Archive for June, 2007

Dopo le belle notizie di ieri, nove ore di sana dormita con tanto di megacolazione al bar ho avuto mezz’ora di tempo per fare questo semplice loop. Era da una vita che non facevo queste cavolate

PS: Se qualcuno possiede un sistema audio decente mi direbbe se la chitarra è troppo “sparata”?

Chris è un uomo famoso, ricco e di successo. Questo è quello che sanno le persone e questo è quello che è nella realtà . Un giorno la polizia trova il figlio di Chris esanime, molto probabilmente morto soffocato. Nella stessa casa trova la moglie, piena di lividi e con il collo rotto. L’hanno strangolata. Il mistero non rimane tale per lungo tempo, visto che gli stessi poliziotti che hanno assistito all’orrore di una donna morta e di un bimbo ammazzatto trovano colui che è, rispettivamente, marito e padre. L’ipotesi del suicidio, omicidio balza alla testa degli investigatori i quali hanno una, seppur blanda, conferma che a morire per prima è stata la donna, poi il bambino e per finire, dopo circa un giorno e mezzo il padre. Chris ha ucciso la moglie strozzandola, poi ha soffocato il figlio e dunque si è suicidato impiccandosi.

La notizia fa il giro del mondo ed i colleghi dell’assassino, o quantomento presunto tale, ne vengono a conoscenza per primi. “Ci aveva detto che aveva problemi in famiglia e che non poteva essere con noi” diranno alla polizia che cerca di diramare la nebbia che si è formata in questo macabro caso. Sorprendentemente, però, al posto di mostrarsi compassionevoli per la Creatura morta mandano nel circolo vizioso dei media il ricordo del grande uomo che fu Chris. L’uomo famoso, ricco e rispettato viene immediatamente pulito da quello che anche se fosse un alone, un sospetto senza alcuna conferma oggettiva, è pur sempre un episodio di morte. Per un bimbo e sua madre. E ancora più sorprendentemente i fan di mezzo mondo, gli estimatori di Chris, piangono la sua scomparsa, non una parola spesa per cercare di capire perchè un pargolo sia stato così brutalmente assassinato.

Ed è dunque Chris l’unica persona che in questa assurda storia pare morta. Non sua moglie. Non suo figlio. Chris, l’uomo rispettato, famoso, ricco.

Update: con il più classico dei trucchi da giornalista dopodomani ho l’esame! Spero che il professore in questione non segua il mio blog e scopra il “trucco”

Università degli studi di Messina, tristemente famosa per essere l’unico ateneo che non fornisce i propri studenti di un qualsiasi cazzo di indirizzo email. Perfino l’università del più povero paese del globo rende possibile un minimo di connettività ad internet.

Capita che mi devo laureare, una cosa da nulla quindi. E capita che devo decidermi su una materia a scelta: etologia! Lo studio degli animali mi ha da una vita affascinato. Per una serie di circostanze, però, tale corso viene rimosso per cui devo fare un nuovo piano di studi. La lotta con il segretario la vinco soltanto perchè dico la verità : “Il professore è passato a miglior vita, se lei non mi accetta il cambio di materia sarà lei a farmi lezioni.”

Scelgo una materia di un altro corso di laurea: scienze naturali. E’ inutile ma stando al professore posso darla in una settimana. Concordiamo, nel suo freddo ufficio dovuto ad uso smodato dell’aria condizionata, di scambiarci gli indirizzi email perchè non ha a disposizione “la copia del programma”. Bene, mi posso dare una materia.

Questo accedeva il mese scorso.

Adesso, dopo numerose telefonate, fax, incontri, “te lo mando tra un ora”, “ho avuto problemi ma domani mattina avrai tutto”, della sua materia non ho ancora un cazzo di programma. Nemmeno una fottuta indicazione su cosa devo studiare men che meno un testo dal quale leggere.

Dopodomani ho l’esame fissato e ancora non ho il programma.

La gran parte delle persone che conosco, subito dopo aver infranto il muro della formalità , parla della propria fidanzata. Da questi il succo del discorso è quasi sempre lo stesso: “Io mi sono rotto di essere fidanzato, mi sento in carcere”. Poi, inevitabilmente, l’oggetto del discorso divento io e, allora, la ramanzina si fa quasi ecclesiastica: “Quasi cinque anni? E non ti senti un fossile?”

Fermiamoci un attimo. Purtroppo la mia generazione è ancora talmente maschilista da considerare la donna come un oggetto. Oggetto dal quale, però, non ci si può separare. Avere una ragazza vuol dire poter sfoggiare nel lungomare un qualcosa di invidiabile. Un pò come un telefono cellulare che la funzione appena progettata. A volte penso che dire “La tua fidanzata è una porca” renda felice il possessore di tale bene, altre volte tale pensiero si tramuta in certezza. Alla fine pure io mi stanco di avere un telefono che suona sempre alla stessa maniera, e magari ho quella puerile voglia di scoprire un qualche nuova funzione proprio come un nuovo livello di un videogioco, ma saper distinguere il mondo delle cose dal mondo delle non cose oltre che necessario è indispensabile.

Ma facciamo finta che avere una ragazza sia qualcosa di strettamente materiale. E magari può essere così, è verità , visto che, con i tempi che corrono, poter portare a casa due stipendi sembra essere di vitale importanza. Ma allora è meglio stare con una persona che materialmente può contribuire alla tua famiglia ovvero che è disposta a fare sacrifici con te e per te oppure è sempre meglio una persona presa dall’insieme stocastico delle porche-da-esibizione? Anche ragionando per assurdo neppure la materialità spiega.

La cosa che più mi fa paura è che non si vuole accettare il fatto che non si vive oggi, ma si vive oggi per domani. Sembra che poter parlare adesso di ciò che faremo già tra un anno sia una eresia da punire con due o tre bicchieri di Tequila Sunrise. E poi pare impossibile poter progettare qualcosa perchè, comunque, avere una fidanzata di fatto ti limita di molto. Ed è forse questa melmosità di fondo che, a noi siciliani, ci fa impantare. L’essere statici, non voler considerare una qualsiasi soluzione che comporta uno o due passaggi in più rispetto al lamentarsi. Fare tutto in funzione del fare meno o, a volte, del fare nulla. Va bene la fidanzata, a patto che non ti rompe le scatole. Va bene il lavoro, a patto che sia giusto sotto casa tua e ti dia tanti soldi per poco esercizio. Va bene lavoro e fidanzata basta che le due cose non ti stressino.

Questo del lavoro è un esempio preso da innumerevoli situazioni che appaiono paradossali, quando rapportate ad una relazione uomo-donna.

Si, penso di si…

Ringrazio Emilio Fede che dalle frequenze di Rete 4 mi permette di poter sentire il proclamo elettorale del Presidente del Maggiore partito di opposizione: Silvio Berlusconi. Escono adesso da un colloquio con Napolitano il cui scopo è quello di metterlo a corrente che i comunisti (cattivi, mangia-bambini e forcaioli) stanno mettendo a ferro e fuoco il paese. “Per il bene dell’ Italia” dice ed è un pò paradossale che alla sua sinistra siede Umberto Bossi, colui che ama l’Italia talmente tanto da avere un tricolore perfino nel proprio gabinetto privato. Alla sua destra siede Gianfranco Fini, presidente del Partito legalitario e dedito alla servitù dello Stato. Talmente legalitario che un suo esponente lavora così tanto da sentirsi male, necessitando dell’ ausilio delle ambulanze Romane.

“Il governo è debole e fragile ” dice Fini, ed ha pienamente ragione… da che pulpito provengono tali parole! Alleanza nazionale ha preso il 50% alle ultime elezioni, la Lega nord acquisisce sempre più consensi e Forza Italia sta esplodendo in quei cinque o sei partiti, giusto per avere più forza a livello locale. Guzzanti ne vuole fare uno, la Brambilla un altro mentre Bondi non si permetterebbe ne ora nè mai. Insomma loro si che sono coesi.

Ed è giusto andare da Napolitano proponendo un catenaccio, giusto per usare un termine calcistico tanto caro al Presidente. Perchè il Presidente della Repubblica in barba alla costituzione spodesterà tal Romano Prodi e consegnerà le chiavi di Montecitorio e Palazzo Madama ad uno tra i tre. Eletto democraticamente, s’intende…

Rileggendo scopro di aver dimenticato un quarto, fondamentale, leader: Rotondi! Certo al momento rappresenta il 2% del paese ma la Democrazia Cristiana, una volta, era egemone in termini politici.

Io sto con Federico… e spero che la giustizia faccia il suo corso.

Premetto che amo volare. Tra lo squallore di Trenitalia e le tre ore necessarie per fare Milazzo-Reggio(*) preferisco arrivare a Catania per usare l’aereo. Detto questo non ho mai volato con Alitalia se non un paio di settimane addietro. O meglio: avrei dovuto volare con Alitalia un paio di settimane addietro. Capita che al check-in la gentile signorina ci informa che il volo è in ritardo di due ore. “Due ore? – penso io – Così arriviamo a Milano alle tre di notte!”. Il mio pensiero viene interrotto dalla stessa signorina la quale ci dice che veniamo trasferiti alla concorrenza. Voliamo con Meridiana. Mentre dal banco del check in viene compilato in modo svogliato un modulo penso che, senza combattere ed insultarci reciprocamente, ci spostano di compagnia.

Appena decollati sfilo la prenotazione dal taschino. La tratta di andata per due persone costa circa 250 euro che, pulita dalle tasse e supplementi, arriva a cinquanta euro a persona. Facciamo un paio di calcoli:l’ aereo Meridiana è strapieno e chiedo alla hostess quanti passeggeri risultavano un’ ora prima. Lei mi dice che non ha i dati, che vengono comunicati soltanto al pilota, ma comunque la tratta Catania Milano delle 21:00 non è quasi mai piena, anzi. Mi giro intorno e vedo che sul volo non c’è un posto libero. L’aereovettura porta 160 passeggeri ed è lecito supporre che 2/3 siano quelli “ceduti” da Alitalia per cui, per il solo fatto di non aver concesso il volo Alitalia perde quasi 5.000€ a tratta dando per buono che Meridiana chieda soltanto il costo del biglietto, cioè che non consideri il passeggero legalmente dirottato come uno che acquista un salato biglietto dell’ ultimo momento. Se fosse così, ed è pensabile visto che io al mio concorrente diretto farei pagare un mio prodotto dieci volte tanto quanto vale, le cifre possono essere moltiplicate per dieci.

E se mettiamo in conto che in un giorno avvengano dieci di questi problemi tra le centinaia di scali Europei che Alitalia serve? Aggiungiamo al fatto che per avere così tante infrastrutture (poco redditizie) Alitalia parte in perdita anche con l’aereo pieno non ci dovremmo meravigliare perchè i conti vadano in rosso…

(*) Notare che il problema non è nel famoso stretto che, in una logica Cuffariana, richiama il ponte ma spesso nel tratto Messina-Rometta-Milazzo

Vorrei parlare di un argomento poco trattato nella letteratura, morbo-affettiva, dei ricordi della scuola. Il banco! Si parla sempre del compagno di banco, del vicino di banco o di quello che dal banco di dietro ti tira le pallottole di carta ma mai del banco come essere in quanto tale. Ed effettivamente non ho nemmeno io dei bei ricordi di tale oggetto dell’arredamento scolastico ma se mi metto d’impegno qualcosa ricordo.

Il periodo delle elementari.

Nulla, il vuoto assoluto. Ricordo soltanto che il mio banco mancava del sottobanco per cui quando poggiavo qualcosa mi finiva sempre sulle gambe.

Il periodo delle scuole medie.

Il comune di San Filippo, nella decennale politica di “Mangia-Mangia”, non aveva soldi per porre in sicurezza l’edificio delle scuole medie. Per questo motivo le scuole medie le ho frequentate nel plesso di Olivarella, nell’istituto adibito per la formazione elementare. Di mattina andavano gli alunni delle elementari e di pomeriggio andavamo noi… i “grandi delle medie”! Il primo problema da affrontare è stato quello che nella transazione prepuberale a quella post-puberale il corpo esplode, per cui i ragazzi delle elementari erano dei nani a confronto di noi. Però il banco era “tarato” per i nani e non per i giganti per cui per un intero anno abbiamo dovuto reggere il tutto con l’ausilio delle gambe. E credetemi che trovare un punto di equilibrio durante l’ora di educazione tecnica era un problema.

Il secondo anno penso che qualcuno chiese al consiglio di mangiare qualcosa in meno ed infatti ci arrivarono dei blocchi di legno mediante i quali potevamo alzare di ben 20Cm il tavolo. Il banco traballava ancora ma almeno ci si poteva scrivere.

La seconda media iniziava con le scritture sul banco. Fu a dicembre che scoprivo che la persona con la quale coabitavamo lo stesso banco era una ragazza con la quale interloquivamo in quella che potrei definire una chat primordiale. Lei scriveva un “topic” sul banco e lo sviluppavamano nel corso di una settimana, rigorosamente a matita. Per puro caso, a causa di una permanenza pomeridiana della ragazza in questione, ci conoscevamo e devo dire che per i tempi era una figa pazzesca. Non so perchè ma dopo avermi visto il banco è rimasto muto…

Il periodo delle superiori.

Superiori = libertà . E tale libertà si traduceva in quella relativa illusione di essere padroni del mondo. I ricordi che ho del banco delle superiori sono tanti e li scriverò alla rinfusa. Innanzitutto il mio banco era sempre sporco o disegnato. Ma sempre meglio del banco di talune compagnette le quali segnavano la data delle ultime mestruazioni. Ora, va bene mettere il puntino rosso, la farfallina, il punto interrogativo nel diario (che potrebbe essere una cosa privata) ma sul banco!

Tale data non era mai riportata nel banco condiviso da Maria / Giusy il quale era maniacalmente pulito. Io pensavo fossero due psicopatiche da abbattere per il bene dell’umanità in quanto non tolleravano nemmeno una piccola bava di grafite. La mattina le due si armavano di gomma e fazzoletto e pulivano meglio di come potrebbe fare un autoclave per materiale biologico. E quando passavo a trovarti, cara Maria, avevo il timore di zozzare il tuo banco… te lo confesso.

Per un gioco di connessione persona-persona adesso mi viene in mente il banco di Ivan (o finocchio o porco che dir si voglia). Credo che eravamo nel quarto o nel quinto quando in ricreazione il bravo ebbe la felice idea di sedersi con lo slancio. Ero fuori ed ho sentito un CRRAAAACK, ovvero un rumore di sasizzune che ha appena distrutto uno lastra spesssa due centimetri di truciolato e formica. Adesso, come allora, non posso smettere di ridere.

Come non dimenticare il banco di scimmia, nel quale emulando un carcerato teneva conto delle canne fatte a scuola e delle dosi di Hashish, Pakistano, Albanese, Primo fiore, vendute a mezzo istututo.

Ma adesso basta parlare del banco degli altri, parliamo del mio. Il mio banco era una sorta di rifugio mistico. Rifugio perchè capeggiava una vistosa “X” che io e D’Amico guardavamo quando il professore di turno interrogava. Guardando la X non potevamo incrociare lo sguardo del professore il quale non poteva percepire la paura e non ci interrogava. Devo dire che la X ha funzionato molto bene. Ma il mio banco era caratteristico di una cosa: la scritta “thewiper.com”! Rigorosamente a caratteri cubitali. Ma oltre a questo, nel mio banco, c’era quasi sempre una vignetta che raffigurava una ragazza che amava un telefoninouna ragazza che si scannava con un’altra ragazza per la nomina del culo più bello della classe (alla quale non ho mai partecipato, a differenza di Sandro), un professore pazzoide che sparlava di filosofia, una professoressa di matematica che rimaneva incastrata alla lavagna, la risposta ad una interrogazione mediante la quale si affermava che la prima guerra mondiale ebbe inizio nel ’600 e tante amenità varie.

Ciao banco, mi mancherai…

Megapuntatona di Blob… Per la serie l’alchimia esiste e si può trasformare lo sterco in oro…