Si sono mosse tantissime critiche all’OpenSource, definendolo più che altro un movimento politico anziché un modo di sviluppare, e concepire il software. Penso che la valenza “politica” che sia stata attribuita alle varie licenze GNU-like sia un po’ troppo esagerata però, a mio avviso, è indubbio che ha rivoluzionato il panorama del software.
Oramai è incontestabile che il software, quella cosa astratta fatta da miliardi di sequenze di bit e byte, sia entrata a far parte della nostra vita in modo prepotente. C’è del software nei telefonini, nelle automobili e perfino nelle lavatrici! Ma la conoscenza di come è possibile che un aggeggio funzioni, al livello della sua astrazione, di fatto implica soltanto vantaggi.
Sembrerà strano ma ho maturato questa riflessione grazie… al mio router! Il software installato era tutto fuorché performante, e dovevo resettarlo di continuo almeno fino a quando ho scoperto che potevo installare GNU/Linux. Certo, non le distro da diverse decine di GB ma delle versioni ridotte, personalizzati. Che calzano a pennello. E per quanto possa sembrare strano, avere un qualcosa il cui codice sia aperto, permette di sfruttarla in modo quasi “divino”. Posso fare dei cronjob, ovvero delle operazioni ripetitive, potrei usarlo come ponte tra casa mia e il server dell’università, potrei migliorare le difese, installare un antivirus… Tutte cose che non avrei potuto fare se il software fosse stato proprietario.
Filosofico, più che politico, forse…
A tratti anche estremista…