C’è una cosa che vorrei fare. E non soltanto adesso, in preda allo sconforto per il primo raffreddore invernale. Vorrei tanto poter essere indipendente in toto e poter gestire la mia, la nostra, casa. Non dico famiglia perché per colpa di un sistema perverso, fatto di abusi e soprusi, questo termine ha ormai perso valore.
L’idea di affittare una mansarda e poter ivi abitare sta diventando quasi opprimente. Sarà che da ragazzo viziato quale sono oramai non
mi accontento più di nulla ma sento profondamente che è ora di mettere in alto quella svolta che, per circostanze ed interventi divini, sono costretto a rimandare di mese in mese.
Mia madre dice che non so rischiare, sono chiodato alle mie certezze. Peggio mio padre che mi considera già vecchio. Ma non li biasimo perché, in fondo, hanno ragione da vendere. Non sarei il primo che fa un passo del genere e, probabilmente, non è nemmeno così difficile da fare. Penso a te, cara Maria, che dalla tua famiglia sei distante centinaia di chilometri eppure stai mettendo a segno i tuoi obiettivi. Magari soffrendo, proprio come fa l’amico Bra, ma alla fine ci stai/state riuscendo! Penso a quel paguro che “convive” pur avendo la ragazza nella Capitale e lui domiciliato a Milazzo e chissà quanti altre persone stanno facendo ciò che della vita vogliono pure se questo potrebbe apparire impossibile.
Ecco: obiettivo. Forse è questa la chiave per riuscirci. Fare in modo che una cosa che voglio non sia una conseguenza di ciò che adesso faccio, ovvero università, lavoretti e soldi racimolati muovendo bytes. Ma che la mia attuale sfera, o per usare un termine strettamente ecologico, la mia nicchia sia una conseguenza di ciò che voglio fare. Io non sto studiando decine di migliaia di pagine soltanto per farmi bello o per sentirmi dire “Dottore”. Sto studiando per il mio, per il nostro, futuro. E mi domando: se fosse possibile invertire l’andare delle cose. Se cioè domani mattina mi svegliassi non con l’obiettivo primario di studiare ma di fare avvicinare il giorno in cui potrò, potremo, stare assieme nel senso compiuto della parola. Se, cioè, il primo fosse una diretta conseguenza del secondo e non l’esatto contrario.
C’è da fare il discorso economico perché, grazie alle divinità, di aria non si campa. E anche qui penso che potrei far scoppiare qualche piccola potenzialità che, nonostante la stia esprimento, ultimamente sembra volermi comunicare qualcosa.
Domani mattina mi sveglierò: i blocchetti non mi serviranno soltanto per seguire la lezione.
Ti ringrazio molto per il riferimento. Tuttavia, non ti illudere, neppure io sono del tutto felice della mia vita, di come vanno le cose. Anche l’essere venuta fino a Torino a volte mi sembra una stupidaggine colossale: spesso mi chiedo se non ho sbagliato ogni cosa e altrettanto spesso mi sento sola e spaesata. Il più delle volte, anche a me sembra che mi manchi un progetto e mi sento in balia degli eventi, senza avere il coraggio o la forza di fare niente, di imporre la mia volontà.
Credo che sia così per la maggior parte delle persone della nostra età. Dicono sempre che il periodo peggiore sia l’adolescenza, ma non è del tutto vero, perchè almeno da ragazzino puoi lasciarti andare alla tristezza, sapendo che non hai responsabilità (spesso neppure verso te stesso) e che c’è ancora molto tempo davanti a te per riparare eventuali errori. Invece, quando, come sta accadendo a noi, ci si ritrova ad un età in cui sembra essere d’obbligo entrare a far parte della vita adulta a 360° e ci si guarda attorno e non si vede nessun punto fermo, nessuna luce all’orizzonte e intorno a sè si ha solo un deserto di cose non fatte, beh, si può avvertire un senso di profonda ansia e talvolta di avvilimento per la propria apparente impotenza, o inconcludenza.
Spero ci passi presto e che le cose si sistemino nel migliore dei modi. Lo auguro a te, a me e a tutti quelli che si sentono come noi.
“Io non sto studiando decine di migliaia di pagine soltanto per farmi bello o per sentirmi dire “Dottore”. Sto studiando per il mio, per il nostro, futuro. E mi domando: se fosse possibile invertire l’andare delle cose. Se cioè domani mattina mi svegliassi non con l’obiettivo primario di studiare ma di fare avvicinare il giorno in cui potrò, potremo, stare assieme nel senso compiuto della parola.” Il mio (lungo…) intervento parte da queste righe.
Se in tutti questi lunghi anni ho studiato (poco, a dire il vero…) è sempre stato per me, per aumentare la mia cultura, per avere delle nozioni generali (e nemmeno quelle a volte…) sugli argomenti che reputavo poco interessanti e sapere praticamente tutto degli argomenti che mi interessavano di più. Perché la mia cultura pop (come la definì Calapso…) aveva pure bisogno di quello, se non altro per essere promosso all’anno successivo.
Questa mia visione delle cose me la sono portata avanti fino all’università. E il mio stop negli studi c’è stato proprio perché, di tutto quello che mi restava da studiare, non mi importava praticamente nulla. Nel momento in cui ho realizzato che l’obiettivo primario non era più studiare per me e basta, ma fare avvicinare il giorno in cui sarei potuto stare assieme alla mia donna nel senso compiuto della parola, tutto ha assunto un altro significato e mi ritrovo adesso con quattro copie della mia tesi di laurea impilate sulla scrivania, alla mia sinistra. Se ho raggiunto questo obiettivo è stato proprio per questo.
Tra un mese sarò già domiciliato a Roma, dividerò casa con altri 4 ragazzi e non avrò una camera tutta mia perché non posso permettermela. Perché un posto letto in camera doppia in un gran bell’appartamento a Cinecittà Est costa 280 €uro senza contare le spese. Credimi, Fabrizio, avrei preferito di gran lunga almeno una stanza tutta mia, non dico un intero monolocale tutto per me, ma non posso permettermelo. Ma non voglio mettermi a scrivere qui dei problemi di quanti vogliono slegarsi dai genitori, del problema della precarietà, del caro affitti e di tutto il resto. Però, se ci poniamo degli obiettivi e abbiamo paura di non riuscire a raggiungerli o, una volta conquistati, di mantenerli è anche per questo: perché con i 480 €uro mensili che ricevevo quando facevo l’aiutocuoco o con i 500 da tipografo è difficile fare progetti.
Ci ritroviamo a convivere a 24 anni con le paure che, fino a qualche anno fa, avevano i trentenni; ci siamo ritrovati dalla condizione di adolescenti sognatori a quella di quasiadulti disincantati, senza nessuna fase intermedia. E non riesco a capire se siamo cresciuti troppo in fretta o, viceversa, siamo rimasti ragazzini per più tempo del necessario…
Ragazzi permettetemi una riflessione: ho qualche hanno più di voi (28) e qualcosa in più purtroppo so. E’ difficile crescere ma ancora più difficile è vivere in conseguenza degli altri; quando si è piccoli sono gli altri a decidere per te, quando dormire, quando mangiare, quando lavarti, quando andare a scuola, quanto tempo studiare e cosa studiare e tante altre mille cose… quando si inizia un cammino “da soli” come l’università ci si ritrova in mezzo ad un turbine di sensazioni, emozioni… ed è quel preciso istante che ci si rende conto che si è cresciuti! Ho sempre detto a Fabrizio, con cui sto da quasi cinque anni, di studiare soprattutto per sè e poi pensare a “noi”. ma quando arriverà il giorno della laurea anch’io potrò dire di averla sudata! è inevitabile che quando si ha la certezza di voler proseguire assieme un cammino tutto ciò che prima si faceva per conto proprio poi lo si decida assieme. così per l’università e così per il mio lavoro che sembra arrivato ad una svolta. però ragazzi pensate bene a cosa volete fare, come volete farlo, in quanto tempo e con quali persone condividere il tutto.La vita, bella o brutta che sia, è una e solo noi possiamo decidere come viverla! adesso è il momento dello studio, dell’ultimo stacco finale, e poi si potrà parlare seriamente di “noi”.