A seguire il blog del Senatore Guzzanti pare che, qui in Italia, debba scoppiare un putiferio da un momento all’altro. Prodi “coltivato” del KGB, uccisioni a base di elementi radioattivi, trame da film di fantascienza anzichè di spionaggio. Grossomodo la tesi che vede l’attuale presidente del consiglio reo di essere invischiato in affari esteri poco leciti verte su due punti, antitetici tra loro.
- Romano Prodi è una spia. E c’è ben poco da dire sul termine spia in quanto tale attribuzione è coincisa per chi “ esercita lo spionaggio per uno stato straniero con il compito di carpire informazioni segrete spec. in ambito politico o militare: una s. dei servizi segreti, scoprire una s.” (Tratta dal Dizionario della lingua Italiana De Mauro)
- Romano Prodi è un bonaccione che ha fatto la spia senza esserne realmente consapevole.
C’è da dire che ancora gli accusatori, od i sostenitori del complotto, non si sono ancora messi d’accordo su quale dei due punti seguire anche perchè non sembrano esserci particolari indicazioni dall’ alto. Avrebbe potuto fare luce un dossier che comparve dieci anni fa nel quale si elencavano i rapporti tra il KGB ed alcune nazioni sovrane che, seppur non palesemente filocomuniste, avrebbero potuto essere collaboratrici del servizio segreto Sovietico. Il dossier è il famoso Mitrokhin dal nome di chi ebbe modo di redigere tali note che, soltanto decenni dopo, venivano visionate dall’intelligence inglese.
Paolo Guzzanti viene messo a capo di una Commissione di inchiesta Parlamentare che ha il compito di capire perchè tale Dossier non fu visionato dall’ Italia in tempi non sospetti e viene linciato, in modo mediatico, dalla stampa e dagli organi di informazione in generale. La sua figura è altamente compromessa in quanto, pare, che una intervista che tenta di diffamarlo in particoalre non ha un supporto on-the-record, ovvero risulta essere priva di un riscontro.
C’è un problema. Da non sottovalutare. Non è ancora partita la querela nè verso “La Repubblica” nè verso altri elementi fisici o giuridici, o perlomeno il Guzzanti non ne da notizia. La sua difesa è alquanto blanda e, con una citazione dal suo blog,
[...] è perfettamente inutile che io proponmga querela contro un giornale che mi diffama impunemente da anni, finché so che la mia querela andrebbe a finire sul tavolo di un signore che non fa mistero delle sue opinioni politiche. Io sono indifeso, in barba alla legge. Almeno per ora.
Per cui si configura di per sé un reato, che vede l’anonimo magistrato non fare l’interesse dello Stato ma l’interesse di questo o quel partito Politico. Segue che se qualcuno commette un reato contro la persona di un qualsiasi membro dell’attuale opposizione questo rimane impunito? Non penso proprio. Ma ragioniamo per assurdo: è vero la magistratura è totalmente deviata e non garantisce al Guzzanti la protezione, e l’equità che ogni cittadino Italiano dovrebbe avere. I giudici agiscono non con la costituzione sottobraccio ma con la tessera di un partito. Se fosse davvero così i signori che sono stati al governo per ben cinque anni, tra cui mi pare anche il Senatore in questione, cosa hanno fatto? La responsabilità civile, politica, istituzionale di sanare il cardine di qualsiasi stato di diritto, ovvero la Giustizia, non doveva venire prima della necessità di mettere mano a leggi ad personam che fluiscono in riforme radiotelevisive, depenalizzazioni varie e via dicendo. E di che si lamenta il Guzzanti?
C’è un ulteriore problema. Massimo D’Alema, nel suo mandato da Presidente del consiglio dei Ministri, volle fare chiarezza sul contenuto del dossier. Per cui la commissione stessa che motivo ha di esistere? Ma, anche questa volta, diamo per assurdo il fatto che tale dossier fosse stato, furbescamente, ignorato. Resta il fatto che una prima commissione avrebbe avuto, come ordine del giorno, il compito di verificare se tale mucchietto di fotocopie fosse realmente autentico. Pare, infatti, che Mitrokhin fosse sorprendentemente antisovietico, nonostante il suo passato, ed è assodato che in quella che definirei “guerra fredda preventiva” i Russi amavano dire in giro di avere conoscenze ed appoggi con questo o con quello.
Passiamo a “La Repubblica”. Guzzanti si scandalizza che i due giornalisti, Bonino e D’avanzo, chiesero informazioni sulla sua persona. Afferma che volevano montare una intervista che parlasse direttamente di lui. Repubblica è un giornale che, per bocca del direttore Ezio Mauro, si colloca nettamente a sinistra per cui dove sta il reato se due inviati cercano notizie sul movimento, e su uno dei suoi esponenti, per fare uno scoop? Vediamo di fare un pò più di luce sul fatto: cosa dice Limarev?
Dall’articolo del blog di Guzzanti
And I told them: no! I’m not interested to make it public because I’m nodody in this case [...] Second thing, I told them I never want to be messed in any kind of political troubles in Italy.
Limarev afferma di non essere interessato a rendere (cose) pubbliche e, per seconda cosa, non vuole essere messo in mezzo ad affari politici in Italia. Da qualunque parte politica. Per cui non ha mai parlato con Bonini e D’Avanzo di questioni intime all’Italia, specialmente di cose inerenti al Senatore. “La Repubblica” ha fabbricato l’intervista? Facciamo rispondere direttamente Guzzanti che soltanto qualche tempo prima , riportando in un articolo le frasi dello stesso incontro con Limarev, dice quanto segue
Dall’ articolo su Panorama.
«A Carlo Bonini e Giuseppe D’Avanzo avevo detto soltanto che Scaramella mi tormentava e che dietro di lui avevo visto in azione Guzzanti a Napoli e a Roma».
E’ Limarev tra le virgolette per cui qualcosa ha detto ai giornalisti. Non ha risposto picche alla domanda dei due ma, tuttavia, si dispiace poichè in una passata occasione Scaramella, che è un consulente della Commssione preseduta dal Senatore, gli presentò un falso Guzzanti in un albergo di Roma. Ora se qualcuno va in giro con una copia di me stesso io ci rimango male, mi viene da pensare. Perchè Guzzanti, invece, non dice nulla a rigurdo?
E poi perchè soltanto qualche settimana prima, il senatore di Forza Italia, dice:
Ma, come sempre ho detto, ho fiducia nella magistratura.
Mi aspetto dunque che la procura di Roma indaghi in fretta e faccia qualche arresto alla svelta: non è forse il nostro il paese in cui si va diritti in galera per calunnia aggravata? E allora coraggio: avete il calunniato e avete la calunnia.
E’ bastata una sola settimana a far cambiare idea?
Torno a ripetere che, nel gergo tecnico, il povero Guzzanti è finito ad essere un trombato politico. E’ solo, e cerca di creare una patetica Rivoluzione Italiana nel tentativo di avere uno scudo di opinioni che verte sulla sua persona. Lascio questo post, con una domanda in evidenza: scommettiamo che, al pari di Capezzone, di Adornato, di Cirami, di Follini anche del Guzzanti a breve non se ne saprà più nulla? Piccolo pensiero personale, magari mi sbaglio…