Archive for April 21st, 2007

Milazzo, ore 9:00. Seduto in un bar del porto degusto un cappuccino. Si, lo so, in questo momento la caffeina non mi giova affatto. Accanto a me c’è mia madre e ambedue abbiamo lo sguardo verso l’uscita. Vediamo il porto e le persone passare.

Passano le persone, camminano, telefonano, pensano. E chissa che cosa muove loro, cosa da la forza di fare ciò che fanno. Ad un certo punto sia io che mia madre guardiamo una coppia con due figli, un maschietto ed una femminuccia. Il primo ha delle buste in mano e scivola, arrivando per terra. Piange, come avrebbe fatto un qualsiasi ragazzino e, forse, come avrebbe fatto chiunque si fosse trovato in una situazione parimerito dissociata da ciò che è la normalità , lo stare in piedi. Il padre, uno sulla trentina, lo afferra di forza e lo fa rialzare. No, non lo fa per sincerarsi delle sue condizioni lo fa per colpirlo a sua volta con un pugno. Un pugno in testa che fa del povero ragazzino un ammasso di carne che plana sul cordolo del marciapiede. Sbatte con la testa e rimane li fermo, la madre impietrita la sorellina pure.

Dal mio tavolo, obbedendo ad una delle più forti leggi della coscienza, mi alzo e mi dirigo verso il mostro. Sento il sangue pompato lungo il corpo e, proprio come un pilota in accellerazione di gravità , tutto attorno a me si sfoca. Vedo solo quel bastardo che ha sferrato un pugno in testa al suo bambino talmente forte da farlo atterrare un metro più avanti. Qualcuno si accorge di me, forse perchè non vedendo più nulla ho dato una spallata per farmi largo tale da destar l’attenzione. Mi sento bloccato all’uscio del bar. Sento mia madre che mi tiene per il braccio e quel porco che guardandomi raccoglie le carte. Il bambino è abbracciato alla madre, piange. La sorellina non si è mossa di un centimetro e fissa il punto ove, soltanto pochi secondi prima, giaceva il bambino.

Il sangue smette di martellarmi il cervello. Attorno a me c’è un gruppo di persone che mi guardano non capendo, loro non avevano visto nulla. Spiego farfugliando cosa era accaduto solo dieci secondi prima, indico quella belva che nel frattempo se ne sta andando via. Scompare nel marasma dei turisti che, di sabato, si imbarcano per le Isole Eolie.

Adesso, dopo oltre un’ora mi pento di non aver picchiato a sangue quell’orco. Mi pento di non averci provato, almeno per non sentire questo rimorso cane dentro di me che mi addita come co-colpevole dell’avvenimento.