In questi giorni si è aperto un interessante dibattito che concerne una realtà radicata da millenni nel modo di vedere la famiglia: il cognome della prole. Da sempre, perlomeno negli stati occidentali, è scontato che la figlia od il figlio prende alla nascita il cognome paterno. In realtà ancora più distinte il nome del primogenito viene assegnato in base al nome del suo nonno paterno. La società occidentale è fortemente patriarcale a differenza di quanto avviene in alcune regioni dell’ Africa centrale dove il fulcro della famiglia è, invece, la donna.

Io sono convinto che quella di poter assegnare, legalmente, il cognome della madre, del padre o di ambedue alla prole sia una ottima proposta. Dal punto di vista strettamente biologico il bambino è l’eguale frutto del lavoro di un padre e di una madre per cui non vedo il motivo per il quale soltanto il primo deve essere “onorificato”.

Molti sostengono che in questo modo si annichilisce la famiglia, io non credo che ciò sia vero. La famiglia non è determinata esclusivamente da un cognome che altro non è che una serie di lettere. La famiglia è l’insieme delle relazioni tra individui che, non per forza debbono essere parenti in senso stretto. Perchè usare la frase “Sei come un fratello” o “Sei come una sorella” quando si vuol comunicare ad un amico o ad una amica che è speciale? E in quelle persone dove scorre lo stesso sangue ma, se solo potessero, non ci penserebbero due volte a farsi del male? L’appartenenza ad una famiglia non è, secondo me, una questione di cognome.

Non si potrebbe, però, filtrare la tanto famosa quanto sventurata definizione di “figlio di famiglia perbene”. In quanto se i Rossi sono dei nobili è probabile che si incrocino con i Bianchi, anche loro nobili, per cui il figlio sia che si chiami Mario Rossi che Mario Bianchi che Mario Bianchi Rossi porterà con se la nobilità del cognome.

Il problema maggiore di questa scelta può essere individuato nella esponenziale crescita dei cognomi a seguito delle generazioni. Ma chi impedisce, anche qui, di operare una scelta in modo da conservare un cognome paterno ed uno materno?

2 Responses to “Cognomi”

  • La soluzione è semplice: basterebbe fare come da sempre fanno in Spagna. Lì, ogni bambino riceve sia il cognome materno che quello paterno e poi, eventualmente, se da adulto ritiene che due cognomi siano un ingombro, decide quale dei due usare prevalentemente. Il cognome che l’adulto userà sarà quello che trasmetterà ai suoi figli. Dunque, anche in generazioni successive, i cognomi sono sempre e solo due, non si moltiplicano. Tra l’altro, questa prassi scongiura, o per lo meno rende meno frequente, il fenomeno dell’omonimia. Ad esempio, uno dei cognomi più diffusi in Spagna e nei paesi ispanoamericani è Garcìa. Mettiamo che uno si chiami Pedro, (o Marìa, nel caso di una donna),ciò comporterebbe l’avere un’infinità di omonimi. I Pedro (o le Marìa) Gracìa in Spagna sono un numero potenzialmente infinito. Invece, se il tale Pedro Gracìa ha un secondo cognome,(quello materno), molto meno comune del primo, può optare per l’utilizzo di quello e risolvere il problema alla radice.
    Non è per niente una cattiva idea se ci si riflette un po’, non trovi?

    P.S. Il famoso progetto sta lentamente naufragando per mancanza di collaboratori…
    Tre sono troppo pochi. Anche perchè non vorrei che diventasse una cosa troppo onerosa riuscire a tenerlo sempre aggiornato, nè vorrei che togliesse del tempo agli altri blog di ognuno di noi.
    Aspetterò un altro po’, poi deciderò che fare.

  • Bra says:

    C’è chi difende a “lingua tratta” questa immagine irreale e iperuranica della Famiglia, ma voglio sperare non ci credano davvero. Sinceramente posso capire chi mostra dubbi sulla legittimità dei Pacs ad esempio, ma non capisco cosa questa gente ci veda di negativo per la famiglia nel poter scegliere il proprio cognome. Io credo che a dover scegliere dovrebbe poi essere il bambino/bambina…

    Firmato: uno di quelle realtà “più distinte”.