Ho aspettato un po’ di tempo prima di postare perché, credo, che le riflessioni fatte con la pancia lasciano il tempo che trovano. Ho elaborato una idea, nonostante ammetto che non ho seguti a fondo ogni aspetto della vicenda, specialmente quello che riguarda le persone e le date. La mia idea è quella per la quale Marco Travaglio ha fatto un gravissimo errore durante la trasmissione “Che tempo che fa”, di qualche giorno addietro. Un errore che, però, può essere ancora recuperato.

Primo: l’offesa. Totalmente fuori luogo il riferimento al lombrico che, secondo me è stato gratuito. Così dicendo fa il gioco del centrodestra che offende, più o meno sarcasticamente, l’avversario politico. Ricordate il “coglione” di Berlusconi dato all’elettorato di centrosinistra? Anche perché Schifani, dal punto di vista della dialettica politica è quello che è, ma definirlo verme, o suo parente, mi pare un po’ esagerato. Siamo d’accordo che parlando al bar con qualche amico anche io potrei definire il politico di turno con epiteti ancora più pesanti ed offensivi ma di fronte a qualche milione di persone, oggettivamente, penso che peserei due o tre volte le parole.

Secondo: il contenuto. Ovviamente Travaglio non dice direttamente che Schifani è mafioso o comunque lo sia stato, e non penso che voglia volontariamente farlo intendere indirettamente, ma accosta la sua figura a quella di una persona che, dopo qualche decennio, sarà processata come mafioso. Questo genera una confusione nell’ascoltatore, confusione che involontariamente è generata dall’accostamento, che, anche aiutato dalla psicologica autorevolezza che Travaglio fornisce al proprio pubblico, può arrivare a fondere due discorsi (Schifani, mafia) facendone uno solo: Schifani è (stato) mafioso. Il punto chiave della questione, secondo me, è proprio quello della confusione tra date, eventi e personaggi. Siccome con la mafia non si scherza, perché è la peggiore delle schifezze, prima di accostare questi due termini io avrei fatto un gran numero di preamboli. Il succo del discorso doveva essere, almeno a mio avviso, che a) Schifani ha avuto delle frequentazioni poco raccomandabili, b) ma queste non si sono dimostrate penalmente rilevanti, o in altre parole è pacifica la possibile estranietà del soggetto all’oggetto perché è plausibile che Schifani non sapesse dello “status” del suo socio. Lasciando soltanto la prima affermazione, come ho già detto, non si dice che Schifani è un mafioso ma, anche in un angolo remoto, si lascia un minimo dubbio che lo possa essere stato. Ed infatti tutto il problema nasce non dal “lombrico” ma dall’accostamento.

Io non credo che Travaglio sia un mascalzone, dal punto di vista umano e professionale. Lo reputo, comprando i suoi libri e leggendo i suoi articoli, un ottimo giornalista che, come tutti gli essere umani, sbaglia. In questo caso, secondo il mio personale avviso, ha sbagliato e potrebbe dimostrare una grande correttezza e, perché no? , forza chiedendo scusa al diretto interessato. Anche perché reputo la querela un gran brutto istituto del Diritto Italiano, specialmente quella per diffamazione.