Oggi dovevo partecipare ad un “seminario”, diciamo così. Orario previsto: 14 in punto. Parto da casa con un’ora abbondante di anticipo (in genere per arrivare in quel posto parto alle 13:20, oggi alle 12:45 ero già in macchina) ma, a causa delle avverse condizioni meteo, rimango bloccato più volte in strada. Un paio di chilometri prima della meta, grazie ad una folata di vento, un pezzo di ferro si ficca proprio sotto la mia ruota e mi fa fare un testacoda. La macchina si appoggia con il “culo” alla banchina; per fortuna soltanto un cerchio (in lega!) graffiato e un po’ di spavento.
Arrivo in aula alle 14:00 in punto e mi becco una cazziata madornale della relatrice. Di quelle che sfiorano il limite della querela, per intenderci. Anzi, probabilmente, di quelle che la oltrepassano. Motivo? Ai convegni si arriva sempre un quarto d’ora prima.
Incazzato come una belva, e un po’ spaventato dal, per fortuna, mancato incidente, le faccio notare che me la sono fatta a rotta di collo e ho calcolato un più che sufficiente anticipio. Se poi le divinità mi sono avverse è un altro discorso. Discussione animata, davanti a quel nutrito gruppo di persone che, con la lingua oramai secca, avranno pensato “questo è pazzo, si mette contro quella”.
Adesso, a mente fredda, comprendo di aver sbagliato ad alzare la voce, per difendere un residuo di diritto. Potevo semplicemente dire che mi ero intrattenuto fino a tarda mattinata con mignotte di ogni nazionalità, che ricopro comunque un qualche incarico istituzionale e che ero in ritardo perché ero giù al bar ad addentare un panino. Oh, se poi la relatrice non mi avesse creduto ricaricavo una montblanc e facevo firmare qualcuno.
Ma vaffanculo, Italia di merda.
Soltanto per dirvi che, dopo www.spinoza.it, DOVETE in assoluto visitare www.gavavenezia.it!
Gavagnin Marco, autore e ideatore del sito satirico è davvero un genio; un maestro della satira.
Sempre caro mi fu questo balcone
e questo muro che da tanta parte dell’orizzonte il guardo esclude
Febbraio, sono al pc e come al solito sviluppo software. Forse compro da ebay un monitor LCD, forse mi risparmio i soldi. O forse mi risparmio i soldi per una chitarra acustica, la Ibanez appena provata devo dire che suona bene.
Nel frattempo guardo fuori dalla finestra, leggermente aperta, ed un alone di vento caldo mi prende proprio in faccia. Strano questo tempo, oggi. Lo scirocco riscalda tutto ma ieri, dopo tanto tempo, finalmente spunta il sole che mi ha ricordato che tra un po’ di tempo sarà estate. Qualcuno mi ha detto che non è scirocco ma è libeccio, per me il vento caldo è sempre scirocco, indipendentemente da dove soffia. Oggi però il cielo è di un grigio nordico che quasi quasi mi fa impressione. Ne approfitto comunque per stendere i vestiti.
Mattinata tranquilla, niente di che, quella di ieri. Solite discussioni, solite vendite. Tutto solito. Ad un certo punto entra un tizio. Uno di quelli che, d’istinto, bollerei nella categoria “rappresentanti”. Giacca nera e cravatta marrone, camicia sul grigio. Puzza di sigaretta da fare schifo perché, ed è risaputo, la categoria dei rappresentanti è molto stressata e fa uso di nicotina perfino di tipo liofilizzata.
Cosa importante: accento non siculo.
“Buongiorno, posso aiutarla?”
“Si, mi serviva [NOME DELLA MERCE QUI]”
“Ehhh, veramente era su prenotazione, non è disponibile!”
“Ah, no? Beh, come di certo capirai dall’accento (risatina), non sono di qui, non lo posso mica prenotare”
“Mi dispiace, capisco. Non la posso aiutare allora”
“Beh, ma io so che il [NOME DELLA MULTINAZIONALE QUI] questo [NOME DELLA MERCE QUI] lo mette da parte, vero?”
“Si, appunto… da parte. Ma per chi l’ha prenotato! E non è il suo caso.”
A questo punto il misterioso rappresentante cravattato esce dalla tasca interna della giacca un rotolo di soldi, ne sfila un po’ a caso. Ad occhio e croce erano trenta o cinquanta euro.
“A me, come vede, serve proprio quel [NOME DELLA MERCE QUI]. Non le dispiace se ne prende uno da quelli prenotati? Potrà dire che c’è stato un disguido.”
“Spiacente. Non la posso proprio aiutare.”
Meno male che, nella cultura Italiana, i mafiosi siamo da sempre stati noi siciliani. Con quel gesto, parente di “ho un’offerta che non potrai riffiuttareee”, mi sa, che i ruoli si sono un po’ invertiti. Ed io, in questo tempo, non me ne sono ancora accorto.
In un sistema in ordine, uno qualsiasi, con un qualsiasi ordine, se si aumenta il disordine aumenta l’entropia. Facciamo un esempio: in una libreria ci sono tutti i libri in ordine di uscita di stampa. Si parte dalla Bibbia e si arriva, chessò, a Moccia. Quel sistema è in ordine, almeno secondo la dimensione della data di stampa. Se però mischio i libri aumento il disordine e, di conseguenza, aumenta l’entropia di quel sistema. Questa è una legge fisica. Altro esempio: quando parte il gran premio, tutte la monoposto sono in ordine ben preciso. Sono egualmente distanti l’una dall’altra. Dopo un giro questo ordine non c’è più.
Attenti, però: se considero, nell’esempio dei libri, la dimensione “numero di pagine” appare chiaro che, con ogni probabilità la libreria sarà in disordine. Allo stesso modo se per dimensione considero “preferenza di scuderia” allora, almeno secondo me, le vetture in partenza sono in disordine.
Questa, in soldoni, è l’entropia.
Ora mi spiegate una cosa? Se nel partito democratico, che è in disordine politico evidente, va ad entrare Di Pietro, che è ancora più in disordine, cosa succede? L’entropia aumenta o diminuisce?
Per chi non lo sapesse Paranormal Activity è un film realizzato con poco meno di 15.000 dollari. Negli Stati Uniti ne ha incassati oltre 40.000.000. Il genere di questa nuova produzione si interfaccia tra il reality-horror e la pellicola psicologica. Credo di non andarlo a vedere al cinema per due buoni motivi:
1) Non mi piacciono i film horror. Shining non m’ha fatto dormire per una settimana, The Ring mi ha lasciato profonde turbe psicologiche, mentre, pur traghettando nel limbo dei telefilm, la puntata “The mirror” di Amazing Stories mi ha fatto…vabbé lasciamo perdere.
2) Steven Spielberg ha guardato il film e, traumatizzato, ha dovuto interromperne la visione. Ok, stiamo, forse, parlando di Steven Spielberg che ha interrotto la visione di un film? È come, per romantico e gentile sillogismo, voler credere che Rocco Siffredi abbia interrotto una trombata per aver avuto paura di una vagina. O che Berlusconi… cavolo mi vengono soltanto sillogismi riguardanti il sesso!
Pensare che Spielberg, un regista stimato e famoso (ma anche criticato) nel mondo, si possa spavantare di fronte al frutto di ciò che è il suo stesso lavoro: una pellicola.
Se fossi cittadino bolognese e se Prodi si candidasse non penso avrei dubbi: lo voterei all’istante.
Armato di forza e di coraggio, e con una massiccia dose di caffè, stasera si inizia a finire. Esatto: si inizia a finire.
Ehm… ho dimenticato il telefonino a lavoro, per cui vi auguro, via blog, buone feste a tutti…
