Chissà se ho fatto bene? Ho diciassette anni e attorno a me sento che tutto sta cambiando. Papà dice che debbo essere riservata, che devo tenere tutto per me. Mi indica mia madre e non sopporta che avanzo delle riflessioni. Si arrabbia, grida, e mia madre si curva. Si china verso terra come se non avesse forza per parlare, ma con tanta voglia di dire la sua. I miei due fratelli mi guardano con occhi cattivi e quando mio padre finisce di farmi la ramanzina lo avvicinano e dicono lui che ha fatto bene.

Ma è strano, molto strano. Forse non è giusto chiudermi in un mondo che nemmeno è mio, qui è tutto cambiato e basta fare dieci chilometri di strada per vedere l’ “altro mondo”. Ho conosciuto due ragazze, islamiche, il mese scorso quando dovevo andare a fare compere a Mosul. Pensavo che i seguaci di Allah fossero ancora più chiusi di mio padre e dei miei fratelli. Invece no, loro parlano tra loro dei loro segreti più intimi. Si scambiano consigli perfino su come baciare un ragazzo ed io non posso nemmeno dir loro di quanto male sento dentro la pancia durante quei quattro o cinque giorni del mese. Non posso perchè mamma dice che sono cose mie, che nessuno può rubarmi l’anima. Forse loro mi potrebbero aiutare, magari hanno amiche che hanno avuto il mio stesso problema e l’hanno risolto. Ho sentito addiruttura parlare di una medicina, ubu.. prof.. ibufro, mannaggia non lo ricordo più che nome hanno detto alla radio. Le rivedrò la settimana prossima, avrò di certo che da chiedere.

Ma adesso non mi importa di quei pochi giorni al mese. So di essere ancora piccola ma voglio pensare a tutti i giorni del mese. Tutti i mesi di un anno e tutti gli anni della mia vita. So che ho sbagliato ad andare via di casa ma voglio dire a mio padre che l’ho fatto per amore. Si, ho capito a diciassette anni che cosa vuol dire amare un ragazzo e sono sicura, sicurissima del fatto che riuscirò a farlo capire anche a mio padre. Ieri sera, mentre per la prima volta abbiamo dormito sotto lo stesso tetto, lui mi ha detto che si può far finire tutto ma non il sentimento che lega due persone. Sono state queste parole ad avermi dato la forza di tornare a casa e spiegare a loro cosa voglio fare della mia vita. Devo tornare a casa perchè nonostante mio padre possa sembrare cattivo mi ha dato da mangiare per diciassette anni della mia vita, glielo devo.

Oh, eccolo li mio padre. Ma perchè mi gira le spalle? Si sarà arrabbiato. Ok, aspetto qui non ti preoccupare.

Non vedo l’ora di poterglielo dire.

Ma perchè c’è tutta quella gente? Ehi, non mi spingete… Ahi, mi hai fatto male. Lasciatemi spiegare…

Il mio naso, sangue. Mi manca il respiro… papà ?

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