CuffaroIncredibile ma vero. Appena pronunciata la sentenza, Salvatore Cuffaro, scoppia in lacrime. L’hanno condannato per favoreggiamento, ha aiutato alcuni uomini di Cosa Nostra. Piange, Cuffaro. Piange. Ma sono lacrime di felicità, le sue, perché la condanna che arriva sul Governatore “Vasa-Vasa” è quella di aver favorito singoli mafiosi, non la mafia nella sua totalità.

Stringe la mano a tutti, Totò. È contento, lo sapeva fin dall’inizio di non essere mafioso. Ma la condanna c’è, sebbene valga la formula della presunta innocenza fino alla formulazione della sentenza definitiva. Quella della Suprema Corte di Cassazione.

Cinque anni non sono nemmeno pochi, sono una fetta della vita. Ma Totò sa che di questi anni non ne passerà nemmeno uno in gattabuia. Ricorrerà in appello quasi non curante della condanna. Aver favorito singoli mafiosi non è un buon motivo per restituire alla sicilia la sovranità elettorale, rimarrà al suo posto. E da domani incontrerà tutti, amici ed elettori, magari dandosi da fare per “u postu i travagghiu”.

I giudici del primo grado hanno stabilito che il governatore ha aiutato alcuni uomini di cosa nostra. Ha passato loro delle informazioni e, come si lascia intendere da alcune parti, lo ha fatto bonariamente. Difficile crederci: difficile pensare che una persona di un tale spessore politico sia un allocco che lascia trapelare segreti istituzionali.

Cuffaro non ha aiutato una intera squadra di calcio; soltanto il portiere, il difensore, l’ala destra, lo stopper e due attaccanti. Forse anche il guardalinee.