Archive for October, 2008

C’è da dire che Antonio Di Pietro, il leader dell’Italia dei Valori sta facendo un bel lavoro mediatico. Ha conquistato con Travaglio, Grillo, Ricca e Martinelli uno spazio d’opinione non indifferente. Questo è un bene perché Internet è democratica; chi li ama li segua.
La cosa che per certi versi mi lascia di stucco è che Di Pietro s’è sposato l’elettorato scontento del centro-sinistra o, in altre parole, i poveri pirla che come me hanno votato il PD scegliendolo tra due mali. Ma proprio Di Pietro?
Antonio Di Pietro è di destra, c’è poco da fare. Lui si proclama di “centro collaborante con la sinistra” ma personalmente prenderei questa affermazione con le pinze. Di Pietro, a mio avviso, è di destra. E come fa uno di destra ad essere ammirato dalla sinistra? Come fa Ricca, con il suo megafono, a gridare (a ragione, in valore assoluto) ai politici che di fronte hanno un loro elettore? Qual’è il nesso logico che collega Antonio Di Pietro a temi come l’operaio che prende ottocento euro al mese lavorando con una sicurezza pari ad un lavoratore dell’ottocento?
Mah, chi ci capisce è bravo. Tempo fa incontrai all’università un mio collega fanaticamente esaltato. Uno di quelli che invoca il piombo nel cranio degli statunitensi nell’iraq, nell’afghanistan ed in 3/4 del mondo. Ok, io ritengo che gli Stati Uniti siano degli scellerati invasori che hanno fallito buona parte delle loro guerre negli ultimi trent’anni ma tra l’opinione ed il fanatismo penso che ne passa. Detto collega è uno che vede la Cina come l’esempio perfetto del modello di vita, che al telefono risponde “Compagno, dimmi” e che chiude il testo dei manifesti con “Saluti comunisti”. (Non ho mai osato chiedere cosa pensa delle Brigate Rosse). Bene, parlando del più e del meno mi disse che avrebbe votato Di Pietro perché onesto e pulito e, soprattutto, perché era l’unico capace di contrastare Berlusconi. Sul fatto che Di Pietro sia una persona perbene non ho alcun dubbio ma, nel caso specifico, Di Pietro è uno di quelli che al mio collega potrebbe portare soltanto pensieri. Chi ha detto Marijuana?!?
Penso che siamo messi giusto un poco male se per votare a sinistra dobbiamo scegliere l’Italia dei Valori. Che è un partito degno e rispettabile. Ma di destra.

Dedico questo post all’amica Maria.

Tipico andamento di una puntata di Dr. House.

  1. Un tizio, all’improvviso, stramazza a terra. Viene portato al più vicino ospetale il princeprown glashgow ranger hospital.
  2. Il pronto soccorso rileva che ha parametri anormali. Lo staff contatta House che, però, non vuole essere disturbato perché sta guardando una telenovela. L’australiano pone ad House un aspetto clinico strano: ha la pressione a 60mmHg ma urina in continuazione.
  3. House si incuriosisce e lo accetta.
  4. La Cuddy fa la prima diagnosi: Lupus.
  5. House s’incazza: non è lupus. E osserva le tette della Cuddy.
  6. Cameron dice che può essere lupus o Bechet, Foreman dice che può essere lupus o leucemia, l’australiano guarda le tette di Cameron o della Cuddy. Distrattamente, dopo due secondi, dirà Aneurisma Neoformativo embolico della sfingoide latero-basale pericorporica. Non ha idea di quello che cazzo ha detto ma si è fatto figo.
  7. House fa una diagnosi. Nonostante al 99.9999999999999% si può trattare di Lupus House se ne sbatte e inizia una cura, generalmente con steroidi.
  8. Il paziente entra in coma.
  9. House ammette che ha sbagliato diagnosi e ne formula un’altra. La Cuddy minaccia di tagliare il Vicodin con il confetto Falqui se House s’azzarda a curarlo per la seconda diagnosi.
  10. House convince Foreman e l’australiano ad introdursi a casa del paziente che è sempre disabitata così può portare le prove. Proprio vero che la solitudine fa ammalare.
  11. Quando il duetto ha trovato una muffa e l’ha analizzata semplicemente odorandola, House ha già formulato una terza diagnosi. S’è ricordato che una particolare RNA-polimerasi eucariotica, in un caso su un milione di miliardi, può essere inibita da una molecola prodotta dalla muffa che ipotizza trovarsi a casa del malato. In più il malato ha tradito la fidanzata e s’è beccato una patologia che ha abbassato le difese.
  12. Intermezzo: House va al pronto soccorso perché è di turno. Trova una ragazza che ha dimenticato un ortaggio nella sua vagina. House prescrive l’amuchina.
  13. La chiamata del duetto che informa il ritrovamento della muffa arriva in ritardo. House ha già curato il paziente con una terapia che risulta fatale nel caso in cui il medico dovesse sbagliarsi. Ma House non ha paura della probabilità.
  14. La scena si conclude con il malato che dice ad House che lui è un bastardo perché ha paura di affezionarsi ai malati e che tende ad isolarsi e drogarsi perché ha paura del mondo.
  15. House suona il piano.

Qualche mese fa mi dissero “Il divorzio tra Guzzanti Paolo ed il Cavaliere avverrà a breve. Sarà sanguinoso”. Ai tempi pensavo che ai due sarebbe stata necessaria l’assistenza di un avvocato matrimonialista per colpa di un terzo che, tempo fa, turbò le nozze: Vasili Mitrokhin. Nulla di più sbagliato. Il divorzio c’è stato per colpa di un terzo, è vero, ma il nome è Vladimir “Stalin” Putin. Sfasciafamiglie, questi russi.

Al vicedirettore del Giornale non sono piaciute le pacchiane gag del Cavaliere che ammira il pilasto del KGB. Ed effettivamente io andrei poco fiero di essere amico di Putin (per favore non mi riempite di piombo nel mio ascensore per aver scritto questo!). Ritengo che se noi Italiani brava gente, ma di sinistra, sospettiamo ed odiamo il Cavaliere per le ipotesi di corruzione, falso in bilancio, etc etc dovremmo schifare Putin perché, su di lui, aleggiano ben più pesanti sospetti. A confronto Silvio è un santo subito! Ed è proprio per questo, secondo me, che il nostro premier ammira il loro premier. Perché rappresenta un ottimo modello di autoritarismo.

A questo punto Guzzanti sbrocca: non si può lodare Putin sempre e comunque. E secondo me sbrocca a ragione. È una stronzata che “in fin dei conti si deve capire la non perfetta democrazia Russa, sapete com’è… vengono da secoli di totalitarismo”. Basta fare una travagliana ricerca per estendere questo discorso all’Iraq o all’Afghanistan; paesi per i quali Silvio ha già sancito la perfetta democratizzazione come corollario degli sforzi suoi e di George Dabliu Bush. Ma quei paesi non vivevano, forse, da secoli nel totalitarismo? Se no che cazzo li abbiamo bombardati a fare? Per risollevare la Lockheed Martin?

Certo che Berlusconi fosse lontano dall’essere uno stinco di santo era cosa lampante già da quando il soggetto aveva i capelli naturali. Magari Guzzanti avrebbe potuto sospettare già da prima? Diciamo dagli anni 80? Però meglio tardi che mai.

Torniamo alla vicenda. Guzzanti scrive una lettera al Giornale e, contemporaneamente, la manda alle agenzie principali. Ovviamente la lettera viene pubblicata e si scatena una piccola rissa virtuale. C’è chi sostiene che “Guzzanti fa bene”, “Guzzanti fa male”, “Guzzanti fa bene pur facendo male”. Segue un’altra lettera ed una risposta della redazione (Guzzanti asserisce che la G sta per l’iniziale del direttore) che più che altro è, a mia opinione, un preavviso di licenziamento. Il casus belli. “G” rimprovera a Guzzanti che viene pagato da un editore per scrivere traendo spunti da una linea editoriale, o in altre parole dice all’infedele di non elogiare il nemico. O di non cazziare l’amico. Poi puntualizza che Guzzanti ha scritto “o” anziché “ho”. E a questo punto mi domando: ma perché non legge tutti gli articoli in cui figura una odiosa “E’” anziché una “È”?

Caro Guzzanti: probabilmente lei cadrà sotto il fuoco amico. Anzi, ne sono certo. Ma almeno lo farà a testa alta.

Quella del cognome è una delle poche certezze, a meno che non si presentino documenti falsi. Posso nascondere tutto della mia vita, posso imbrogliare sulla mia residenza, sul modello di macchina che ho ma non sul cognome! È pacifico che mio padre va di Crisafulli, proprio come è pacifico stabilire che Mario Rossi è figlio del signor Rossi. O il nipote. O il cugino.