Archive for April, 2008
Sarebbe semplice dire che Roma è fascista, Alemanno è un fascista e che saranno tempi neri. Sarebbe semplice. Troppo.
Penso che tutti noi dobbiamo trovare il tempo per guarire le ferite che in poco meno di due settimane hanno messo in ginocchio una intera classe politica, rendendola l’immagine speculare del niente. Perché il governo ombra proposto dal leader del neonasciuturo Partito Democratico avrà effettivamente la consistenza dell’ombra: basta una piccola luce e scompare. Dopo aver sanato le ferite è giunto il tempo di dare una svolta netta e radicale a questa Sinistra che ha affogato il proprio essere nella melma del falso buonismo politico.
Sono più che convinto che si debba prendere Gianni Alemanno come esempio della politica e del dialetto politichese e, con questo post, vorrei esporvi il mio punto di vista partendo dalla fine del discorso: il centrodestra, o per meglio dire, la Destra ha vinto e stravinto nonostante l’imbarazzante prepotenza di alcuni suoi esponenti, le sconsiderate battute leghiste e quell’odioso duopolio Dell’Utri-Berlusconi che afferma all’unisono l’eroicità del mafioso Mangano.
Nonostante Mangano, i fucili, il razzismo gli Italiani hanno di nuovo dato un mandato alla Destra e, secondo me, fa bene Filippo Facci a dire che a questo punto le cose sono due: o Berlusconi ci sa fare o gli Italiani sono degli stupidi. No, gli italiano non sono degli stupidi o per lo meno potranno essere tali soltanto una piccola parte che, in percentuale, porta una frazione della potenza elettorale del PdL appena manifestata alle elezioni. Berlusconi sa fare politica, nonostante la sua odiosa tendenza a non collegare, durante i momenti di eccitazione, il cervello con le corde vocali. Sa esporre chiaramente alle persone i buoni motivi per votarlo, motivi che a me fanno vomitare ma, a quanto pare, non a decine di migliaia di persone che da me la pensano diversamente.
L’emblema della sconfitta prende residenza nella Capitale. Io sono convinto che le amministrazioni di sinistra e di centrosinistra precedenti hanno fatto tanto per Roma. Gianni Alemanno era, infatti, pronto a fare il ministro ma con un colpo di reni ha conquistato la poltrona del sindaco. Il come è sotto gli occhi di tutti. Strumentalizzando ciò che rappresenta un vero e proprio buco nero della sinistra: la moralità. Repetita juvant: strumentalizzando. Ha capito che l’occasione del tentato stupro era troppo ghiotta per essere lasciata sulla spalla di un quotidiano locale e, con una opera risonante, ne ha fatto il tema del giorno. Rutelli, invece, si fingeva orafo e forgiava braccialetti. Una delle più grosse puttanate della storia politica da me vissuta.
A Roma si è verificato, in piccola scala, il riassunto di ciò che è avvenuto in larga scala: l’implosione della Sinistra. Quella Sinistra nobile che è pronta a difendere il più debole ed ha dei sani valori nel proprio DNA. Ma questa sinistra si è ammalata di cancro. Pian piano la malattia della superbia e dell’arroganza ha avvinghiato le cellul che la costituivano facendola morire.
Mentre Bertinotti e Diliberto cercavano freneticamente di far apparire come prioritaria, giusta e necessaria una legge per le coppie di fatto dall’altra parte si propagandava su come rendere sicuro il paese. Stiamo passando momenti non particolarmente belli e, posso ipotizzare, che per le famiglie non è di prioritaria importanza discutere sui diritti delle checche. Mentre a Sinistra si discuteva sulla falce e sul martello a Destra si propagandava sulla principale fobia del nostro Io: il mostro straniero che viene, ci ruba gli animali, ci stupra le donne e ci impala lasciandoci agonizzanti. A Sinistra si parlava di superiorità morale mentre a destra, sottobanco, si operavano le più astute (ed anche miserabili) strategie politiche.
Non vorrei essere frainteso su questi punti. La sinistra è anche questo ma non solo questo. La Sinistra deve avere una sua identità ma non può ridursi ad essere come un velo di zucchero che al primo soffio vola via. Deve garantire all’imprenditore, o a chi si accinge ad esserlo, un aiuto per la partenza della sua azienda e focalizzarsi sull’aspetto lavorativo dei giovani e non esclusivamente sul fatto che si possono fare o meno le canne in strada.
Mi si dirà: “Ma Fini ha focalizzato sul non potersi fare le canne in strada e se n’è fregato di dare una certezza lavorativa ai neo-imprenditori”. Giusto, giustissimo. Quasi sacrosanto. Ma loro hanno vinto, nonostante queste obiezioni, facendo quanto meno una propaganda su questi eventi. E la dimostrazione sii ricava dallo spostamento massiccio di voti da sinistra (leggi FIOM) a destra (leggi Lega) che ha toccato alcuni aspetti già illustrati. Io sono pià che sicuro che Alemanno non potrà fare nulla di più sulla sicurezza rispetto a quanto ha fatto Veltroni e rispetto a quanto avrebbe fatto Rutelli. Ma il primo ha saputo parlare alle persone, magari confortandole, gli altri due erano sicuro che ciò che dicevano era legge per il popolo.
Poi c’è da dire un’altra cosa che riguarda questa maledetta “nostalgia” della Sinistra che fu e non sarà mai più. Penso che la sinistra radicale se vuol tornare di nuovo a galla deve riporre al chiodo, una volta per tutte, sia la falce che il martello. Perché non si possono più usare i modelli socialisti in una società che guarda al capitalismo e che oramai pare irrimediabilmente proiettata verso esso. Bisogna evolversi. Mi ricordo che, due anni addietro, partecipai in qualità di cameraman ad una riunione del PdCI pubblicizzata come “Gramsci tra passato, presente e futuro”. L’evento era di un altissimo profilo storico, parlando ed analizzando tantissimi scritti, ma praticamente portava niente e meno di niente ai problemi che ci sono (presente) e che ci saranno (futuro). Li vedevo li, come se ideologicamente erano rimasti imbalsamati ai secoli addietro, pronti a commuoversi alla lettura dei quaderni, proprio come gli evangelisti quando si pronuncia la parola “Dio”.
Sia chiaro, per me evolvere non vuol dire convertirsi o, peggio ancora, fare larghe intese. Vuol dire ritrovare una identità anche a scapito dell’orgoglio ed adattarsi alla situazione moderna che, dal capitalismo, ha avuto benessere ma anche tanto malessere. Vuol dire smetterla di usare il termine “salario” ed iniziare a parlare di “mutuo”.
Perché se non facciamo così, se lasciamo da parte la superiorità morale, ci sarà sempre un Gianni Alemanno pronto a soffiarci il posto di sindaco lasciandoci, della superiorità, soltanto l’idea.
Una mattina mi son svegliato,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
Una mattina mi son svegliato
e ho trovato l’invasor.
Già, l’invasor. Oramai l’invasore ha il connotato politico. L’invasore è colui che, quasi senza contraddittorio, ti chiede un offerta in cambio della tua attività di lavoro.
O partigiano, portami via,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
O partigiano, portami via,
ché mi sento di morir.
Portami via, partigiano. Portami via.
E se io muoio da partigiano,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E se io muoio da partigiano,
tu mi devi seppellir.
Seppelliscimi, partigiano. Ma scrivi sulla mia lapide perché son morto.
E seppellire lassù in montagna,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E seppellire lassù in montagna
sotto l’ombra di un bel fior.
Un bel fiore in montagna. L’ombra piccina basterà.
E le genti che passeranno
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E le genti che passeranno
Mi diranno «Che bel fior!»
Si partigiano. Perché se non spieghi cos’è quel fiore allora tutto sarà perduto.
«È questo il fiore del partigiano»,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
«È questo il fiore del partigiano
morto per la libertà!» »
Libertà.
Ammazza come passa il tempo! Si prospetta un ritorno alla terra natia, in altre parole faccio le valigie per tornare a casa, e sto sistemando quella che fu la mia gloriosa stanzetta: un buco di 5metri quadri. Nel cassetto della scrivania ho trovato i diari delle superiori ed oggi mi son passato il tempo a leggerli. Ho notato che:
1) Le cazzate dei vari professori, alunni, bidelli dopo quasi dieci anni fanno sempre ridere.
2) Eravamo tutti dei cretini. O forse degli illusi? Maria mi scriveva i testi dei RHCP: “How long, how long will I slide …”, Sandro mi disegnava Goku e si firmava Vegeta, Jo Banana mi appiccicava stampati pornografici e li commentava, Jonathan mi costringeva agli straordinari per tener conto delle Kazzate, Ivan competeva con Jonathan.
3) Daniela… daniela! Come dimenticarla? “My dess is jojj la pira striit”. Ecco, Daniela! Leggere i suoi scritti mi induceva una salubre sensazione suicida che difficilmente posso spiegare.
4) Francesca D.F., oddio non ci parliamo più ma vi ricordate di quando con la Mendolia si mise a cantare in classe?
FDF: “Se non ci sei o non ci saraiii..”
Prof: “Francesscccaaaaaa!”
FDF: “..la nebbia fitta scenderà, oscurerà luci e colori…”
IO: “Fra, vedi che ti sta rimproverando”
FDF: “Ah!”
Prof: “B, C e pure D”
Mi sono ripromesso di portare online il famoso nostro sito ma i problemi sono due: il tempo ed il fatto che dovrei scrivere cose pungenti per persone che quasi quasi sono estranee. Che si fa?
Con l’insediamento di Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi, Palazzo Madama, Palazzo Grazioli e perfino all’Hilton Hotel si prospettano nuovi scenari per la politica estera di questo paese.
“La prima cosa da fare – dice il Cavaliere – è quella di mettere fine al conflitto culturale tra il Tibet e la Cina. Proporrò nelle prossime riunioni del Consiglio dei Ministri di installare delle antenne mediaset in modo tale da mostrare tette e culi tanto ai Tibetani quanto ai Cinesi. Così saranno impegnati a fare altro anziché darsele di santa ragione”. Proposta approvata con largo consenso dal PdL, dure le critiche di Via del Policlinico poiché nella sede di Rifondazione Mediaset non si riceve bene.
Un altro passo da compiere sarà quello di cementare la storica amicizia che lega l’Italia a Washington, ma George Dabliu Bush frena l’amico Silvio dicendo che, al momento, non ci sono guerre in programma per cui gli Italiani non servono ad una cippa. Proposta choc di Sandro Bondi: “Con l’aiuto delle neonasciture centrali atomiche italiane bisogna fare una bomba atomica ed installarla a bella vista sulla casa di Ahmadinejad”. Per questo ipotizzabile casus belli aspre critiche di Rifondazione secondo la quale le centrali atomiche non devono essere costruite nella già provata Campania ma inserite, in un contesto armonico ed ecologico, tra Arcole e Cologno Monzese.
In merito ad un programma di riqualificazione culturale e storico-politico Berlusconi propone il rientro delle opere che negli anni sono state sottratte dal nostro paese per essere riposte in altre Nazioni. “Ci sono – secondo il Premier – beni di inestimabile valore, di certo Made in Italy, che sono alla corte di Paesi che immeritatamente se li godono. Prendiamo, ad esempio, la Francia: chiederemo a Sarkozy di riconsegnarci Carla Bruni.”. Durissima Rifondazione che, con una nota del nuovo segretario ed editore di “Liberazione” Montezemolo, fa sapere che “Segolene Royal è molto più gnocca”.
Sono appena tornato da Milano, una città che secondo me sta affondando nella tristezza. Ho avuto modo di osservare le strade dai tram e dagli autobus ed mi è stato possibile “intercettare” le conversazioni di passanti o vicini di posto nei mezzi pubblici. Mi aspettavo, dopo il netto exploit della Lega Nord, di trovare un centro ed una periferia letteralmente tappezzata di manifesti elettorali con sopra stampato Bossi ma, invece, ho visto soltanto manifesti del PdL (tanti) e del PD (pochi). La lega, fatto salvo qualche raro pellerossa, pareva non avere spazio in capitolo per ciò che concerne questa tornata elettorale. Intanto è risultata la vincitrice a tutti gli effetti.
Perché la lega ha determinato la vittoria di Berlusconi? Perché è un movimento capace di intercettare il pensiero del ceto medio, medio basso. Tanto della “plebe” quanto della piccola borghesia. La lega riesce a parlare con la pancia del proprio elettorato e lo fa con veemenza, usando modi e pratiche dirette. Per quello che dice Bossi la lega potrebbe apparire perfettamente come un partito di estrema Destra ma, in realtà, sembra un qualcosa che è estranea alla politica. “Conflitto di interessi? Non è roba nostra, a noi interessano i soldi e la prosperità del Nord”. Ed è per questo motivo che, mentre la sinistra sta a litigare su chi è il leader in assoluto tra Stalin, Che Guevara e Fidel Castro, la lega convince il piccolo artigiano del fatto che è in pericolo. La lega rappresenta la vera e propria risposta alla Casta, è l’antipolitica.
Quattro anni fa prendevo una decisione. Non mi pento di aver scelto quella strada che, a conti fatti, m’ha dato un po’ di serenità e mi ha concesso di trovare un equilibrio interiore che, pareva, non aleggiare più in me. Avevo di fronte un bivio e la scelta della strada da percorrere dipendeva da me stesso. Da come avevo, ed ho, intenzione di vivere la vita. Ho scelto una strada conscio dei sacrifici che mi sarebbero stati richiesti per percorrerla. L’ho fatto sempre con dignità, tra momenti alti e bassi, ed ho sempre, pedissequamente, combatutto.
Ma la vita, ahimè!, non è una strada retta. Ci sono discese e salite ma, soprattutto, ci sono le curve. E quando sei lanciato a velocità nei tuoi progetti, nelle tue passioni e nelle tue speranze ti risulta difficile fare la curva. Se sei troppo veloce rischi di sfondare il guardarail e finire miseramente nel burrone.
Nel momento in cui scrivo sono lanciato con l’università e, nonostante il maledetto Fuori Corso marchiato a sangue in ogni certificato, se mi guardo dentro non ho alcuna recriminazione da porre in essere riferita al modo con il quale ho affrontato la mia carriera scolastica. Si dice che “A mal comune mezzo gaudio” ed effettivamente, universitariamente parlando, siamo tutti messi un po’ maluccio. Sono lanciato con diversi progetti che, spero, un domani mi daranno una piccola certezza economica in più. Sono lanciato con una storia che mi nutre, quella con la mia Compagna di vita.
Ma adesso devo fare una scelta. L’ho già fatta, se devo dire la verità, e ho fatto entrare un po’ di sole dentro di me e altre mille paure. Paure da affrontare, da atomizzare e da superare. Non sarà facile: devo ricominciare tutto da zero. Ho un budget massimo di 350€, forse qualche spicciolo in più, quattro pesci, quattro tartarughe, una chitarra che perde l’accordatura al primo giro, una tastiera Yamaha-PSR-K1, una focus da mantenere e una voglia di rimettermi in sesto. Non sarà facile, ma sono certo che è la cosa giusta da fare. So di non essere solo, so che ci vorrà tanta forza, tanti sacrifici ma, di certo, ce la farò. Anzi, ce la faremo.
La disfatta è totale. Catastrofica. In un paio di ore è stata sancita la fine della Sinistra storica. Non esiste più quell’ala politica che da sempre ha avuto a cuore la questione degli operai. È morta la balia delle fasce deboli che, paradossalmente, sono ancora più deboli nel 2008 rispetto al secolo scorso. Vero che non tutta la sinistra è nobile, anzi, ma un bravo biologo sa che l’ecosistema è tanto più ricco quanto più specie lo popolano.
Nuovamente abbiamo consegnato l’Italia, il paese dove nasce l’arte e la tecnologia, a Silvio Berlusconi. Non penso che sia la morte della democrazia perché quando il nemico sale sul trono è sempre una prova di grande democrazia. Lungi da me credere che le elezioni siano state viziate, nel senso tecnico del termine tralasciando quello “morale”, non voglio cercare scuse che limano la disfatta. Il cavaliere è il nuovo Presidente del Consiglio e, secondo me, ci rimarrà per molto tempo. Ed è questo punto che mi preoccupa. Il tempo che Berlusconi ha per sfasciare definitivamente il paese. Il mio paese.
A meno di implosioni interne, che comunque sono remote, Berlusconi farà dei desideri leghisti una priorità. Avremmo perciò il federalismo fiscale e, con ogni probabilità, assaggeremo i frutti di questa via politica in brevissimo tempo. La Lega è un alleato forte, ma non leale. Se Berlusconi vuole tenere a sé la poltrona la deve assecondare. Meno forte è AN che, al momento, appare nello stadio di maturazione. Senza il Premier Fini non è nessuno per cui i vari Gasparri dovranno essere leali alla Coalizione. Per questa miscela il cemento è a presa rapida ed a lunga durata.
Il problema di fondo è, però, Berlusconi. Adesso che in parlamento non ci sono più falci e martello, cosa che penso nessuno avrebbe mai previsto, e che il PD è praticamente in ginocchio il Cavaliere ha campo libero
per attuare la sua “idea” di governo Italiano.
Io mi domando come sia possibile credere a Berlusconi. Mi domando come sia possibile porre un minimo di fiducia ad una persona che è manifesta a farsi esclusivamente gli affari propri, usando le camere come meri strumenti di applicazione delle proprie leggi. Questa domanda, unita alla comprensione della forza del Cavaliere, mi preoccupa. Le recenti santificazioni del Mangano, passato da mafioso ad eroe, parevano essere un invito di voto e già questo potrebbe mettere sull’attenti una persona comune. Ma lasciando stare intrigati sentieri basta sentire una qualsiasi intervista per comprendere cosa voglia dire Berlusconi. Un’ora fa l’ho ascoltato a studio aperto e ho faticato a trovare una sensatezza nelle sue parole. Mischiava populismo (“Risolvo la questione rifiuti a napoli”) ad egocentrismo usando aggettivi ed portandoli a sé: un grande presidente, a livello mondiale, vuole cenare con me nei prossimi giorni, sono tanti i presidenti che si sono congratulati con me. Ha perfino elogiato il “Forza Russia” dell’amico Putin sorvolando sulle questioni di politica estera dell’alleato col cosacco.
Berlusconi sfascerà l’Italia. Lo farà da dentro.
Il mese scorso mi trovavo a Zafferana Etnea, un bellissimo paese ai piedi dell’Etna, con la mia fidanzata. La classica vacanza di due giorni compresa nel budget di 100€, pernottamento compreso. Di quella vacanza, nemmeno così tardamente passata, ricordo l’intraprendenza e l’indipendenza di decidere se, come e quando andare sulla neve. Con i jeans e con le scarpe da tennis perché a noi, giovani e baldi, cosa importava della neve? Nulla, volevamo soltanto trascorrere due giorni assieme, possibilmente felici. Le quarantottore son passate in fretta, quasi son volate, ma sono state vissute intensamente. Ci siamo divertiti, lasciandoci dietro la vita, e abbiamo creato una nuova complicità: quella della organizzazione “familiare”. Ci siamo divertiti.
Esattamente una settimana fa ero all’ospedale. Con la flebo che mi nutriva aspettavo le analisi nella scomoda lettiga del pronto soccorso del nosocomio. Mezz’ora prima i sensi mi avevano abbandonato.
Tornati da Zafferana il Fabrizio sembra essersi perso. Colpa di una intossicazione alimentare, presa chissà dove, che ha ridotto al lumicino la mia forza e la mia voglia. Colpa di una cura a base di antibiotico che anziché sviluppare la mia salute pareva sviluppare la raccolta punti-premio del mio medico di fiducia. Anche lui, chissà, si merita le vacanze. Durante questo mese mi sono sentito uno zombie, a “dead man walking”, senza un briciolo di voglia ed assillato da mille paure che mi hanno tenuto compagnia e tormentato tra un attacco di nausea ed un altro. I miei genitori sostengono, con la formula del 50 e 50, che la nausea deriva dallo stress e, viceversa, che lo stress deriva dalla nausea. Io stesso non saprei dire se prima è venuto l’uovo o la gallina o, in altri termini, se prima ho avuto il crollo fisico e poi quello psicologico. So solo che le più bastarde paure mi hanno fatto vivere un mese da incubo. Paura di mangiare troppo per sentirmi male, paura di mangiare troppo poco per sentirmi peggio, paura di andare a dormire per non svegliarmi, paura di una rottura della macchina, paura di una infezione nel luogo dove faccio il tirocinio, paura di perdere la mia fidanzata, paura di perdere i miei genitori, paura del domani, paura di non trovare un lavoro in questa fottuta sicilia mafiosa, paura di dover trovare un lavoro e dover dare un voto in cambio, paura di sembrare uno sfaticato, paura di apparire.
Se solo potessi cancellerei dal VHS della mia vita il nastro che corrisponde a questo ultimo mese. Perché mi sono sentito alienato dal mondo, spento e tremendamente impotente di fronte a ciò che mi succedeva all’esterno e ciò che mi ribolliva all’interno.
Non dico di aver toccato il limite della schizofrenia ma, semplicemente, ho toccato il limite della igiene personale, da intendersi come l’equilibrio interiore che relaziona il “sé” all’esterno. Perché gli stati di stop mentale si alternavano tra loro lasciandomi in balia del pensiero di turno. Ora, senza dubbio, sono più che convinto (anche in virtù delle recenti analisi), che ho preso una gran brutta intossicazione che di certo ha avuto il suo ruolo. In me è cambiato, però, anche il mio modo di vedere la vita. Purtroppo la vita non è semplice e facile, è fatta di sacrificio e di fallimento. Fallimento che si manifesta con un esame andato male, con una partita di basket persa o con la consapevolezza di non aver fatto abbastanza. Per te e per il prossimo.
In questo giorni ho scritto tante volte questo post, archiviandolo perché non mi piaceva. Non tanto perché, essendo cose strettamente personali, non mi va di metterle ai quattro venti. Non ho mai pubblicato i miei pensieri perché ritenevo non essere completi, come se mancavano di una “chiave di scrittura”. Questa chiave credo di averla trovata in questa settimana, aiutato dalla mia fidanzata o, per meglio dire, dalla mia compagna di vita che dimostra ogni giorno di più la sua intelligenza. Ed è per questo che questa notte, nonostante una stanchezza incredibile, ho acceso il notebook e sto scrivendo dal mio letto queste righe. Parole che affiderò alla connessione Wireless che farà in modo che vengano memorizzate sul mio server privato negli Stati Uniti. Perché voglio tornare il Fabrizio di un mese fa, quello che mostrava agli altri il proprio equilibrio interiore. Perché voglio rileggere queste parole, e le vorrò rileggere tra una settimana, quando tutto sarà finito.
È tempo di voltare pagina.