Archive for October 10th, 2008

Dedico questo post all’amica Maria.

Tipico andamento di una puntata di Dr. House.

  1. Un tizio, all’improvviso, stramazza a terra. Viene portato al più vicino ospetale il princeprown glashgow ranger hospital.
  2. Il pronto soccorso rileva che ha parametri anormali. Lo staff contatta House che, però, non vuole essere disturbato perché sta guardando una telenovela. L’australiano pone ad House un aspetto clinico strano: ha la pressione a 60mmHg ma urina in continuazione.
  3. House si incuriosisce e lo accetta.
  4. La Cuddy fa la prima diagnosi: Lupus.
  5. House s’incazza: non è lupus. E osserva le tette della Cuddy.
  6. Cameron dice che può essere lupus o Bechet, Foreman dice che può essere lupus o leucemia, l’australiano guarda le tette di Cameron o della Cuddy. Distrattamente, dopo due secondi, dirà Aneurisma Neoformativo embolico della sfingoide latero-basale pericorporica. Non ha idea di quello che cazzo ha detto ma si è fatto figo.
  7. House fa una diagnosi. Nonostante al 99.9999999999999% si può trattare di Lupus House se ne sbatte e inizia una cura, generalmente con steroidi.
  8. Il paziente entra in coma.
  9. House ammette che ha sbagliato diagnosi e ne formula un’altra. La Cuddy minaccia di tagliare il Vicodin con il confetto Falqui se House s’azzarda a curarlo per la seconda diagnosi.
  10. House convince Foreman e l’australiano ad introdursi a casa del paziente che è sempre disabitata così può portare le prove. Proprio vero che la solitudine fa ammalare.
  11. Quando il duetto ha trovato una muffa e l’ha analizzata semplicemente odorandola, House ha già formulato una terza diagnosi. S’è ricordato che una particolare RNA-polimerasi eucariotica, in un caso su un milione di miliardi, può essere inibita da una molecola prodotta dalla muffa che ipotizza trovarsi a casa del malato. In più il malato ha tradito la fidanzata e s’è beccato una patologia che ha abbassato le difese.
  12. Intermezzo: House va al pronto soccorso perché è di turno. Trova una ragazza che ha dimenticato un ortaggio nella sua vagina. House prescrive l’amuchina.
  13. La chiamata del duetto che informa il ritrovamento della muffa arriva in ritardo. House ha già curato il paziente con una terapia che risulta fatale nel caso in cui il medico dovesse sbagliarsi. Ma House non ha paura della probabilità.
  14. La scena si conclude con il malato che dice ad House che lui è un bastardo perché ha paura di affezionarsi ai malati e che tende ad isolarsi e drogarsi perché ha paura del mondo.
  15. House suona il piano.

Qualche mese fa mi dissero “Il divorzio tra Guzzanti Paolo ed il Cavaliere avverrà a breve. Sarà sanguinoso”. Ai tempi pensavo che ai due sarebbe stata necessaria l’assistenza di un avvocato matrimonialista per colpa di un terzo che, tempo fa, turbò le nozze: Vasili Mitrokhin. Nulla di più sbagliato. Il divorzio c’è stato per colpa di un terzo, è vero, ma il nome è Vladimir “Stalin” Putin. Sfasciafamiglie, questi russi.

Al vicedirettore del Giornale non sono piaciute le pacchiane gag del Cavaliere che ammira il pilasto del KGB. Ed effettivamente io andrei poco fiero di essere amico di Putin (per favore non mi riempite di piombo nel mio ascensore per aver scritto questo!). Ritengo che se noi Italiani brava gente, ma di sinistra, sospettiamo ed odiamo il Cavaliere per le ipotesi di corruzione, falso in bilancio, etc etc dovremmo schifare Putin perché, su di lui, aleggiano ben più pesanti sospetti. A confronto Silvio è un santo subito! Ed è proprio per questo, secondo me, che il nostro premier ammira il loro premier. Perché rappresenta un ottimo modello di autoritarismo.

A questo punto Guzzanti sbrocca: non si può lodare Putin sempre e comunque. E secondo me sbrocca a ragione. È una stronzata che “in fin dei conti si deve capire la non perfetta democrazia Russa, sapete com’è… vengono da secoli di totalitarismo”. Basta fare una travagliana ricerca per estendere questo discorso all’Iraq o all’Afghanistan; paesi per i quali Silvio ha già sancito la perfetta democratizzazione come corollario degli sforzi suoi e di George Dabliu Bush. Ma quei paesi non vivevano, forse, da secoli nel totalitarismo? Se no che cazzo li abbiamo bombardati a fare? Per risollevare la Lockheed Martin?

Certo che Berlusconi fosse lontano dall’essere uno stinco di santo era cosa lampante già da quando il soggetto aveva i capelli naturali. Magari Guzzanti avrebbe potuto sospettare già da prima? Diciamo dagli anni 80? Però meglio tardi che mai.

Torniamo alla vicenda. Guzzanti scrive una lettera al Giornale e, contemporaneamente, la manda alle agenzie principali. Ovviamente la lettera viene pubblicata e si scatena una piccola rissa virtuale. C’è chi sostiene che “Guzzanti fa bene”, “Guzzanti fa male”, “Guzzanti fa bene pur facendo male”. Segue un’altra lettera ed una risposta della redazione (Guzzanti asserisce che la G sta per l’iniziale del direttore) che più che altro è, a mia opinione, un preavviso di licenziamento. Il casus belli. “G” rimprovera a Guzzanti che viene pagato da un editore per scrivere traendo spunti da una linea editoriale, o in altre parole dice all’infedele di non elogiare il nemico. O di non cazziare l’amico. Poi puntualizza che Guzzanti ha scritto “o” anziché “ho”. E a questo punto mi domando: ma perché non legge tutti gli articoli in cui figura una odiosa “E’” anziché una “È”?

Caro Guzzanti: probabilmente lei cadrà sotto il fuoco amico. Anzi, ne sono certo. Ma almeno lo farà a testa alta.