Vorrei parlare di un argomento poco trattato nella letteratura, morbo-affettiva, dei ricordi della scuola. Il banco! Si parla sempre del compagno di banco, del vicino di banco o di quello che dal banco di dietro ti tira le pallottole di carta ma mai del banco come essere in quanto tale. Ed effettivamente non ho nemmeno io dei bei ricordi di tale oggetto dell’arredamento scolastico ma se mi metto d’impegno qualcosa ricordo.

Il periodo delle elementari.

Nulla, il vuoto assoluto. Ricordo soltanto che il mio banco mancava del sottobanco per cui quando poggiavo qualcosa mi finiva sempre sulle gambe.

Il periodo delle scuole medie.

Il comune di San Filippo, nella decennale politica di “Mangia-Mangia”, non aveva soldi per porre in sicurezza l’edificio delle scuole medie. Per questo motivo le scuole medie le ho frequentate nel plesso di Olivarella, nell’istituto adibito per la formazione elementare. Di mattina andavano gli alunni delle elementari e di pomeriggio andavamo noi… i “grandi delle medie”! Il primo problema da affrontare è stato quello che nella transazione prepuberale a quella post-puberale il corpo esplode, per cui i ragazzi delle elementari erano dei nani a confronto di noi. Però il banco era “tarato” per i nani e non per i giganti per cui per un intero anno abbiamo dovuto reggere il tutto con l’ausilio delle gambe. E credetemi che trovare un punto di equilibrio durante l’ora di educazione tecnica era un problema.

Il secondo anno penso che qualcuno chiese al consiglio di mangiare qualcosa in meno ed infatti ci arrivarono dei blocchi di legno mediante i quali potevamo alzare di ben 20Cm il tavolo. Il banco traballava ancora ma almeno ci si poteva scrivere.

La seconda media iniziava con le scritture sul banco. Fu a dicembre che scoprivo che la persona con la quale coabitavamo lo stesso banco era una ragazza con la quale interloquivamo in quella che potrei definire una chat primordiale. Lei scriveva un “topic” sul banco e lo sviluppavamano nel corso di una settimana, rigorosamente a matita. Per puro caso, a causa di una permanenza pomeridiana della ragazza in questione, ci conoscevamo e devo dire che per i tempi era una figa pazzesca. Non so perchè ma dopo avermi visto il banco è rimasto muto…

Il periodo delle superiori.

Superiori = libertà . E tale libertà si traduceva in quella relativa illusione di essere padroni del mondo. I ricordi che ho del banco delle superiori sono tanti e li scriverò alla rinfusa. Innanzitutto il mio banco era sempre sporco o disegnato. Ma sempre meglio del banco di talune compagnette le quali segnavano la data delle ultime mestruazioni. Ora, va bene mettere il puntino rosso, la farfallina, il punto interrogativo nel diario (che potrebbe essere una cosa privata) ma sul banco!

Tale data non era mai riportata nel banco condiviso da Maria / Giusy il quale era maniacalmente pulito. Io pensavo fossero due psicopatiche da abbattere per il bene dell’umanità in quanto non tolleravano nemmeno una piccola bava di grafite. La mattina le due si armavano di gomma e fazzoletto e pulivano meglio di come potrebbe fare un autoclave per materiale biologico. E quando passavo a trovarti, cara Maria, avevo il timore di zozzare il tuo banco… te lo confesso.

Per un gioco di connessione persona-persona adesso mi viene in mente il banco di Ivan (o finocchio o porco che dir si voglia). Credo che eravamo nel quarto o nel quinto quando in ricreazione il bravo ebbe la felice idea di sedersi con lo slancio. Ero fuori ed ho sentito un CRRAAAACK, ovvero un rumore di sasizzune che ha appena distrutto uno lastra spesssa due centimetri di truciolato e formica. Adesso, come allora, non posso smettere di ridere.

Come non dimenticare il banco di scimmia, nel quale emulando un carcerato teneva conto delle canne fatte a scuola e delle dosi di Hashish, Pakistano, Albanese, Primo fiore, vendute a mezzo istututo.

Ma adesso basta parlare del banco degli altri, parliamo del mio. Il mio banco era una sorta di rifugio mistico. Rifugio perchè capeggiava una vistosa “X” che io e D’Amico guardavamo quando il professore di turno interrogava. Guardando la X non potevamo incrociare lo sguardo del professore il quale non poteva percepire la paura e non ci interrogava. Devo dire che la X ha funzionato molto bene. Ma il mio banco era caratteristico di una cosa: la scritta “thewiper.com”! Rigorosamente a caratteri cubitali. Ma oltre a questo, nel mio banco, c’era quasi sempre una vignetta che raffigurava una ragazza che amava un telefoninouna ragazza che si scannava con un’altra ragazza per la nomina del culo più bello della classe (alla quale non ho mai partecipato, a differenza di Sandro), un professore pazzoide che sparlava di filosofia, una professoressa di matematica che rimaneva incastrata alla lavagna, la risposta ad una interrogazione mediante la quale si affermava che la prima guerra mondiale ebbe inizio nel ‘600 e tante amenità varie.

Ciao banco, mi mancherai…