UPDATE: Lo dovrei rileggere!
Qual è il mercato che, negli ultimi decenni, si è espanso talmente tanto da meritare una precisa classificazione nei “breviari” dell’economia? Il settore videoludico che, ed è facile intuirlo, si occupa di tutti i titoli di intrattenimento sia per console (Playstation, XBox, Nintendo) sia per PC.
L’immagine del videogicatore è radicalmente cambiata; basti pensare al fatto che soltanto un decennio addietro il profilo del gamer era ben presto definito: un ragazzino brufoloso che passa ore davanti alla playstation. Oggi, invece, la situazione è differente? Decisamente si. Innanzitutto, oltre ai ragazzini, giocano anche le ragazzine. Ed anche i loro genitori. Il videogioco è, dunque, un mezzo talmente vasto da spingere una intera industria, che usando un termine tecnico definirei settoriale, a produrre sempre nuovi titoli.
Sorge una domanda: cos’è un videogioco? Non è semplice definirlo, proprio perché essendo un campo molto vasto, di conseguenza, anche la definizione dovrebbe abbracciare un consistente numero di punti. E, probabilmente, a noi, nemmeno interessa. Già perché dire “un videogioco è un coso nel quale tu muovi un personaggio a destra a sinistra e combatti contro alcuni nemici” rende perfettamente l’idea. È importante che in quel coso muovi un personaggio, generalmente in un mondo tridimensionale.
Il 3d è fatto da “poligoni”, anzi triangoli
Cos’è la tridimensionalità? Senza scomodare i fisici, che aggiungono altre due o tre dimensioni a quelle che noi già conosciamo, possiamo dire che un sistema tridimensionale è un sistema dato dalla possibilità di inserire in esso dei punti o degli oggetti nelle tre dimensioni che conosciamo. Traducendo il tutto in un linguaggio matematico assumiamo che un sistema si definisce tridimensionale quando un qualsiasi punto, in esso contenuto, possa essere individuato da tre coordinate (x, y, z).
Quando la playstation fu presentata al mercato, ero sbalordito dalla capacità che aveva il sistema grafico di gestire oltre 300.000 poligoni. Un poligono, secondo una basilare nozione di geometria, è una figura data da una porzione bidimensionale, ovvero a due dimensioni, dello spazio idealmente contenuto da una linea chiusa.
Immaginiamo un campo da calcio; il poligono di gioco sarebbe il rettangolo delimitato dalle linee che passano da una bandierina del corner ad un altra. La playstation, dunque, poteva muovere 300.000 poligoni, ad esempio rombi, rettangoli, triangoli, esagoni, pentagoni? No, il termine poligono si riferisce esclusivamente al triangolo.
Il triangolo è l’unità di misura della grafica tridimensionale. È l’equivalente del secondo, per la misurazione del tempo, del metro, per la misurazione della lunghezza e via dicendo. Dunque un campo da calcio è idealmente formato da due triangoli, i cui angoli posano su tre delle quattro bandierine. Sembra un assurdità dover sprecare due vertici per fare ciò che potrebbe essere fatto con quattro vertici (2 triangoli = 6 vertici, 1 rettangolo = 4 vertici). Eppure, non è così. Perché?
Immaginiamo un triangolo con i lati colorati in nero. Possiede tre vertici, giusto? Immaginiamo una stanza vuota, con le pareti bianche, e posizionamo in modo casuale questo triangolo. Ovvero ruotiamolo, spostiamolo, alziamolo e allontaniamolo. Per ogni singolo vertice quali sono le tre coordinate che descrivono la posizione? Le abbiamo già incontrate: x, y e z. A noi, esseri umani pensanti, verrebbe semplice colorare idealmente il triangolo, ad esempio di rosso. Altrattanto semplicemente immagineremo un quadrato, un pentagono e via dicendo. Ma il computer? Come potrebbe risolvere la questione? Facciamo finta di essere un elaboratore, le istruzioni sarebbero queste:
Istruzione -> Crea un poligono di tipo pentagono con coordinate 1,1,1; 2,2,2; 3,3,3; 4,4,4; 5,5,5. Risultato -> Fatto. Istruzione -> Adesso colora di rosso questo poligono. Risultato -> Mhh, vediamo. Abbiamo detto che è un pentagono, dunque devo vedere la geometria e calcolare quali punti, nello spazio colorare. Istruzione -> A che punto sei? Risultato -> Un attimo, sto vedendo quali punti colorare. Sto colorando sopra la base. Non è semplice.
Vediamo un fanta esempio, supponiamo che l’elaboratore gestisca soltanto triangoli.
Istruzione -> Crea un poligono di tipo triangolo con coordinate 1,1,1; 2,2,2; 3,3,3 e coloralo di rosso Risultato -> Di tipo triangolo. Semplice, sono specializzato nel fare questo. Istruzione -> A che punto sei? Risultato -> Fatto. Istruzione -> Bravo. Risultato -> Grazie.
Tanto più un elaboratore, o per meglio dire un processore, è specializzato nel compiere una sola azione tanto prima la esegue. In fin dei conti questa è una nozione di biologia del primo anno. Le cellule umane sono quasi tutte specializzate nel fare una cosa: quelle dei muscoli nel contrarsi, quelle delle ghiandolo nella secrezione di sostanze, quelle dell’occhio nella ricezione delle onde luminose. Se ogni cellula sapesse fare tutto probabilmente, noi esseri umani, non saremmo altro che delle amebe gelatinose di 80Kg. E non potremmo leggere questo piccolo tutorial.
Se non siete ancora convinti del fatto che un triangolo è un poligono migliore di qualunque altro ho una domanda fa farvi. Se posso creare un rettangolo utilizzando due triangoli, quanti rettangoli mi servono per creare un triangolo? E per creare un cerchio?
Una scena tridimensionale
Una volta compreso che il triangolo è l’unità base della nostra scena tridimensionale dovrebbe essere facile capire che un qualsiasi oggetto, e di conseguenza una scena intera che è formata da più oggetti, non è altro che un insieme di triangoli. Un mattone possiede sei facce, ovvero sei quadrati. Rappresentare un mattone, nella maniera più semplice, vorrebbe dire trasformare la sua geometria in dodici triangoli. Cento mattoni vengono rappresentati da 1200 triangoli. E cento mattoni formano un muro che è parte di una scena tridimensionale.
La quarta dimensione: il tempo
Ancora adesso, un videogioco, si dice che va “a scatti” quando le immagini non vengono rappresentate fluidamente. Questo può succedere per una infinità di motivi, specialmente nell’ambito del PC. Ad esempio poca RAM o un processore grafico che non è abbastanza potente per gestire la complessità della scena e degli effetti ad essa applicata. Torniamo indietro ai circa 300.000 poligoni mossi dalla playstation 1 ed introduciamo la quarta dimensione, ovvero il tempo. Già perché quel parametro, ovvero quelle migliaia di poligoni, va riferito in un intervallo di tempo pari ad un secondo. In genere un “video” viene percepito fluido quando, in un secondo, vengono rappresentate 24 immagini.
Facendo un rapido calcolo scopriamo che in un intervallo di un secondo devono essere create e visualizzate 24 immagini, altrimenti il cervello percepisce che la scena si muove in modo poco fluido. I 300.000 poligoni devono essere, come minimo, diviso per 24 immagini. In altre parole in un secondo ci sono 24 frames (frame, in inglese vuol dire proprio immagine o fotografia) e, pertanto, un sistema capace di muovere 300.000 triangoli per secondo può per singolo frame, gestire 12500 triangoli. Abbiamo visto che cento mattoni si traducono in 1200 poligoni. Mille mattoni sarebbero 12.000 poligoni. Se alla playstation venisse chiesto di renderizzare, ovvero di provvedere alla costruzione della scena ed applicare gli effetti (che vedremo in avanti) con 1000 mattoni, non ci sarebbero problemi. La scena sarebbe molto fluida.
Qui può nascere un equivoco. Immaginiamo di giocare ad uno sparatutto in prima persona, ovvero un first person shooter (FPS), nel quale vediamo la nostra mano impugnare un’arma (questo costava ai tempi della playstation circa 100 triangoli). Se fosse così un intero livello dovrebbe possedere circa mille mattoni? Ovviamente no! I mille mattoni sono quelli visualizzati, in quel frame, dal punto di vista del videogioco. Se portiamo il nostro personaggio di fronte ad un muro, tutto ciò che c’è oltre il muro (anche milioni di triangoli) non viene visualizzato. In altre parole al processore non viene chiesto di fare i complessi calcoli per stabilire la posizione di ciò che non viene visto. Questo, tecnicamente, viene definito clipping.
Più triangoli = più definizione
Vi ricordate quando, giusto poche righe addietro, vi ho detto che un campo da calcio potrebbe essere formato da due triangoli? È vero, ma solo in parte. I poligoni non sono entità a sé stanti, ma possono essere processati per poter essere affiancati a degli effetti. Facciamo un passo avanti e diciamo che, nel nostro campo di calcio, c’è un pallone che proietta un’ombra in base alla posizione dei faretti e della posizione relativa al campo. Come viene applicata l’effetto ombra al poligono? Se, dopo aver calcolato la proiezione dell’ombra, il poligono deve “scurirsi” lo farà. Ma se in un campo abbbiamo soltanto due poligono, cioè un area molto vasta, è molto probabile che l’ombra ricadrà su ambedue i poligoni. O su uno solo, ipotizzando che il pallone sia esattamente al centro rispetto alla linea di fondocampo. Se il campo fosse formato da cento triangoli, soltanto sei o sette, ovvero quelli adiacenti al pallone sarebbero più scuri, simulando l’ombra, rispetto a quelli più chiari, dove l’ombra non è proiettata.
In realtà quello dell’ombra è un discorso puramente speculativo poiché questa viene riprodotta, come vedremo più avanti, con una texture applicata. È proprio l’applicazione della texture del terreno di gioco, ovvero dell’erbetta, a creare potenziali problemi. Ma, adesso, questi argomenti potrebbero confondere.
Ho aggiornato il mio profilo facebook
Nasco ventisette anni fa in un ospedale di Messina, e già questo è un miracolo. Credo in Dio fino a nove anni, poi mi basta sperare in Mazinga Zeta. Scuole Medie brillanti, superiori un po’ meno. Università non ne parliamo. Gran burlone fino ad oggi, ma da domani smetto. Lo giuro su Berlusconi.
Nella vita sono sempre stato sobrio, anche nel vestire. Non mi vedrete mai in giacca e cravatta, neppure il giorno del mio funerale. (La foto del profilo è un abile montatura con photoshop).
Costruisco siti, ma senza concessione edilizia. Di questi tempi… Efficiente come la Multipla nella galleria del vento. Dinamico come un bradipo sotto effetto di anestetico. Tutti dicono che sono intelligente ma il solitario di Windows rivela il contrario. Dicono anche che sono simpatico e spiritoso, ma quelli di Zelig tardano a farsi sentire.
Suono il piano, mi arrangio con le chitarre, due anni di strumenti a fiato ma da qui al disco d’oro ancora ce ne passa.
Esperto di sicurezza informatica. Se prendo un computer in mano è una sicurezza il fatto che non funzionerà più. Hacker “buono”, un po’ come il colesterolo ed alcuni trigliceridi (a proposito, in realtà sono triacilgliceroli).
Biologo improvvisato, cane per vocazione.
Tante cose da fare, progettare, perfezionare… questa si che è vita!
Secondo me è stato un grave errore quello di far morire la love parade. Quando ero più piccino e armeggiavo con i primi sintetizzatori e facevo del cutoff e del band-pass la mia ragione di vita la love parade rappresentava una istituzione. Adesso non parteciperei neppure pagato ma ciò non toglie che è un evento. Il fatto che siano morte tante persone non penso basti per gettare nel dimenticatoio questa “manifestazione”, quante persone perdono la vita nel mondo del calcio?
Guardavo fino a pochi secondi fa, ammaliato, il monitor di questo computer. Mi sembrava di vedere l’essenza stessa della vita. Una piccola capsula che concentrava, nel suo infinitesimo, la risposta per la domanda più arcaica: cosa ci facciamo su questo mondo? Sembra strano, sono una persona che ha fatto della biologia la propria scelta di vita. Eppure quel piccolo “ammasso di cellule” mi ha sbalordito.
Ho visto migliaia di volte, dietro ad un microscopio, quelle piccole cellule crescere. Mi sono sentito quasi Dio, a sbirciare nella intimità di quella “piccola cosa”. Quei tessuti che derivano da due cellule. Una fusione che i testi definiscono sessuale. Quel piccolo batuffolo cresce, cresce. Diventerà un giorno adulto. Si piegherà alla vita, si rialzerà e poi, con il proprio seme, darà origine ad un altra vita. E mi immagino un’altro Fabrizio, dietro a quale altro fantascientifico monitor rimanere intontito di fronte a quell’evento e scrivere: «Guardavo, fino a pochi secondi fa, il monitor di questo computer».
Cinque minuti fa, per la prima volta, ho visto sbocciare le fragole di Farmville. Quanto le raccolgo, va!
«Che differenza fa se lo prendi ora o tra due giorni?»
Diciamocelo, a volte noi maschietti abbiamo bisogno di queste soavi parole pronunciate dalla dolce metà. Questo perché, di fronte alle scelte, ci piace essere consigliati. A me serviva un netbook. Sarà perché ci lavoro, sarà perché mi piace la tecnologia, quello del netbook era un regalo che mi volevo fare da anni.
Passo un attimo da un graaaaaaaande centro commerciale e, zac!, avvisto il mio prossimo netbook. Molto prossimo visto che, lette le specifiche, e dopo quattro chiacchere con il commesso (questa volta preparato), dal mio conto sono stati prelevati quasi tre centoni.
Tutto sommato è una bomba… Sbav! C’è pure spazio per una partizione GNU/Linux che di questi tempi non guasta mai. Avvio la, pallosa, procedura di installazione di Windows 7 e mi godo il mio bel netbook. Va una meraviglia. Sette ore sfiorate di utilizzo senza toccare il caricabatterie.
Stasera, dopo aver installato OpenOffice, Inkscape (anche se è chiedere un po’ troppo ad un Atom), Firefox e disinstallato MsOffice, i giochi shareware in bundle… ZAC! Si rompe il tastino DEL. Che per me, che faccio errori di continuo, è fondamentale.
Domani passo dal graaaaaaaaaaaaaande centro commerciale. Farò tesoro della mia esperienza da cane commesso della Grande Distrubuzione per far valere le mie ragioni.
(Inutile, ogni volta che passo da un luogo vagamente sacro, me ne succede sempre qualcuna)
(da non intendersi al massimo della serietà!)
Sono le due di mattino. Tre caffè presi manco fossero stati prescritti dal medico. Ho finito con quei funghi del cavolo e non ho sonno. Vi racconto un po’ dei fatti miei. Se non vi interessa cambiate canale
(funghi del cavolo, una strana associazione simbiontica)
Nella mia vita lavorativa mi diletto con l’informatica. I millemila lettori di questo blog (due o tre in tutto, se considero anche Alessandro Paguro) conoscono certamente la mia “passione” per l’informatica. (La laurea in biologia è un diversivo, ovviamente. Qualcosa per tenermi impegnato). Oltretutto come il caro e vecchio Salvo F mi diceva, proprio l’altro ieri su FB, avere come lavoro la tua passione è il massimo della vita. È vero, a me piace risolvere problemi informatici. Perché se un bimbominchia ti si para davanti e ti chiede perché youporn non si avvia più, e ti paga pure, puoi perdere dieci minuti del tuo tempo. Se un tizio sulla mezza età ti cerca perché il computer non si collega al router (dal quale passerà il flusso di dati di youporn), questo ti pagherà per andare a casa dove tu gli suggerisci di accendere pure il router oltre al computer.
Però non è tutto rose e fiori. Spesso i computer contengono segreti che, inavvertitamente, scopro. Il 99% dell’assistenza al primo collegamento che faccio viene introdotta con un “il tecnico m’ha lasciato il modem, ma come si collega?”; la conversazione, subito dopo la celestiale apparizione dell’homepage di Google, continua con “ecco. ora… come si conoscono ì fimmini?”.
Capita anche che vado a riparare PC, nella maggior parte dei casi è l’alimentatore andato. La domanda che faccio è “lo usa molto il computer?” e la risposta è sempre “si si, scrivo lettere con wodd, poi lo uso per la banca”. La costante, in questi casi, è data dalla sudicia tastiera degna del mio miglior professore di microbiologia, e dal mouse dalla patina schifobiotica cresciuta a mo’ di tappeto. Una spiegazione per questi fenomeni biologici ce l’ho ma, anche in questo caso, tocca il discorso youporn.
Poi passiamo al lavoro di consulente, quello ci metto (seriamente!) l’anima. Credo fortissimamente nella new-economy, nel senso che secondo me il futuro è internet ed il suo scambio di dati. Faccio un esempio. Se consideriamo il DNA, quella strana doppia elica ripetuta miliardi e miliardi di volte nelle nostre cellule, alla pari di una mera informazione possiamo comprendere perché la riproduzione sessuata ha avuto così tanto successo in natura: si scambiano informazioni (genetiche) da più fonti (gameti). Ho una serie di siti che mi danno tantissime soddisfazioni e mi piacerebbe che anche altre persone potessero sfruttare quest’opportunità. Però tutti (fino ad ieri pomeriggio) mi chiedono: se faccio un sito guadagno da subito? Non funziona propriamente così, il primo ed il secondo anno, di norma, sono sempre perdite. Perché devi oliare il meccanismo, devi capire il mercato. Io ti posso aiutare, caro “cliente”, ma tu devi collaborare!
Cavolo, io agnostico che credo nei Contenuti. Alla fine anche questo post è un “contenuto” ed ha un suo “stile”. Un po’ reale, molto satirico. Insomma è un contenuto da blog, esagerato nelle descrizioni ma che ricalca una piccola realtà.
Tifo Olanda… da piccolo la nazionale olandese era considerata la più temibile, per questo, ancora oggi, mi da un senso di maestosità.
OOOKKK, basta basta… Lo ammetto! Sono rientrato su Facebook. (Cazzo mi piovo scorcie di collo da quando ho messo l’email e la password)

Perché l’ho fatto? Beh! Facciamo un passo indietro, esattamente quando definivo il popolare social network un “puttanaio”… Credo l’anno scorso. Da dove nasceva, onorevoli giurati, questa pesante definizione? Dal fatto che, da quanto mi si diceva, questo malefico tool serviva per farsi i cazzi degli altri. Ed è, sostanzialmente, vero.
Discussione tipica:
X – “Sai chi c’è su FB?”
IO – “NO”
X – “Adelverina”
IO – “Chi???”
IO – “La ex fidanzata del secondo cugino di Stefano, quello che giocava per la prociuccese di militanza nei dilettanti.”
oppure
Y – “Oh, ma lo sai che Elfrido ha chiesto l’amicizia a Gertrude”
IO – “Davvero?”
Y – “Si si, pensa te… Gli vuole soffiare la sorella al suo migliore amico”
IO – “E da cosa lo desumi?”
Y – “Dal fatto che gli ha chiesto l’amicizia”
Detto questo mi sono nuovamente loggato perché, semplicemente, mi andava di farlo! Nella real life sono abbastanza socievole, perché non usare un social network? Per la cronaca ho già usato, per lavoro, orkut e buzz e fanno cagare!
Sono ipocrita? Ehmm… avrei inventato una scusa per giustificarmi. Anche se è vero che vorrei fare un piccolo business con FB, ma questa è un’altra storia. Ho un blog, una miriade di siti, un’attività da moderatore in un importantissimo forum italiano e tante altre entità virtuali. Nella splendida catania, ho pensato ” Massi, ora rientro”.
Tutto qua. Magari tra un mese cambio nuovamente idea!
Pece&love!
In perfect isolation. Here behind my wall.
È da un po’ di tempo che ci penso. Inizio ad apprezzare anche la fase pre-gilmouriana dei Floyds. Quello che, dalla critica, viene considerato il momento ufficiale di declino della band. The Wall, in particolare, è stato accusato di essere l’album in assoluto più commerciale della storia dei quattro-cinque geni del rock-progressivo. È vero, invece, che in The Wall, il despota Waters, inizia a marcare il proprio terreno. Nuovamente testi cupi ma con un suono dry, non pastoso ed armonico come quello di TDSOTM. Nulla di banale. Perfino nella disarmante semplicità armonica di Another Brick in the Wall – Part two, o in Comfortably Numb non ci sono stravaganze tecniche, come gli orologi di Time o i soldi tintinnanti in Money. Se non fosse per l’assolo, in Comfortably Numb, che secondo me è uno tra i più belli di tutta la storia del rock, la melodia è molto semplice: Si minore, La maggiore, Do maggiore, Sol maggiore, Re maggiore ed ancora La maggiore. Ma quella progressione, quel suono… È vero anche che Comfortably Numb è stata adattata da Gilmour sui testi di Water ma… ok basta. Parlerei per decenni.
… I cannot put my finger on it now…
