Il mese scorso mi trovavo a Zafferana Etnea, un bellissimo paese ai piedi dell’Etna, con la mia fidanzata. La classica vacanza di due giorni compresa nel budget di 100€, pernottamento compreso. Di quella vacanza, nemmeno così tardamente passata, ricordo l’intraprendenza e l’indipendenza di decidere se, come e quando andare sulla neve. Con i jeans e con le scarpe da tennis perché a noi, giovani e baldi, cosa importava della neve? Nulla, volevamo soltanto trascorrere due giorni assieme, possibilmente felici. Le quarantottore son passate in fretta, quasi son volate, ma sono state vissute intensamente. Ci siamo divertiti, lasciandoci dietro la vita, e abbiamo creato una nuova complicità: quella della organizzazione “familiare”. Ci siamo divertiti.

Esattamente una settimana fa ero all’ospedale. Con la flebo che mi nutriva aspettavo le analisi nella scomoda lettiga del pronto soccorso del nosocomio. Mezz’ora prima i sensi mi avevano abbandonato.

Tornati da Zafferana il Fabrizio sembra essersi perso. Colpa di una intossicazione alimentare, presa chissà dove, che ha ridotto al lumicino la mia forza e la mia voglia. Colpa di una cura a base di antibiotico che anziché sviluppare la mia salute pareva sviluppare la raccolta punti-premio del mio medico di fiducia. Anche lui, chissà, si merita le vacanze. Durante questo mese mi sono sentito uno zombie, a “dead man walking”, senza un briciolo di voglia ed assillato da mille paure che mi hanno tenuto compagnia e tormentato tra un attacco di nausea ed un altro. I miei genitori sostengono, con la formula del 50 e 50, che la nausea deriva dallo stress e, viceversa, che lo stress deriva dalla nausea. Io stesso non saprei dire se prima è venuto l’uovo o la gallina o, in altri termini, se prima ho avuto il crollo fisico e poi quello psicologico. So solo che le più bastarde paure mi hanno fatto vivere un mese da incubo. Paura di mangiare troppo per sentirmi male, paura di mangiare troppo poco per sentirmi peggio, paura di andare a dormire per non svegliarmi, paura di una rottura della macchina, paura di una infezione nel luogo dove faccio il tirocinio, paura di perdere la mia fidanzata, paura di perdere i miei genitori, paura del domani, paura di non trovare un lavoro in questa fottuta sicilia mafiosa, paura di dover trovare un lavoro e dover dare un voto in cambio, paura di sembrare uno sfaticato, paura di apparire.

Se solo potessi cancellerei dal VHS della mia vita il nastro che corrisponde a questo ultimo mese. Perché mi sono sentito alienato dal mondo, spento e tremendamente impotente di fronte a ciò che mi succedeva all’esterno e ciò che mi ribolliva all’interno.

Non dico di aver toccato il limite della schizofrenia ma, semplicemente, ho toccato il limite della igiene personale, da intendersi come l’equilibrio interiore che relaziona il “sé” all’esterno. Perché gli stati di stop mentale si alternavano tra loro lasciandomi in balia del pensiero di turno. Ora, senza dubbio, sono più che convinto (anche in virtù delle recenti analisi), che ho preso una gran brutta intossicazione che di certo ha avuto il suo ruolo. In me è cambiato, però, anche il mio modo di vedere la vita. Purtroppo la vita non è semplice e facile, è fatta di sacrificio e di fallimento. Fallimento che si manifesta con un esame andato male, con una partita di basket persa o con la consapevolezza di non aver fatto abbastanza. Per te e per il prossimo.

In questo giorni ho scritto tante volte questo post, archiviandolo perché non mi piaceva. Non tanto perché, essendo cose strettamente personali, non mi va di metterle ai quattro venti. Non ho mai pubblicato i miei pensieri perché ritenevo non essere completi, come se mancavano di una “chiave di scrittura”. Questa chiave credo di averla trovata in questa settimana, aiutato dalla mia fidanzata o, per meglio dire, dalla mia compagna di vita che dimostra ogni giorno di più la sua intelligenza. Ed è per questo che questa notte, nonostante una stanchezza incredibile, ho acceso il notebook e sto scrivendo dal mio letto queste righe. Parole che affiderò alla connessione Wireless che farà in modo che vengano memorizzate sul mio server privato negli Stati Uniti. Perché voglio tornare il Fabrizio di un mese fa, quello che mostrava agli altri il proprio equilibrio interiore. Perché voglio rileggere queste parole, e le vorrò rileggere tra una settimana, quando tutto sarà finito.

È tempo di voltare pagina.