le ultime pagine di “Gomorra”, il saggio scritto da Roberto Saviano nel 2006. Avevo già letto il libro quasi subito dopo la pubblicazione ma, mea culpa, l’ho fatto in un periodo molto caotico della mia vita e, doppia mea culpa, non l’ho metabolizzato. Già, perché “Gomorra” si deve metabolizzare, si deve fare proprio. Ogni pagina dovrebbe integrarsi al DNA, proprio come se fosse un virus che prepotentemente aggiunge un qualcosa alla propria cellula ospite. La scelta di un ragazzo quasi trentenne che si assume ogni responsabilità e mette nero su bianco cosa succede nel suo paese.
Saviano è astuto, è un giornalista. Si infiltra, si finge idiota comprando un riproduttore mp3 ad un prezzo dieci volte il suo valore di mercato perché vuole, intimamente, vedere che canzoni ascoltano i killer quando premono il grilletto. Quando straziano la carne viva con un tondino di ferro dal diametro di nove millimetri. E forse, inconsapevolmente, Saviano mette in luce la stupidità del Sistema; che è convinto di fottere una persona sfilandole di tasca cinquanta euro, in cambio di un riproduttore, mentre, in realtà, l’incauto acquirente è più furbo ed è lui che sta fottendo il sistema.
Roberto Saviano traccia un quadro netto e separa la legalità dall’illegalità. Lo fa con una semplicità assoluta e spietata. Una semplicità vera. Una frase è emblematica, si trova a pagina 255:
Le batterie di fuoco si stavano preparando ed i carabinieri erano pronti a raccogliere i cadaveri dalla mattanza.
Tutti dovremmo essere un po’ Saviano.
Caro Obama,
inizio col chiederti se sei parente di Obaoba Martin, quel negro che giocava per quella squadretta al Milan avversaria. So che questa missiva ti arriverà ben dopo la mia ultima dichiarazione, quella dove ti definivo abbronzato ma, come ben saprai, la stampa filocomunista del mio regim… del mio paese interpreta sempre male. Meno male che nel mio sito posso spiegare meglio senza quell’alito veterocomunista che è emesso dai direttori dei giornali a me avversi. Voglio darti dei consigli! Perché tu sei giovincello e correresti il rischio di diventare nero dall’arrabbiatura quando i senatori repubblicani ti inizieranno a mettere i bastoni tra le ruote.
But plis visit itali, we have sisid, cauntry e tante belle cose.
Silvio Berlusconi
Che faccio?