La gran parte delle persone che conosco, subito dopo aver infranto il muro della formalità , parla della propria fidanzata. Da questi il succo del discorso è quasi sempre lo stesso: “Io mi sono rotto di essere fidanzato, mi sento in carcere”. Poi, inevitabilmente, l’oggetto del discorso divento io e, allora, la ramanzina si fa quasi ecclesiastica: “Quasi cinque anni? E non ti senti un fossile?”
Fermiamoci un attimo. Purtroppo la mia generazione è ancora talmente maschilista da considerare la donna come un oggetto. Oggetto dal quale, però, non ci si può separare. Avere una ragazza vuol dire poter sfoggiare nel lungomare un qualcosa di invidiabile. Un pò come un telefono cellulare che la funzione appena progettata. A volte penso che dire “La tua fidanzata è una porca” renda felice il possessore di tale bene, altre volte tale pensiero si tramuta in certezza. Alla fine pure io mi stanco di avere un telefono che suona sempre alla stessa maniera, e magari ho quella puerile voglia di scoprire un qualche nuova funzione proprio come un nuovo livello di un videogioco, ma saper distinguere il mondo delle cose dal mondo delle non cose oltre che necessario è indispensabile.
Ma facciamo finta che avere una ragazza sia qualcosa di strettamente materiale. E magari può essere così, è verità , visto che, con i tempi che corrono, poter portare a casa due stipendi sembra essere di vitale importanza. Ma allora è meglio stare con una persona che materialmente può contribuire alla tua famiglia ovvero che è disposta a fare sacrifici con te e per te oppure è sempre meglio una persona presa dall’insieme stocastico delle porche-da-esibizione? Anche ragionando per assurdo neppure la materialità spiega.
La cosa che più mi fa paura è che non si vuole accettare il fatto che non si vive oggi, ma si vive oggi per domani. Sembra che poter parlare adesso di ciò che faremo già tra un anno sia una eresia da punire con due o tre bicchieri di Tequila Sunrise. E poi pare impossibile poter progettare qualcosa perchè, comunque, avere una fidanzata di fatto ti limita di molto. Ed è forse questa melmosità di fondo che, a noi siciliani, ci fa impantare. L’essere statici, non voler considerare una qualsiasi soluzione che comporta uno o due passaggi in più rispetto al lamentarsi. Fare tutto in funzione del fare meno o, a volte, del fare nulla. Va bene la fidanzata, a patto che non ti rompe le scatole. Va bene il lavoro, a patto che sia giusto sotto casa tua e ti dia tanti soldi per poco esercizio. Va bene lavoro e fidanzata basta che le due cose non ti stressino.
Questo del lavoro è un esempio preso da innumerevoli situazioni che appaiono paradossali, quando rapportate ad una relazione uomo-donna.
l’equazione “donna=porca” mi rimanda all’ottimo D’Amico (e non me ne voglia il diretto interessato se leggerà queste parole…).
Mi sento direttamente preso in causa perché, come te, mi si diceva “6 anni…!?”; poi andò a finire come andò a finire, ma non mi lamento affatto… attualmente mi si dice più o meno la stessa cosa: “Un anno…?!” inteso come “dopo6annioratiributtinunarelazionestabile…?” il che viene visto come una eresia, in quanto, secondo la nostra generazione maschilista, la vera vita è cambiarne una a settimana e trombare come un coniglio… Ora, siccome credo di non avere né le fisique du role né la testa per comportarmi così (lascio uno spazio al dubbio, ma posso affermarlo praticamente con sicurezza…) non ho mai pensato, una volta tornato singol, di darmi alla pazza gioia.
Penso che la mia relazione, che definisco serissima nonostante la durata relativamente breve e la distanza, non mi incateni. Il mio pensare a domani, mi porta a fare progetti a mediolungo termine. Progetti senza i quali probabilmente non riuscirei a tirare avanti.
Non mi piace il modo di pensare della mia generazione in questo senso (“Penso a spassarmela oggi e basta…”), sia di parte maschile che femminile la vedo come un’idea sempre più dilagante. Purtroppo, caro Fabrizio, come me e te ne sono rimasti pochi…
Credo che, più che dal maschilismo, il connotare un lungo rapporto con una ragazza una prigione (che neanche Silvio Pellico…) dipenda dalle personali e soggettive biografie. Chi vive una storia con intensità, e non come il possesso di uno status simbol, probabilmente si troverà a fare le tue medesime valutazioni. Bra
Alcune volte può essere una prigione, dipende da quanto spazio vitale ci si lascia. La storia della ragazza da sfoggiare come il cellulare è molto triste e vera.