Ne ho sentite di dichiarazioni in questi giorni rispetto a quanto è successo a Catania due giorni addietro. Ho sentito una indegna interpretazione del problema dello spiritato Sandro Piccinini secondo il quale “Non è necessario sospendere il campionato”. Grazie tante caro Piccinini il tuo padrone come farebbe senza il campionato? La sera del fatto tutte le testate citavano “Morto per nulla: stop a tempo indeterminato al calcio”, adesso già si parla di solo due giornate che, forse, manco ci saranno. Come fa la Nike, l’Adidas senza calcio? Alla fine è quasi meglio fare uno stop significativo, il minuto di raccoglimento potrebbe essere anche eccessivo.
Il mondo del calcio è malato. Banalità che tutti sanno, che tutti dicono ma che nessuno consapevolizza. Ma qui, cari miei, si parla di soldi, di imperialismo mediatico per cui fanculo se ci scappa il mondo. Facciamo due giorni di pentimento e profonda analisi e via di nuovo a macinare soldi.
Sento adesso, a “Quelli che il calcio”, che ciò che è successo a Catania poteva succedere in ogni altra parte: cazzate. Era il 2004, mi trovavo a Milano il giorno del derby. L’atmosfera era tesa e mi trovavo al San Siro non per guardare l’incontro ma solo per vedere lo stadio da fuori. Polizia spiegata dappertutto, ma clima non da guerriglia. Alla fine sentivo troppo freddo ed ho acquistato una sciarpa da un negozietto, una sciarpa del Milan. Ho girato dalle 18:30 alle 21:00 con questa sciarpa senza aver alcun problema. Un solo gruppetto di ragazzi mi ha detto “Meglio l’Inter…” sorridendo. Il mese scorso ero a Reggio Calabria, alla stazione. Incontro una persona del mio paese che aspetta il vagone con sua figlia dentro. Il treno ha due ore di ritardo perchè i tifosi, palermitani o catanesi (non ricordo), hanno sfasciato mezzo mondo. Un mio amico tempo fa ha visto un Messina-Reggina, ed alla fine dell’incontro si avviava verso casa. Paradossalmente dei messinesi, ipotizza lui, lo hanno affiancato con la macchina e hanno colpito la sua vettura con una trave di acciaio. Risultato: vetro distrutto, fiancata distrutta, viso sfregiato.
E’ paradossale che l’unica cosa sensata di questi giorni l’ho sentita da Max Giusti, un comico. Che in modo molto schietto dice “dietro a venti-trentamila tifosi girano venti-trentamila voti. Aizzare un sedicenne è semplicissimo e, in questo modo, lo fai crescere. Propaganda. Venti-trentimila biglieti di trasferta sono soldi che si spostano”.
E’ altrettanto paradossale, riportando e commentando quanto detto da Pippo Baudo intervenuto anch’egli a “Quelli che il calcio”, che il papa la cui figura mi frastaglia i coglioni pretendendo di obbligarmi a fare questo, a non fare quello, che pare non farsi mai i sacroSanti cazzi suoi non spende una parola per lodare una anima di Dio passata a miglior vita. Per colpa di uno stronzo, di uno stronzo che controlla un gruppo di stronzi o di un gruppo di stronzi.
Non so se effettivamente questo tipo di violenza e stupidità sia un fenomeno particolarmente meridionale, so solo che ancora una volta devo vergognarmi di essere siciliano. Una volta a Milazzo ho assistito ad una “brillante” conversazione tra un ultrà messinese ed un altro indigeno:
- “Compare gli abbiamo spaccato tutto… le sedie… le recinzioni… almeno un paio di milioni di danni li abbiamo fatti! Ed ovviamente nel raccontarlo era colmo di orgoglio e soddisfazione. Senza parole.
Per il resto il campionato non si fermerò mai troppo a lungo: troppi i soldi in ballo e soprattutto a breve nessuno se ne ricorderà più. Ciao.
E’ sempre la solita storia, bisogna che ci scappi il morto affinchè la società faccia finta di interrogarsi riguardo ai “mostri” che partorisce. Il problema è che il calcio è stato caricato di troppi interessi economici e che lo si è reso onnipresente sulla stampa e sulle Tv, astraendolo dalla dimensione sportiva e trasportandolo in una parallela in cui è quanto di più importante si possa immaginare. Così, visto che “l’industria pallone” fattura ogni anno cifre da capogiro e che tali cifre per la maggior parte provengono dalle tasche di questi idioti che vivono di calcio e vanno negli stadi a sfasciare ogni cosa e a menare le mani, chi muove i fili di tutto – cioè i presidenti delle società e i padroni delle Tv (e a volte le due figure coincidono…) – non fa nulla per emarginare questa gente e per tenerla a distanza da uno sport che avrebbe solo da guadagnare dal loro allontanamento, poichè questo confliggerebbe con i loro fini economici.