Prendo spunto da una situazione di attualità per mettere su byte una cosa che, eternamente, sbuca fuori nel ciarlare paesano o cittadino: la leggenda metropolitana.
Ho sviluppato una diffidenza quasi anticorpale nei confronti di ogni racconto che esplode nel bel mezzo di una cena il cui contenuto inizia “Sintisti chiddu chi succidiu a [nome di un luogo]? “.
La leggenda metropolitana, secondo me, è da identificare in quello che si definisce “paura sociale”. Non è una cosa da prendere in modo scherzoso in quanto è il frutto di una paura reale che si annida in ognuno di noi. Noi siamo animali e, in quanto tali, seguiamo alcune regole che vengono dettate dall’istinto. L’istinto, uccidendo secoli di psicologia, è quella cosa che cerca di proteggerci. Ma proteggerci da cosa? Dal male, dalla morte, dalla sofferenze, da tante cose che sebbene distanti possono comunque colpirci. Prendiamo la sofferenza, ad esempio. Perchè al giorno d’oggi si soffre? Perchè non si ha cibo? Non esclusivamente in quanto, usando il metro percentuale, si soffre perchè non si hanno soldi. Per cui l’istinto ci protegge dal rimanere senza soldi. E’ vero che uno può essere istintivo quanto vuole ma spendaccione, ma questi sono altri discorsi. Vi racconto alcune delle ultime leggende che mi sono arrivate all’orecchio mettendo tra parentesi i diversi luoghi.
“Ho sentito dire che al (Carrefour|Standa|Upim) hanno clonato delle carte di credito. (nome di un amico) mi ha detto che a (nome di un altro amico) hanno rubato diversi euro.”
Che episodi di clonaggio di carte di credito esistono è totalmente vero ma qui c’è un problema. Nella fase di espansione di una leggenda, che in termini matematici segue una funzione la cui curva è sigmoide, è sempre un amico che racconta di un amico al quale hanno sottratto soldi. Questo perchè, involontariamente ed istintivamente, espande la leggenda proteggendo il branco. Questo stesso evento avviene tra i pesci che una volta avvistato un possibile predatore si scambiano suoni per autoproteggere il branco da una sicura morte. Non è mai l’amico a dire “a me hanno rubato i soldi” perchè, istintivamente, non ci si può mettere a rischio di vedere vanificata l’azione di autoprotezione. L’importante è lanciare, ed amplificare, il messaggio.
Ora attenzione ad un particolare: l’espansione della leggenda è esplosiva almeno fino a quando tutte le persone non hanno già sentita la storia e, di conseguenza, non la raccontano più in giro. L’effetto “adrenalina” cessa subito dopo averla sentita un paio di volte in quanto se differenti persone dello stesso branco dimostrano di essere a conoscenza del fatto non c’è più bisogno di avvisarle. E’ talmente esplosiva che può percorrere centinaia di km in pochi giorni e, se potessimo prelevare dei campioni di storie, a 50Km ci potremmo render conto che cambia il luogo del fattaccio. A Messina, che dal mio paese dista 34KM, si dice che il furto è avvenuto ad un famoso centro commerciale, a Catania in un altro centro commerciale.
E’ possibile che ci siano delle frodi sulle carte di credito nel singolo centro commerciale ma è possibile che tali frodi vengano compiute contemporaneamente dislocandosi su centinaia di esercenti? A sentire gli amici posti su 150Km in linea d’aria pare di si.
Ho sentito dire che nel (negozio cinese| negozio orientale) di via Garibaldi hanno rapito una donna. Il marito (era in macchina | aspettava a casa) e non vedendola tornare ha chiamato i carabinieri. Sapeva che doveva andare a quel negozio e quando i militari sono entrati l’hanno trovata (con i capelli tagliati | nuda | sanguinante) pronta per essere privata degli organi.
Questa è un’altra leggenda che circola di tanto in tanto. Qui possiamo rilevare alcuni elementi degni di nota che, di certo, sono correlati all’istinto. La paura di morire, la paura di soffrire, la paura dello straniero e la paura di essere conquistati dal nemico. Cose che ci portiamo dietro dalla preistoria. Il racconto viene rafforzato dal fatto che l’esercizio è sempre vicino casa come se questo volesse dire “stai attento che può toccare anche a te” e, particolare importantissimo, a fare le spese è sempre una donna. Perchè una donna? Perchè per definizione rappresenta la debolezza e, secoli fa, nelle battaglie era il bottino preferito dai vincitori. Catturare le donne voleva dire entrare nell’accampamento nemico e fare razzia di tutto. L’espianto degli organi alimenta la paura della sofferenza e le condizioni della donna, che generalmente viene trovata nuda (richiamo sessuale alla violenza dei conquistatori) o picchiata (richiamo alle barbarie dei conquistatori), sono delle forti componenti emotive. Peccato che non ho mai trovato un’agenzia che riportasse tali notizie ma solo il barbiere, il macellaio od il vicino di casa. Con un piccolo appunto volevo concludere dicendo che generalmente siamo noi a chiedere gli organi agli orientali, si veda l’articolo dell’ Espresso di questa settimana.
 Loro non lo vogliono dire ma al (luogo precisato sufficientemente ampio) c’è (una nave, diversi tir, diversi container) pieni di sacchi per cadaveri. C’è in giro un nuovo virus che farà strage.
Stanno facendo dei lavori per limitare i danni del nuovo tsunami che sono certi arriverà tra un mese
La spagnola non l’ha “vista” neppure mia nonna ma la paura della morte per pestilenza, per malessere infettivo, per calamità naturale è radicata. Manzoni, Boccaccio e, giusto per andare un pò verso i tempi nostri, “Al vertice della tensione”, “The day after tomorrow” sono rispettivamente racconti e film che hanno riscosso un notevole successo.
Oltretutto ogni anno pare che dobbiamo morire per l’aviaria…