Archive for February, 2008

Nuovamente sulla questione Mitrokhin. Noto due cose:

1) Padre e figlia dopo anni riallacciano i rapporti. Oh, che ci volete fare… sono un romanticone e mi piace sottolineare queste cose. In più la storia del cane, devo ammettere, che è molto tenera.

Però questa vicenda non è fatta soltanto di baci ed abbracci tra i Guzzanti. Sono morte delle persone. Spie o non spie. Calunniatori o gentiluomini. Brave persone o perfide persone. Si parla di morte che non distingue la spina dalla rosa. E per questo debbo constatare una cosa: il punto numero 2.

2) La strumentalizzazione della brava Sabina. Fin quando stava taciturna a postare esclusivamente articoli inerenti al suo lavoro allora “i figli erano contro il padre” ergo “il padre dice cazzate”. Lo pensavo pure io, non mi sottraggo, e probabilmente l’avrei anche scritto prima o poi. Ora che la presa di posizione è stata netta, Sabina sembra apparire quasi come una credulona di basso profilo.

A me pare che Sabina abbia centrato un punto “morale”: si può essere distanti politicamente con l’avversario, come lei lo è col padre (e lo ripete spesso), ma questo non vuol dire che l’avversario non possa dire anche un solo centesimo di verità.

Incredibile: non esistono più le certezze in assoluto.

Mhh… puntualmente riscopro il sano piacere di mettermi a dieta. Questa volta, però, l’accumulo di adipe mi è stato fatto notare da una gentile donzella in mezzo alla strada.

Sarà colpa del taglio di capelli “alla finocchio”?

… è bello quando si accende la spia della riserva e, nonostante tutto, sorridi!

È andata!

Non amo particolarmente fare il copia ed incolla ma è successa una cosa strana nella blogosfera. Sabina Guzzanti ha preso posizione sulla vicenda Mitrokhin dicendo che:

 ho studiato un po’ la faccenda abbastanza da dire che quello che scrive orlando son pure minchiate. ho pure intervistato gordievki bukosky e altri che danno ragione a mio padre. lui sta scrivendo un libro che dovrebbe chiarire molte cose su una vicenda così complicata e pericolosa che non me la sono sentita di andare avanti. le spie non sono il mio campo e non saprei come procedere senza farmi strumentalizzare da tutti quelli che incontro. di cert le cose non stanno affatto così come le hanno riferite e la commissione mitrokin non ha niente a che fare con telecom serbia. le indagini che hanno fatto comunque portano a considerazioni molto interessanti su diversi misteri italiani

su questa vicenda credo che Marco sia semplicemente non molto informato e d’altra parte non è il genere di inchieste di cui è esperto. credo che si sia un po’ limitato a ripetere quello che hanno scritto gli altri. Glie l’ho detto naturalmente che non ero d’accordo con il suo corsivo e in particolare che trovavo profondamente ingiusto associare l’investigazione della Mitrokin che per altro è presa piuttosto sul serio all’estero, a quella di telecom serbia che era di tutt’altra natura. Quindi su questo punto io e Marco semplicemente non siamo d’accordo.

Per chi non lo sapesse Sandro Orlando ha scritto un libro intitolato “La repubblica dei Ricatti” nel quale (sebbene non l’ho ancora letto) pare voler affermare delle precise accuse nei confronti di alcune commissioni parlamentari.

La presa di posizione di Sabina mi ha spiazzato. Quando Paolo Guzzanti diceva che “i miei figli, nonostante siano di sinistra,   la pensano esattamente come me” avrei scommesso che fosse una cazzata detta così per guadagnare prestigio di fronte ai frequentatori del blog. Invece Sabina dice che, sic et simpliciter!, Sandro scrive minchiate. Anche su Marco Travaglio dice che è disinformato o non molto informato. Che poi è lo stesso. Però ripete due volte che la questione Mitrokhin è differente dalla questione Telekom, che è di diversa natura.

Io ho sempre pensato che la distanza di Sabina, che è molto in vista grazie al suo blog, fosse stata una distanza “di contenuto” e non semplicemente ideologica. Tutto si può dire meno che sia intelligente per cui mantenendosi distante – pensavo io – ci vuol fare capire che il padre, in qualche modo, dice puttanate.

Ieri, però, questa presa di distanza si è frantumata con delle parole che difficilmente possono essere strumentalizzate e che, secondo me, non lasciano spazi a seconde interpretazioni: l’affare Mitrokhin è un gran brutto affare. Fatto di persone morte e, forse, chissà quali altri segreti. Segreti che sono difficili da interpretare. Segreti mortali.

Da questa storia, da tutta questa storia, ho compreso una cosa: che la verità non esiste in forma tangibile. Non appare mai di un colore, rosso o nero. E che chi si arroga il diritto di avere la verità, sia rossa sia nera, non è altro che un illuso. Ho già detto privatamente al senatore Guzzanti che mi scusavo per delle mie conclusioni affrettate, pur continuando a mantenere un corposo scetticismo nei fondi di questa vicenda. Devo ringraziare Enrix, con il quale manco farlo apposta non condivido nemmeno un briciolo di politica, per avermi in qualche modo canzonato e costretto a guardare in faccia le cose come stanno: la verità non ha colore.

Lo faccio pubblicamente, perché come tutti voi sanno, questo blog non deriva da un nickname. Non penso di tornare su questa vicenda perché mi sono accorto che i mezzi in mio possesso (internet, giornali, libri e TV) non sono oggettivamente sufficienti per capire meglio. Parlo l’inglese, ma non il russo.

Guardo in modo distratto la trasmissione su RaiTRE – Mi Manda RaiTRE – condotta da Andrea Vianello. È appena passato un servizio nel quale si denunciava un ex medico che propone una discutibile terapia alternativa contro il tumero: il bicarbonato di Sodio. HCO3Na.

Al di là della questione devo dire che, raggiunto di nascosto dalle telecamere, il signore in questione afferma con naturalezza una cosa sconvolgente: la medicina è impotente di fronte al cancro. Sono d’accordo.

I passi da gigante che leggo in ogni pubblicazione scientifica che divoro per i fini universitari, gli articoli sulle prestigiose riviste alle quali sono abbonato, i testi di immunobiologia che consulto si scontrano con il “senso comune”, ovvero con la percezione che la gente ha del tumore. Sono, tristemente, certo che ogni famiglia ha nel proprio recente almeno un caso di neoplasia. Il tumore è qualcosa per il quale abbiamo paura, che non nominiamo neppure. Nonostante quella massa informe, avida di alpha-D(+)-Glucosio, sia conosciuta dal punto di vista fisiologico da oltre un centinaio di anni per alcune situazioni sembra non esserci rimedio.

La biologia molecolare è in ginocchio perché se è vero, come è effettivamente vero, che grazie alla diagnosi precoce molte neoplasie possono essere bloccate sul nascere è anche vero che noi dei nostri geni non conosciamo nulla. Li brevettiamo solamente. Sappiamo per certo che alcune molecole, assieme ad alcuni tipi di radiazione, distruggono la cellula e la rendono incontrollata ma non sappiamo ancora come fermare, in modo intelligente, questa cellula. La bombardiamo con altre radiazioni. Come se per proteggere un campo dalle cavallette si mettessero nell’ecosistema delle cavallette ancora più voraci che si mangiano le prime.

La mia specializzazione di studio riguarda lo studio dei virus e dei batteri. Ma in questo post parlo come uno che di biologia non ne ha mai sentito parlare.

Non ho problemi ad ammettere quando esagero e con Enrix ho esagerato. Usando parole opinabili per delle mie personali visioni di alcune cose. Forse anche questo è un esempio di maturità.

Per questo motivo, oltre a ritirare in toto quanto detto, chiedo scusa all’interessato.

Cinque anni fa sbagliavo svincolo ed uscivo dall’autostrada nel posto sbagliato. Mi ero perso. L’appuntamento era in periferia e, invece, l’ho incontrata al centro. Era il 14 febbraio.

Il nostro compito era quello di simulare una uscita tra amici, facendo i perfetti complici per due nostri amici-parenti che, altrimenti, non avrebbero potuto vedersi. Erano altri tempi quelli. Si usciva in quattro, era soltanto una pizza tra amici. Si, era soltanto una pizza tra amici. I genitori della fidanzata del mio eterno amico così avrebbero creduto che era una innocente pizza lasciando uscire la figlia, sorvolando sulla incredibile coincidenza del giorno. Il giorno di San Valentino.

Secondo i piani eravamo tra amici e nulla di più. Nel cofano della mia Ford Ka, però, c’era una rosa rossa. E nella sua borsa un profumo. Subito dopo la pizza, a bordo delle nostre macchine, raggiungemmo una piccola litoranea e con un imbarazzante preambolo ci scambiammo i doni. Una rosa ed un profumo. Il giorno di San Valentino.

Prima di accompagnarla a casa ci fermammo a piazza Cairoli, nel centro di Messina. Faceva freddo, fumava il fiato. Due gelide panchine ci accolsero: io rannicchiato in una giacca di pelle e lei in un piumino. Ci sedemmo vicini, ci guardammo in viso. Le dissi che se eravamo arrivati a quel punto non era di certo un caso. Mi rispose che aveva paura. Le presi la mano, le chiesi di alzare lo sguardo verso di me. Un bacio. Un bacio che ci fece dimenticare del freddo.

Non ricordo quanto tempo rimanemmo seduti. Ricordo che, facendo per andar via, le presi la mano. Avevamo i guanti di lana, e forse istintivamente ce li togliemmo.

Sono passati cinque anni da quella sera. Non sbaglio più lo svincolo dell’autostrada. Le emozioni, le esperienze, le paure, i momenti belli e quelli brutti, i ricordi, i baci, i regali e tutto quello che in questi cinque anni abbiamo condiviso, questa sera, mi ha fatto fare l’autostrada con un nodo alla gola e con gli occhi umidi. Perché il Dio che non ho mi ha fatto il dono più grande, perché capire di volere la felicità di una persona vuol dire capire tante cose della vita. Perché mi manca ogni giorno che non ci possiamo vedere, perché mi manca dopo un istante che ci siamo salutati. Perché sapere di poter alimentare le nostre vite con l’amore, con il rispetto e con l’onestà che merita, ti fa affrontare anche i momenti più grigi della vita. Perché anche nella privazione, nel non avere una certezza economica per un solo giorno di vacanza, perché nei sacrifici il sentimento non cambia.

Perché ti amo.

Ennesima telefonata intercettata dalla solita toga rossa.

Berlusconi - Pronto?

Guzzanti – Uè Silvio, sono Paolo.

Berlusconi – Ah, Paolo.. fratello mio: hai cambiato voce? Senti nel pezzo di domani dovresti mettere, se non è già in stampa, un titolo che fa più o meno “Berlusconi: il leone delle libertà” …

Guzzanti – Silvio, frena… sono Paolo, Paolo Guzzanti.

Berlusconi - Ah, Paolo.. scusa per un attimo [incomprensibile]

Guzzanti - Non ti preoccupare, comunque se vuoi il pezzo del leone lo scrivo io

Berlusconi - Sisisi, comunque dimmi tutto carissimo…

Guzzanti - Ti ricordi che ti avevo promesso di portar voti?

Berlusconi - Eh!

Guzzanti - Ho messo a punto la mia macchina elettorale.

Berlusconi - Eh!

Guzzanti - Ho fatto un sondaggio sul mio blog e …

Berlusconi - Dove? Sul blogché?

Guzzanti - Su internet.

Berlusconi - Ah!

Guzzanti - Ahm.. ed ho fatto un sondaggio…ehm… per vedere quanti sono con me… Cioè con noi, capisci?

Berlusconi - Eh, quanti sono?

Guzzanti - Sono 90!

Berlusconi - Mhh, mbe, 90 mila non son tanti.. Però… però le ultime le abbiamo perse per 25 mila… Ok si può fare.

Guzzanti - No, guarda… Intendevo proprio 90

Tu-tu-tu-tu-tu

Berlusconi - Eh!

Guzzanti - Silvio, che succede? È caduta la linea? Avevi Saccà in attesa?

Berlusconi - Guzzanti, cribbio di un cribbio. I tuoi 90 voti sai dove te li ficchi?

Guzzanti - Ma Silvio, ma aspetta… Cioè si può migliorare.

Berlusconi - Silvio un cazzo! Sei più inaffidabile di una mia promessa elettorale.

Guzzanti - Siamo pochi ma buoni, le librerie… i caffè della rivoluzione, la politica che inizia dai bar?

Berlusconi - Rivoluzione? Ma va da via el cul te e la rivoluzione! [incomprensibile] cribbio [incomprensibile]. Sei così…Tu sei … come debbo definire uno che chiama un partito politico Rivoluzione che fa rima con Russa?

Guzzanti - Ma no, ma che hai capito. È proprio qui il gioco. Rivoluzione Italiana proprio per una sorta di antinomia, politica se vogliamo, con quella Russa. E poi siamo un movimento mica un partito.

Berlusconi - Appunti, movimentatevi ed andate a fanculo.

Guzzanti - Ma, aspetta. On s’engage

Berlusconi - Ma vaffanculo.

Tu – Tu – Tu

Immediato il post del Senatore Guzzanti: “Ho parlato con Berlusconi che ci da pieno, totale, fraterno appoggio lodando la nostra iniziativa. La Rivoluzione Italiana presto falcerà la malerba che infesta la politica italiana. Amici rivoluzionari: on s’engage et apres on voit“. Seguono 90 commenti di persone estasiate.