Ieri leggevo su “Magazine”, allegato del Corsera, l’opinione di Panebianco riguardo ad una tra le cose buone che il precedente governo aveva fatto, cancellata dall’attuale maggioranza: l’inappellabilità dell’assoluzione in primo grado. In sintesi egli sostiene che i tre gradi devono andare “a favore dell’imputato il quale una volta riconosciuto innocente in primo grado non è più esposto alla gogna mediatica, o ai disagi economici che altri due stadi della giustizia comportano”.

Immaginiamo che io sono imputato di un illecito, la cui valenza si ascrive nel penale. Un tribunale mi giudica ed io chiamo un illustre avvocato, un fittizio Caprella, per difendermi. Caprella mi difende molto bene e alla fine le richieste dei PM non vengono esaudite: sono innocente. Con l’inappellabilità dell’assoluzione il processo finisce li, sono a tutti gli effetti innocente vuoi perchè il fatto non sussiste, vuoi perchè non ho commesso il fatto, vuoi qualsiasi altra cosa.

Immaginiamo che l’inappellabilità viene cancellata. Il PM si rivolge alla Corte d’Appello la quale istanzia un nuovo processo
. In questo processo emergono delle fonti che inequivocabilmente tracciano la mia colpevolezza. Ad esempio un teste mi ha visto consegnare contanti al signor Rossi, una verifica bancaria incrociata vede degli assegni versati nel conto dello stesso Rossi. Il giudizio, a seguito delle nuove fonti, è ribaltato: sono colpevole. Per cui giustizia è fatta..