Archive for March 6th, 2008
Mi sveglio di prima mattina, un po’ rincoglionito, perché non sono abituato al rumore nuovo che c’è in camera. Ad un certo punto penso che il mio nuovo progetto che, con ogni speranza, dovrà economicamente confluire nella tassa universitaria non è perfetto senza un nuovo frontend. Vada per il frontend, non sono un grafico ma vabbé… programmo.
Ad una primissima analisi la cosa sembra fattibile, qualche migliaio di linee di codice da scrivere e sistemare in due o tre ore (Dio benedica il copia ed incolla) e qualche ora di testing. Per prima cosa si scrive il codice… Ora, per chi non lo sapesse, la programmazione di portali web necessita quattro conoscenze:
1) HTML. Ovvero quel complicato codice di tag, attributi, riferimenti.
2) CSS. Che fanno la grafica del portale.
3) Linguaggio. Che in pratica traduce dei comandi più o meno complessi in grafica (CSS) e HTML.
4) Database. Per l’interazione con i dati più vari (username, password, email, ordini etc).
Scrivo un centinaio di linee di codice e mi accorgo di una cosa. Una query, ovvero una “interazione” con il database non funziona come dovrebbe. Vedrò di essere semplice. Attraverso la query si scrive un dato in una tabella. Se immaginiamo la tabella come una rubrica telefonica possiamo immaginare la query come l’atto di scrivere nome e numero di telefono. Così:
INSERT INTO rubrica (nome, telefono) VALUES (‘Andrea’,’320-xxxxxxx’);
Si traduce nell’inserimento di Andrea con il suo numero. In modo analogo, per ritrovare il numero di Andrea la query è la seguente:
SELECT telefono FROM rubrica WHERE nome = ‘ANDREA’ LIMIT 1;
Se prima scrivo il numero di telefono di Andrea e, subito dopo, lo richiedo mi aspetto di ritrovare il famoso 320-xxxxxx. Invece nel mio script qualcosa non funzionava perché il numero non rimaneva inserito. Inizia il debugging, ovvero quella operazione di ricerca degli errori. Spendo oltre un’ora a ricercare e a rifare il codice ma il risultato è sempre quello. Il numero di Andrea non viene inserito. Panico.
Con un po’ di orgoglio ferito penso che non è colpa mia ma del webserver (Apache) o del server SQL (MySQL). Vado nei rispettivi siti e da perfetto Geek mi sfoglio migliaia di bug scritti in ogni possibile lingua. Niente… Sarà un bug non segnalato?
Mi ricordo, improvvisamente, che Microsoft Windows fa schifo e che devo decidermi a usare di più il mio box GNU/Linux. Trasferisco il progetto sul pinguino e… nulla! Sto cavolo di Andrea, lo sto odiando!
Nel frattempo è già pomeriggio inoltrato.
La decisione estrema: ricompilare Apache e MySQL. A colpi di wget, make, make install ho le ultimissime versioni funzionanti che girano una bellezza. Provo e…nulla!
A questo punto non so che fare. Ho escluso il database, ho escluso il webserver deve essere per forza un errore mio! Ma dal debugger non c’è traccia di errore, tutto fila liscio. In pratica, però, scopro che il numero di Andrea viene inserito correttamente ma cancellato nel giro di un microsecondo.
I trigger di MySQL! Certo! Archimede mi chiede il copyright per aver gridato “EUREKA!” ma penso che spenderò soldi inutilmente. Nessun trigger su MySQL. A questo punt o che diavolo è? Sposto il tutto nel server di produzione e, ovviamente, nulla! Non ci speravo, ma tentar non nuoce.
Inizio a ricordarmi di non essere cattolico, con buona pace di chi mi sta accanto e che mi vede lanciare occhiatacce contro il mio computer. Nella mia scrivania ho tre DVD di svariate distrubizioni GNU/Linux, i datasheet ed i log delle operazioni… Già i LOG.
Sto scrivendo su un BLOG che fa rima con LOG. LOG che è il diminutivo di logger, ovvero “diario”. Apache ha un suo log, vediamo che mi dice! Scorro tre o quattromila linee e noto una cosa: due linee
http://servertest/cp/updatefrontend/serie_di_valori_del_frontend
http://servertest/cp/updatefrontend/niftycorner. css
Da dove spunta quel niftycorner.css? È una libreria che ho installato dagli albori del mio progetto ma perché viene richiamata in quel modo? Vuoi vedere che… viene richiamata per qualche ragione la pagina e mi azzera il frontend?
Sostituendo in un file niftycorner.css con /niftycorner.css ho risolto tutto.
Brutta la vita del programmatore.
Toga rossa è un termine 0ramai diventato comune, sebbene altamente lesivo dell’immagine del magistrato. Se, per un attimo, affermiamo che questo è vero, ovvero affidiamo alla Sinistra la maggior parte della magistratura, dobbiamo riconoscere che le toghe fanno un gran lavoraccio per portare a Sinistra una cosa che è essenzialmente di Destra: l’intera giurisprudenza.
Va da sé che non è possibile fare generalizzazioni ma per alcuni casi pare che l’apparato burocratico, che fa coda al Diritto, va contro al povero cittadino che in qualche modo pare indifeso. Vediamo alcuni casi, con una piccola premessa: non ho studiato diritto e le cose che scrivo sono mie interpretazioni.
1) L’acquisto di una casa.
Mario Rossi si rivolge all’agenzia immobiliare “Tal dei tali” e viene accolto da un bel ragazzone con i capelli umidicci di gel, cravatta che si sposa con l’abito firmato e odoraccio di sigaretta mascherato da un chilo di gomme da masticare collocate nell’intera cavità buccale. Dapprima intontito dall’abbagliante sorriso all’idrossido di sodio il nostro amico si fa illustrare una casa che “è richiesta da altre dieci persone perché è la più meravigliosamente-assai-perfettisimissima-deluxissima che ci sia”. Mario Rossi, che non è stupido ma solo sprovveduto, accetta e firma un preaccordo con l’agenzia e con il proprietario. Versa la caparra all’agenzia e la provvigione pari all’odiato 3% e contento va dalla fidanzata, che nel frattempo è diventata moglie: “Cara: abbiamo una casa”.
Davanti al notaio però, l’amara sorpresa: “Su questa casa verte una ipoteca” tuona il cupo notaro, che a fuoria di ex-articoli, comma, paragrafo e sentenze dice che, comunque, l’acquisto si può fare. Il rappresentante, di dietro, annuisce con la testa e, per venire incontro al cliente, dice che non può lasciarsi sfuggire questa occasionissimissima e che per tutelarsi può far firmare all’attuale proprietario una “carta” con la quale si impegna ad estinguere il debito che genera l’ipoteca.
Mario Rossi pensa alla sua casa, alla sua moglie ed ai pargoli che ci sguazzano dentro. “Massì, siete delle brave persone”, firma il contratto, fa firmare l’accordo al vecchio proprietario e toglie dagli imballaggi i mobili e gli elettrodomestici.
Passano due anni e un cupo agente di recupero crediti, che magari è stato addestrato in Russia, suona alla porta di Mario Rossi e informa con sadismo che ha tempo due giorni per liberare la casa. Il vecchio proprietario non ha estinto il debito e la banca rivendica la proprietà dell’immobile.
Chi ha ragione? La banca che ha miliardi di euro di capitale sociale o Mario Rossi che ha dovuto comprare la batteria di pentole da Giorgio Mastrota? In comode rate da 22 euro. Per cinque anni.
Ha ragione la Banca! A Mario Rossi non restano che due alternative: sloggiare o estinguere di propria tasca il debito. Sceglie la seconda, chiama “Prestitò e il contante ce l’ho” e si fa finanziare per estinguere il mutuo con la banca. Ma quei soldi extra li può recuperare? Si, facendo causa al vecchio proprietario che, nel frattempo, ha ceduto tutto alla moglie (in separazione di beni, s’intende!) o ad un amico e risulta nullatenente. Ergo non rivedrà un centesimo.
2) L’assicurazione.
Fabrizio , nome di fantasia, è un simpatico bamboccione messinese che deve rinnovare l’assicurazione alla propria autovettura. In casa possiede un angolo adibito alla adorazione di San Bersani ed è convinto che grazie all’intercessione del decreto questa volta pagherà di meno. Chiama l’agenzia assicurativa che dice:
“Caro Fabrizio, buone notizie. Non hai mai fatto incidenti e sei aumentato di classe!”.
“Evvaiiii! – esulta – Quanto pago?”
“60€ in più della volta scorsa!”, è la risposta della consulente assicurativa.
“Ma come – attonito – dice il Fabrizio. Ma se adesso ho una classe migliore!?”
“Si, ma c’è stato l’aumento”
Profondamente incazzato si ricorda che è anche socio di Altroconsumo e chiede un preventivo con il massimo sconto possibile al servizio Assicurazioni. Con tre o quattro effettivamente risparmia qualche spicciolo ma c’è la possibilità che il profilo assicurativo non coincida col profilo dell’agenzia. Scoprirà alla prossima chiamata cosa vuol dire.
Chiama una famosissima Assicurazione ed è costretto a farsi portare i sali e l’aceto per rianimarsi: 3563€ di premio annuale!
“Mi scusi – dice garbatamente – ma lei pensa che questo sia un premio che rispecchia la mia attuale situazione assicurativa?”
“Questi sono i profili della sua zona – dice l’impiegato al callcenter- non ci posso fare nulla”
“Ma io non ho mai causato sinistri in quasi un decennio di copertura assicurativa”
“Però la sua zona è a rischio!”, risponde l’operatore.
“Ma io non sono a rischio!”
“Che ci vuol fare, cambi regione. Arrivederla.”
“Arrivederla.”
Cambiare regione. Si, perché se fossi… se fosse stato residente in Veneto tal Fabrizio avrebbe pagato decimi di quel premio.
In pratica il ragionamento potrebbe essere questo: “Siccome una parte dei Siciliani campano di truffe all’assicurazione questa accolla le perdite alle persone oneste che si ritrovano a pagare le truffe del vicino di casa.”
Anni ed anni di multe, di avvisi, di richiami alle grandi società assicurative hanno prodotto una fava per quanto riguarda i diritti del povero Fabrizio di turno. Se la Giurisprudenza, o per meglio dire, tutto l’apparato fosse di Sinistra allora l’assicurazione “Tal dei Tali” che non vigila sull’operato dei propri ispettori, oppure che fa cartello con l’assicurazione “Quel di quei” verrebbe cancellata da ogni registro di ogni camera di commercio. E giusto per essere giustizialista il management dovrebbe finire in regime di carcere duro. In ginocchio sui ceci. Obbligato a vedere “Amici di Maria de Filippi”.
3) Le banche.
Andrea Bianchi lavora in un call center ed ha appena risposto a Fabrizio che gli chiedeva un preventivo su una assicurazione. Maledice il nano d’Arcore per aver reso la precarietà legale e il Mortadellone per aver lasciato la situazione intatta. Torna a casa e decide di visionare l’estratto conto dall’ATM della sua banca ma non appena inserisce la scheda magnetica questa viene risucchiata dentro il macchinario con una accelerazione di gravità pari a 12G. Con la spalla dolorante per il trauma vede sullo schermo una inquietante scritta: “SCOPERTO!”. Ed un lampeggiante con annessa sirena entra in funzione per indicare il reo del delitto di “aver prelevato soldi in quantitativo maggiore alla sua reale disponibilità.”.
Torna a casa e trova nella cassettina una lettera dalla banca che “intima di procedere al versamento di euro 43 per scoperto sul proprio saldo”. Andrea sa che una volta ha acquistato la lavatrice di 450€ quando nel conto ne aveva 350, ma i restanti 43€ da dove vengono? Ha fatto quell’acqusito perché sapeva che dopo due giorni avrebbe avuto un accredito di 100€ sul suo conto. Per cui 350+100-450=0! Ed i 43 euro?
Chiama un’addetta che, seccata, risponde che i 43 euro sono suddivisi tra: diritto di scoperto, spese di notifica, more, accidenti, maledizioni, esorcisti, studi legali, interessi e via dicendo. Per cui un giorno di scoperto costa a Andrea quasi quanto tre giorni di lavoro. Tra l’altro l’impiegata rimarca sul fatto che non conviene avare un conto in banca con uno stipendio di 450€ al mese. Andrea, che ci volete fare?, si illudeva che dopo la laurea avrebbe trovato lavoro retribuito.
Incazzato chiama il padre. Gli chiede
“Babbo, ma la tua banca quanto ti riconosce d’interessi?”
“Uh, non ne parlare – risponde il padre attorcigliandosi la barbetta bianca -. Con una media di 20.000€ l’anno ho maturato un cappuccino ed un cornetto di interessi, calcolando le spese. Anzi, togli pure il cornetto.”
Se la giurisprudenza fosse di “Sinistra” queste situazioni potrebbero mai verificarsi?