Archive for October 22nd, 2007
C’è una cosa che vorrei fare. E non soltanto adesso, in preda allo sconforto per il primo raffreddore invernale. Vorrei tanto poter essere indipendente in toto e poter gestire la mia, la nostra, casa. Non dico famiglia perché per colpa di un sistema perverso, fatto di abusi e soprusi, questo termine ha ormai perso valore.
L’idea di affittare una mansarda e poter ivi abitare sta diventando quasi opprimente. Sarà che da ragazzo viziato quale sono oramai non
mi accontento più di nulla ma sento profondamente che è ora di mettere in alto quella svolta che, per circostanze ed interventi divini, sono costretto a rimandare di mese in mese.
Mia madre dice che non so rischiare, sono chiodato alle mie certezze. Peggio mio padre che mi considera già vecchio. Ma non li biasimo perché, in fondo, hanno ragione da vendere. Non sarei il primo che fa un passo del genere e, probabilmente, non è nemmeno così difficile da fare. Penso a te, cara Maria, che dalla tua famiglia sei distante centinaia di chilometri eppure stai mettendo a segno i tuoi obiettivi. Magari soffrendo, proprio come fa l’amico Bra, ma alla fine ci stai/state riuscendo! Penso a quel paguro che “convive” pur avendo la ragazza nella Capitale e lui domiciliato a Milazzo e chissà quanti altre persone stanno facendo ciò che della vita vogliono pure se questo potrebbe apparire impossibile.
Ecco: obiettivo. Forse è questa la chiave per riuscirci. Fare in modo che una cosa che voglio non sia una conseguenza di ciò che adesso faccio, ovvero università, lavoretti e soldi racimolati muovendo bytes. Ma che la mia attuale sfera, o per usare un termine strettamente ecologico, la mia nicchia sia una conseguenza di ciò che voglio fare. Io non sto studiando decine di migliaia di pagine soltanto per farmi bello o per sentirmi dire “Dottore”. Sto studiando per il mio, per il nostro, futuro. E mi domando: se fosse possibile invertire l’andare delle cose. Se cioè domani mattina mi svegliassi non con l’obiettivo primario di studiare ma di fare avvicinare il giorno in cui potrò, potremo, stare assieme nel senso compiuto della parola. Se, cioè, il primo fosse una diretta conseguenza del secondo e non l’esatto contrario.
C’è da fare il discorso economico perché, grazie alle divinità, di aria non si campa. E anche qui penso che potrei far scoppiare qualche piccola potenzialità che, nonostante la stia esprimento, ultimamente sembra volermi comunicare qualcosa.
Domani mattina mi sveglierò: i blocchetti non mi serviranno soltanto per seguire la lezione.