Prendo spunto da un post di ABS chiamato storie di preservativi per mettere in digitale tutte le storie, a volte esilaranti, che in ventiquattro anni della mia vita hanno come oggetto il famoso cappuccio di lattice. Racconterò in forma totalmente anonima (ma non tanto!) le storie che sono capitate ai miei conoscenti e perfino ai miei parenti.

Il mio primo approccio con i preservativi avvenne a circa 12 anni. Si prospettavano le scuole superiori e lo zio di un mio amico, una sera, ci disse “E’ ora di parlare di una cosa”. A me non sono mai piacuti questi incipit e, infatti, ero un pò sulle mie. Alla fine di una tanto strampalata quanto inutile discussione ci regalò quattro scatole plastificate, che fino alla mattina dopo pensavamo fossero caramelle! Fino a quando leggendo il famoso bigliettino di istruzioni capivamo che non erano zigulì.

Sul tema di zii devo ricordare che ne possiedo che ha avuto una vita sessuale esasperante. Capita un giorno che suona il postino e consegna un pacco della Vestro. Si, la Vestro, quell’odioso catalogo/rotocalco che faceva pagare le cose l’ira di Dio! Mia nonna aspettava le sue mutandone e si sentiva in dovere di aprire il pacco se non fosse che dentro c’erano, udite udite!, ben tre confezioni da 150 preservativi! O mio zio faceva beneficenza donandoli alla Gabriele Paolini o doveva assumere tanto zabaione per consumare le scatole nei due anni prima della scadenza.

L’estate scorsa, per una serie di coincidenze che non sto qui a spiegare, un altro mio zio mi dice “Fabrizio, appena scendo giù devo darti qualcosa che ti serve”. Una trentina di confezioni dalle peculiari caratteristiche: ritardanti, iperlubrificati, supersottili, in titanio, colorati, profumati, con diffusore di Viagra integrato, e tante amenità da farmi sembrare il perfetto maniaco sessuale. Siccome ho la cattiva abitudine di lasciare le cose a vista non oso immaginare cosa abbiano pensato di me le persone che per un qualsiasi motivo abbiano sostato nella mia stanza/studio.

Poi diciamoci una cosa, noi maschietti abbiamo tanti tabù sui profilattici. Un mio amico vergognandosi di stare davanti ad un distributore ha ben pensato di comprarli al Carrefour. Ovviamente acquista tanti altri beni di distrazione quali un chilo di mele, il latte, un set di chiavi inglesi, dei CD rom, i cereali, un confezione di fazzoletti e poi, come se la cosa fosse casuale, una scatola di Durex. Arrivato alla cassa passano le mele, passa il latte, passa tutto ad esclusione dei preservativi. Per questo motivo la cassiera citofona al box e dice “Non mi passa una scatola di preservativi Durex alla cassa numero 10″. Se qualcuno non se n’era accorto di che bene fosse impossibilitato alla lettura da parte del lettore ottico adesso lo sa bene. Dopo dieci secondo il megafono gracchia:

“Un addetto al reparto bazar leggero è atteso alla cassa 10″.

Arriva un ragazzo che grida alla cassiera: “Cosa c’è che non passa?”!

Questa risponde “Preservativi Durex, scatola da 6 modello lubrificato”.

Ma basta parlare degli altri. Parliamo di me! Anche a rischio di essere maledetto dal professore Tedesken anche io ho avuto una storia che vale la pena di raccontare. E’ sera e mi fermo di fronte ad un tabacchino che distribuisce sigarette convinto di trovare una scatola di profilattici. Prendo cinque euro dal portafogli e cerco di farli digerire alla macchinetta quando ad un certo punto sento uno che da dentro mi dice:

“Vedi che le sigarette le vendiamo anche dentro”

Ed io rispondo: “Ah, mbè… Grazie ma non mi servono le sigarette.”

“Ahhhh! Ho capito - risponde - ma anche gli accendini vendiamo dentro”

Nel frattempo che la banconota viene processata dico: “No, nemmeno accendini”

Guardo il proprietario del tabacchino che si ammutolisce e mi dice, con un filo di voce come se avesse capito, “capisco… mi deve scusare. Comunque abbiamo anche le cartine per rollare dentro”